Tabakalera presenta Computational Compost, un progetto che ripensa il futuro dell’archiviazione dei dati, guidato da Marina Otero Verzier in collaborazione con il Supercomputing Center del Donostia International Physics Center (DIPC).
Con l’adozione sempre più diffusa del Web3 e dell’intelligenza artificiale (AI), l’impatto ambientale dell’archiviazione dei dati è diventato una priorità assoluta nelle agende politiche e nei centri di ricerca accademici. Sebbene la metafora familiare del cloud ci faccia credere che le informazioni digitali siano eteree, in realtà sono supportate da architetture gigantesche che richiedono sempre più energia, acqua e materie prime ed emettono inevitabilmente calore e anidride carbonica.
Computational Compost affronta l’impatto ambientale dell’archiviazione dei dati e propone una sinergia tra tecnologia ed ecologia. Si tratta di un prototipo che utilizza il calore emesso dai computer che eseguono simulazioni dell’origine dell’universo per alimentare una macchina per il vermicompost con vermi vivi e microrganismi che prosperano su questa energia per creare un terreno fertile che sostiene la vita nella sua forma più primordiale. I corpi celesti e biologici sono legati da processi di metabolismo e fermentazione, decomposizione e rigenerazione, la metamorfosi che attraversa tutti i cicli della materia. Il prototipo è stato progettato da Marina Otero Verzier in collaborazione con Claudia Paredes Intriago, Fernando Fernandez Sanchez, Pablo Saiz del Río e DIPC (Txomin Romero, Silvia Bonoli, Raul Angulo, Jens Stücker).
Il prototipo Computational Compost viene presentato come un potenziale programma per il DIPC, che al momento reindirizza il calore generato dai propri supercomputer nel suo ambiente più vicino. Questo processo ha causato, ad esempio, la fioritura prematura del nespolo del Giappone. Compreso su scala planetaria, questo caso particolare dimostra dimensioni più insidiose, evidenziando l’impatto significativo che le infrastrutture digitali possono avere sui processi correlati al cambiamento climatico.
Il lavoro comprende un film diretto dallo studio di ricerca e cinematografia Locument (Romea Muryń e Francisco Lobo) e Otero Verzier, con protagonista il quipu MCHAP 0780, attualmente in mostra al Museo cileno di Arte precolombiana a Santiago. I quipu sono dispositivi di registrazione precolombiani utilizzati dagli inca che non siamo più in grado di decifrare, ma che offrono alcuni spunti per immaginare un altro futuro digitale. Oggi, gli esseri umani e l’intelligenza artificiale producono così tanti dati che non ci sarà più spazio per memorizzarli; stiamo accumulando informazioni infinite ma le risorse sono limitate. Il film è un invito a riconsiderare il rapporto tra i dispositivi di archiviazione e la memoria collettiva, evidenziando l’urgenza di ripensare criticamente le narrazioni del futuro digitale. Il progetto è parte della mostra Máquinas de ingenio. Jakintzen bidegurutzean, curata da Maria Ptqk e include altri prototipi degli artisti Laura MM, Amaia Vicente, Elsa Yranzo, e Quadrature. La mostra sarà visitabile fino al 4 febbraio 2024, al Centro internazionale di Cultura Contemporanea Tabakaler, a San Sebastián.
Computational Compost porta avanti la ricerca Future Storage per cui Otero Verzier ha ottenuto il premio Wheelwright 2022 assegnato dalla Harvard Graduate School of Design (GSD).
Link: www.tabakalera.eus