La galleria Luis De Jesus è lieta di presentare la mostra individuale dei nuovi lavori di Margie Livingston, intitolata Paint Objects, che resterà aperta dal 22 gennaio al 26 febbraio 2011. Sabato 22 gennaio, dalle 18 alle 21 ci sarà un incontro con l’artista, alla sua prima mostra individuale a Los Angeles.
Margie Livingston è da tempo apprezzata per i suoi quadri astratti che esprimono chiaramente l’interazione tra il modulo architettonico e il mondo naturale organico. Basati su modelli tridimensionali che costruisce nel suo studio, i suoi quadri traducono direttamente i fenomeni di spazio, luce, colore e gravità su queste strutture ibride in linee e righe di colori che sembrano sospese nello spazio. Ora, lasciando che il caso e la scoperta incontrino l’invenzione e l’ esperimento, la Livingston ribalta il processo solitamente utilizzato, usando la pittura per costruire oggetti. I suoi nuovi “oggetti di pittura”- fatti interamente di punti, strisce e strati di pigmenti di acrilico essiccato- ricercano le proprietà della pittura nelle tre dimensioni e rendono perfettamente l’idea di come la pittura possa essere utilizzata nella scultura. Con questa ulteriore trasformazione della sua tecnica la Livingston si è allontanata dall’illusione dello spazio per andare verso lo spazio concreto, costruendo oggetti che abbracciano due forme di espressione, la pittura e la scultura.
È la sperimentazione a guidare l’opera di Margie Livingston, talvolta per caso, talvolta per ispirazione. Per esempio, quando una pellicola di vernice si staccava dalla parete sulla quale stava testando un tipo di colla, la raccoglieva e la piegava come se fosse biancheria. Questa semplice azione domestica ha dato vita a Folded Painting, Small! (2009), la prima di una lunga serie. La semplice azione domestica di piegare questi pezzi di colore marmorizzato permette all’oggetto di oscillare tra il prodotto finito e una risorsa che aspetta di essere utilizzata. E quando un’altra opera in corso mostra molte crepe, la mette da parte finché non le viene in mente che potrebbe trattarla come se fosse un pezzo di legno e darle la forma di un cubo. Il risultato è stato il primo lavoro delle serie “paintblock”. La Livingston versa letteralmente litri di vernice sulle tele e le lascia asciugare per giorni, come se fossero barrette di frutta all’acrilico.
Ogni strato è fatto di molti litri di vernice acrilica, versata, spruzzata, colata e distribuita in modo espressionistico. C’è grande attenzione anche alle impressioni istantanee e alle associazioni, come quando la Livingston ha notato che i suoi occhi erano più attenti alle gocce di vernice sul pavimento del suo studio piuttosto che alla tela che stava dipingendo. È possibile che questa osservazione abbia portato a Room (2008), un’ unica fila continua di più di 3000 gocce di vernice allineate e incollate a livello degli occhi intorno a tutte le pareti della galleria. Anche se “Room” è un dipinto bidimensionale, ha trasformato la galleria in un dipinto in cui l’osservatore può entrare e camminare. In occasione di questa mostra la Livingston presenterà la seconda replica di Room.

Poiché la Livingston produce nuovi lavori e sviluppa nuove idee sulla pittura e sulla scultura, spesso lo fa confrontandosi con altri artisti. I suoi blocchi di pittura sono un motivo ricorrente nelle sculture minimaliste di Donald Judd, Carl Andre e Charles Ray, e i suoi dipinti piegati e arrotolati aderiscono alla scultura e ai lavori sperimentali di Linda Benglis e Eva Hesse, e anche alle strisce di colore di Barnett Newman. Questi lavori innovativi inoltre sfidano, sovvertono e ricontestualizzano l’opera di quegli artisti. Anche se i blocchi di pittura potrebbero sembrare delle sculture in legno, in realtà sono oggetti fatti con vernice acrilica. E anche i pezzi avanzati dai blocchi di pittura vengono riutilizzati. La Livingston li ricompone in strisce sottili che ricordano i pannelli lamellari. Perciò, le sue immagini, anch’esse parte integrante del processo e ricche di richiami concettuali, sono rappresentazioni di materie prime che hanno tutte le carte in regola per essere trasformate in nuovi lavori artistici.
Altrettanto affascinante è il modo in cui la Livingston classifica e rende femminili tradizioni artistiche solitamente considerate maschili, in particolare quella dell’ espressionismo e del minimalismo astratti. L’immagine della Livingston che solleva il dipinto dal pavimento richiama inevitabilmente Jackson Pollock. Qui la differenza è che dopo aver prodotto quasi una dozzina di questi dipinti senza tela, la Livingston distrugge letteralmente ciascuno di essi arrotolandolo e poi tagliando il tronco in verticale. Sarà una macchina a tagliare ciò è espressione individuale; un insieme di casualità, collaborazione e capacità culinarie focalizzano l’attenzione lontano dalla mano dell’artista e verso il processo in sé mentre, contemporaneamente, l’oggetto è chiaramente un prodotto finito concreto.
Margie Livingston ha conseguito la laurea in Belle Arti all’ University of Washington nel 1999 e ha ricevuto la borsa di studio Fulbright nel 2001, anno in cui ha vissuto e lavorato a Berlino. Ha inoltre ricevuto il premio 2010 Neddy Fellowship da parte della Benkhe Foundation e il 2010 Arts Innovator Award dall’ Artist Trust (istituito dalla Chihuly Foundation), il 2008 Artist-in-Residence al Shenzhen Fine Art Institute, e il 2006 Betty Bowen Memorial Award. È stata protagonista di mostre individuali e di gruppo presso la Greg Kucera Gallery, l’ Henry Art Gallery, il Seattle Art Museum, il Tacoma Art Museum, la SOIL Gallery, il Shenzhen Fine Art Institute, e l‘ Amerika Haus-Berlin, tra gli altri. I lavori di Margie Livingston fanno parte delle collezioni permanenti dello Shenzhen Fine Art Institute, del Seattle Art Museum, del Tacoma Art Museum, e di molte altre importanti collezioni pubbliche e private.
