KW Institute For Contemporary Art - Berlin
14 / 09 / 2014 –  11/ 01 / 2015

Rigged è la prima mostra ufficiale di Kate Cooper. La vincitrice di quest’anno del Schering Schering Stiftung Art Award ha realizzato un progetto ad hoc per il KW Institute For Contemporary Art, puntando al raggiungimento di un compromesso tra video e produzione fotografica.

Grazie all’utilizzo intensivo di tecniche CGI, fotografia commerciale e post-produzione, la mostra Rigged sottolinea il lavoro intrinseco nella creazione di immagini, prestando attenzione soprattutto alla posizione che il corpo femminile ha occupato nella storia della tecnologia dell’immagine digitale. Attraverso la creazione e la reinterpretazione delle immagini del corpo, Cooper si domanda come queste figure digitali potrebbero agire al nostro posto se fossero corpi reali, scaricabili e resi ultra-reali.

Cooper è interessata agli spazi fittizi delle immagini pubblicitarie universalmente conosciute, testa la nostra esperienza a riguardo e il nostro rapporto con esse, e perciò mette apertamente in discussione la concezione collettiva di genere e di lavoro che esse generano. Rigged esplora le nuove possibili connessioni fra i corpi e le immagini ed espone le tensioni tra la presenza e l’invisibilità. Mentre le immagini digitali diventano le nostre controfigure – figure costose ma ancora gratuite, che agiscono per conto nostro – il lavoro intrinseco in queste modalità di produzione si concentra nuovamente su un’economia di rinuncia. I nostri stessi corpi utilizzano una strategia di rifiuto e il camouflage come tecnica di sopravvivenza.

Come dichiara Cooper: “Nel nostro mondo post-rappresentazionale – dove le immagini sono spostate e viaggiano liberamente attraverso i network –  come possiamo rinegoziare un rapporto di sostituzione con le immagini, tingerle di potere, farle lavorare per noi?”

KW_KateCooper

Rigged mette in mostra lo stesso corpo umano come un prodotto commerciale; le figure grandi come un manifesto, per tutto lo spazio, si concentrano sul corpo come luogo per la comunicazione di idee, ricodificando e riconfigurando nuovi significati. Mentre le immagini presenti diventano inquietantemente realistiche, i doppelganger della Cooper circondano l’osservatore nelle loro pacate formazioni, e narrano il loro potenziale di illusione, più duratura della carne.

A cura di Ellen Blumenstein.


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