Stedelijk Museum - Amsterdam 
04 / 07 / 2015 - 08 / 11 / 2015

Lo Stedelijk Museum Amsterdam è lieto di presentare una mostra del network internazionale d’artisti d’avanguardia ZERO. Durante gli anni Cinquanta e Sessanta, questa nuova generazione di artisti fece esperimenti con materiali radicali e innovativi, e con i media. Testimoni di anni bui e pieni di pessimismo vissuti durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, i membri di ZERO lottarono per creare un nuovo futuro per l’arte. ZERO fu la più grande rete di artisti nella storia dell’arte ed era famosa per il suo ottimismo e dinamismo, e la sua grande energia.  

Nel 1962 lo Stedelijk fu il primo museo a ospitare una mostra di ZERO. Pochi anni dopo venne condotta una ricerca più esaustiva, Nul 1965, ampiamente considerata come uno dei momenti più importanti del movimento. Oggi, esattamente 50 anni dopo, lo Stedelijk è orgoglioso di presentare un’indagine storica che fa luce sulla modalità di ridefinizione del significato e della forma d’arte seguita dagli artisti della rete, compresi Armando, Heinz Mack, Henk Peeters, Otto Piene, Jan Schoonhoven, Günther Uecker, Lucio Fontana, Yves Klein, Piero Manzoni, Jean Tinguely e Yayoi Kusama.  

“Sono estremamente fiera che questa rete sperimentale sia strettamente connessa alla storia dello Stedelijk Museum e che, grazie a questo eccezionale progetto di ricerca, possiamo ammirare e apprezzare da una prospettiva più profonda e ricca la nostra straordinaria collezione di ZERO”, afferma Beatrix Ruf, direttrice dello Stedelijk Museum. 

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ZERO

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, e nei successivi anni bui della ricostruzione post-bellica, si costituì un gruppo di giovani artisti con lo scopo di creare un nuovo futuro per l’arte. Spinti dal desiderio di cercare nuovi modi radicali per fare arte, condivisero approcci ottimisti, sperimentali e pionieristici. Gli artisti di ZERO erano appassionati di tecnologia, materiali moderni, della forza della natura e del cosmo. Il movimento rifiutò l’astrattismo, di cui era piena l’arte di quel periodo, e l’idea tradizionale secondo cui il pittore usava il pennello per esprimere i propri sentimenti.

Gli artisti di questa rete crearono dipinti monocromi con colori brillanti. La gran quantità di monocromi bianchi venne vista come un’icona del gruppo, ma ZERO fece esperimenti anche con oggetti ordinari come unghie, batuffoli di cotone, piume, monete, pneumatici e cassette di birra. Produsse effetti spettacolari “dipingendo” con fuoco e fumo, scagliando frecce sulle superfici, tagliando la tela o usando superfici riflettenti che giocavano con la luce. Dotate di piccoli motori, le opere d’arte si muovevano, sferragliavano e addirittura esplosero. I lavori, creati con materiali tattili, come cotone e velluto, invitarono gli spettatori a toccarli. La partecipazione del pubblico era fondamentale nelle performance e negli eventi organizzati dagli artisti. Strade di città o vasti paesaggi fecero da sfondo a questi eventi.

Gli artisti di ZERO rappresentavano un “nuovo tipo” di artisti: indossavano giacca e cravatta, erano esperti strateghi dei media e avidi promotori delle opere e delle idee artistiche di ZERO. Grazie a loro è stato possibile conservare una gran quantità di documenti riguardanti performance, mostre e altri progetti. Durante l’esposizione, i visitatori potranno ammirare moltissimi schizzi, progetti, foto degli artisti in azione, video di performance e vecchi filmati televisivi che, insieme, danno vita alle idee di ZERO.  

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Progetto di ricerca e catalogo

ZERO: Let Us Explore the Stars rappresenta la conclusione di un progetto di ricerca di tre anni incentrato sull’importanza della rete internazionale ZERO. Intrapreso congiuntamente dal Solomon R. Guggenheim Museum (New York), la ZERO Foundation (Düsseldorf) e lo Stedelijk Museum Amsterdam, il progetto mirava a una miglior comprensione, ponendo domande come: come potremmo reinterpretare ZERO, andando oltre la sua immagine de “il movimento con i dipinti bianchi”? Dal progetto derivarono tre eccezionali esposizioni a New York, Berlino e Amsterdam, che proponevano di considerare ZERO come il pezzo mancante dell’avanguardia del ventesimo secolo.

La mostra è accompagnata da un vasto catalogo collettivo. La pubblicazione è a cura di Margriet Schavemaker, curatrice e capo delle ricerche e delle pubblicazioni allo Stedelijk, e Dirk Pörschmann, membro dello staff accademico della ZERO Foundation. Vengono inclusi anche saggi di Antoon Melissen, Johan Pas, Francesca Pola e Thekla Zell, oltre alla trascrizione di una conversazione tra Mattijs Visser e Daniel Birnbaum. 

Il grande supporto dei finanziatori dello Stedelijk Museum Fonds e l’ulteriore supporto da parte della Prins Bernhard Cultuurfonds ha reso possibile la realizzazione della mostra ZERO: Let Us Explore the Stars. Si ringraziano anche la Van der Vossen-Delbrück Fonds e la Straver Fonds, il Kunststiftung NRW, il Goethe Institut, l’Embassy of the Federal German Republic, Pro Helvetia, la Daimler Art Collection e l’IFA.


www.stedelijk.nl