Il più grande media arts festival della Germania dell’Est, conosciuto anche come il “Documenta della East Germany”, torna di nuovo presso il Volkspark Halle (Saale). Dal 6 al 10 di Settembre la Werkleitz Biennale presenterà circa 100 contributi internazionali di arte e cultura contemporanea, 30 opere d’arte, 13 programmi di film per un totale di 56 film, ma anche performances, lectures, tavole rotond e dj-events
Nel corso della scorsa decade, l’interesse generale per la religiosità e i fenomeni religiosi è sicuramente cresciuto. La settima Biennale di Werkleitz si intitola quindi “Happy Believers” per dare uno sguardo al concetto di religione e di credenza al giorno d’oggi.
“In cosa crediamo”? “Perchè crediamo”? Sono queste le domande centrali che hanno guidato la produzione dei lavori artistici presentati e che vanno ovviamente oltre il concetto di “credere” in senso stretto. Sono i benvenuti i visitatori della Church Congress, Zen-Buddisti, football fans, feticisti del brand e astrologi per hobby, tutti loro credono in qualche cosa di specifico.
Nell’epoca della globalizzazione, caratteristica per una religione patchwork è che la gente possa creare il proprio sistema di credenze, da fonti differenti. I lavori presenti alla Biennale, approcciano questo campo piuttosto complesso e delicato da diversi punti di vista: alcuni lavori investigano il fascino del credere e i momenti di felicità che può donare alla gente, altri invece esaminano in modo critico i molti modi in cui la religione è strumentalizzata.
Molti degli artisti saranno presenti durante i festival, questo perchè la Biennale prevede uno spazio per uno scambio intenso tra gli artisti stessi, i produttori di cultura e il pubblico presente.
La settima Biennale è curata da Anke Hoffmann, Solvej Helweg Ovesen, Angelika Richter e Jan Schuijren.
