La piccola cittadina di Bluffdale si trova nel deserto dello Utah, a pochi chilometri dalla capitale, Salt Lake City, ai piedi di una valle remota, circondata geograficamente dalle montagne Wasatch Range ad est, e da quelle Oquirrh a ovest.  E’ abitata da una delle più grandi comunità di mormoni della nazione, l'”Apostolic United Brethren”, che si rifugiò lì verso la metà del 1800 per mettere in pratica i principi del proprio credo: primo fra tutti la poligamia. Oggi la comunità conta più di 9000 membri.

Da qualche anno questa terra lontana dal resto del mondo sta segretamente ospitando altri pionieri. “A meno di un chilometro da Bluffdale, migliaia di lavoratori stanno gettando le basi per un nuovo tempio: un archivio così grande che costringerà a rivedere i confini della città. E una volta costruito, supererà di cinque volte la grandezza del Campidoglio degli Stati Uniti (1 milione di metri quadrati)”.

E’ la storia raccontanta e documentata su “Wired” Usa da James Bamford, giornalista investigativo e scrittore, esperto d’intelligence. L’archivio di cui parla non riguarda bibbie o altri documenti religiosi,  ma il centro di spionaggio digitale più grande al mondo che la National Security Agency sta costruendo a Camp Williams e che Bamford definisce come “Utah Data Center”.  “Server, esperti di intelligence e guardie armate faranno parte della nuova struttura”. Un progetto del valore di due miliardi di dollari, “pezzo finale di un complesso puzzle assemblato nel corso dell’ultimo decennio”, sottolinea il giornalista. Il suo scopo: intercettare, decifrare, analizzare e memorizzare vaste aree della comunicazione del mondo intero.

 

 

Un super computer di classe Exaflop (il più veloce mai esistito), sarà in grado di penetrare  i sistemi di cifratura più complessi e di contenere e decifrare yottabyte (ovvero quadrilioni di byte) di dati, permettendo così alla NSA di intercettare ogni dispositivo collegato a internet, compresi gli elettrodomestici di ultimissima generazione che possono essere controllati in remoto attraverso network di sensori o radio frequenze.

Attraverso i server dello Utah Data Center fluiranno tutte le forme di comunicazione: il contenuto completo delle nostre e-mail, conversazioni attraverso cellulari, le ricerche che effettuiamo su Google, così come trasferimenti di denaro, prelievi al bancomat, informazioni relative ai viaggi e agli acquisti di ogni genere. Segreti militari e diplomatici, documenti riservati, affari privati: sarà tutto decriptato. Perchè, continua il reportage su Wired, il vero interesse della NSA è il cosiddetto web profondo: “rubare i segreti classificati di un potenziale avversario”, in poche parole, “quelle comunicazioni  invisibili a chiunque altro che permetteranno di scovare terroristi, commercianti d’armi, agenti nemici, criminali che sanno bene come bypassare gli apparati protetti”.

Stando al rapporto di Bamford,  nessuno potrà più sfuggire al nuovo sistema di controllo globale. Saremo braccati, sorvegliati in ogni istante della nostra vita, non da un “Grande”, ma da un “Immenso Fratello”, a partire da settembre 2013.

Il rapporto però specifica dettagliatamente che le operazioni ebbero inizio nel 2001, quando la NSA diede il via ad una missione “senza mandato”, “insediandosi segretamente e illegalmente – scrive Bamford- nei principali snodi della rete di telecomunicazione americana”: e lo fece aggirando la Foreign Intelligence Surveillance Court, che invece avrebbe dovuto “supervisionare ed autorizzare le intercettazioni”. Per mettere a tacere l’enorme errore strategico delle autorità di controllo, trattandosi di sicurezza nazionale, la pratica venne resa legale dal Congresso americano attraverso il FISA Amendments Act del 2008, un emendamento che sollevava da ogni responsabilità le compagnie telefoniche che avevano collaborato al programma. Ma, sottolinea il giornalista: “Ciò che non è stato rivelato fino ad ora è l’enormità di questo continuo programma di spionaggio interno.”

 

 

Nome dell’operazione: “vento stellare”, ampiamente descritto da un ex funzionario della NSA, William Binney, che abbandonò l’agenzia proprio nel 2001, anno in cui quest’ultima lanciò il suo nuovo programma di intercettazioni “senza mandato”. Ed ecco il punto cruciale: “Nello Utah Data Center saranno accorpate le migliaia di miliardi di comunicazioni di cui la NSA è venuta in possesso da quella data ad oggi: ogni parola, azione, foto, pensiero appartenente ad ognuno di noi sarà tracciata su un grafico che, di giorno in giorno, offrirà un quadro sempre più dettagliato della nostra vita.” 

I piani per il centro  mostrano un vasto sistema di sicurezza: 10 milioni di dollari saranno spesi per le difese anti-terrorismo (tra telecamere a circuito chiuso, un sistema di identificazione biometrica, impianti di controllo e una recinzione in grado di reggere l’urto di un veicolo di 15mila kg).

Le smentite arrivano subito dopo la pubblicazione del reportage. Lo stesso Direttore della NSA, Keith Alexander, ha negato l’esistenza del nuovo progetto così come la partecipazione da parte dell’agenzia a qualsiasi forma di sorveglianza interna, affermando oltretutto che “non esiste negli Stati Uniti l’attrezzatura per raccogliere questo tipo di informazioni.” Qui la sua testimonianza: http://www.theverge.com/2012/3/21/2889143/nsa-director-refutes-domestic-surveillance-allegations

Poi una mail, da parte del capo ufficio stampa Vanee’ Vines, nella quale lei stessa dichiarava che la NSA si, sta costruendo la nuova struttura, ma solo per supportare il governo federale e proteggere la sicurezza informatica della nazione: http://www.foxnews.com/politics/2012/03/28/nsa-dismisses-claims-utah-data-center-watches-average-americans/

Eppure sulla costruzione del nuovo mega-centro deputato alla salvaguardia dello spazio telematico del paese erano già circolate notizie a metà del 2010 (per farsi un’idea: http://publicintelligence.net/utah-data-center/).  E a gennaio 2011 il senatore Orrin Hatch, democratico dello Utah, aveva dichiarato a riguardo: “Esiste un chiaro mandato per una partnership pubblico-privata guidata dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale ma supportata da tutti i componenti del governo USA, incluse le organizzazioni federali, statali e locali”.  (http://www.informationweek.com/news/government/security/229000325?cid=RSSfeed_IWK_ALL).

 

 

Secondo poi un ulteriore articolo di “Wired” (http://www.theverge.com/2012/3/15/2876528/wired-nsa-building-massive-surveillance-codebreaking-facility) l’archivio spionistico avrà il compito di raccogliere le informazioni derivate dalla diretta connessione con gli apparati di switch delle società di telecomunicazioni e con le stazioni satellitari della compagnia telefonica AT&T che assicurano le comunicazioni tra USA, Europa, Medio Oriente, il Pacifico e l’Asia.

Come scrive James Bamford: “il vecchio detto che NSA sia l’acronimo di ‘Never Say Anything’ oggi vale più che mai”.