“SuperBodies” è la terza edizione della triennale di arte contemporanea, moda e design organizzata dalla città di Hasselt. La prima edizione era intitolata semplicemente “Super!”. A partire dalla seconda edizione, si è scelto di attribuire a ogni edizione un tema specifico. Nel 2009, il tema era “storie”. Da qui il titolo “SuperStories”. Per il 2012, il tema scelto è: il corpo umano. Per cui questa edizione si intitolerà “SuperBodies”.
Tuttavia, nonostante il titolo, “SuperBodies” non è una mostra sui super-corpi e sulle super-persone. Al contrario, si tratta di una mostra proprio sui corpi normali. Perché anche se i corpi non sono tutti straordinari o perfetti, fanno cose meravigliose – sono, infatti, macchine meravigliose.
Ormai da decenni, il corpo è onnipresente, nell’arte come anche nei mass-media, nella moda e nel design. Perfino la danza si focalizza sempre di più sul corpo in sé e per sé, non sui passi eseguiti dai ballerini. Tuttavia, è raro che i media specialmente mostrino corpi normali. Anzi, vendono corpi estremi – estremamente perfetti, imponenti, estatici o solo estremamente pietosi. Sono corpi talmente anormali che ci affascinano per la loro stranezza. Questo fascino va di pari passo con una notevole attenzione per la cultura del corpo. A volte, sembra come se ci si aspetti dal corpo una verità definitiva, un appagamento definitivo.
Raramente, però, il nostro corpo mortale riesce ad appagare tutte queste grandi aspettative. Il corpo mostrato dai media è distante anni luce dalla vita di tutti i giorni. Ma, finché contempleremo ciecamente il corpo straordinario, non saremo in grado di vedere quanto invece è straordinario il corpo normale. Innumerevoli processi corporei, che a malapena notiamo, guidano il nostro essere e il nostro pensiero. È questo il punto da cui parte la mostra. È possibile riflettere su ciò e trasformare poi in arte il risultato di questi processi corporei inosservati? In che modo questi processi riguardano i nostri pensieri consci e i nostri sentimenti? E poi, cosa c’è da vedere? Il curatore Pieter T’Jonck si è posto queste stesse domande durante l’allestimento della mostra.

Ha scoperto che molti importanti artisti hanno (in parte) dedicato le loro opere a queste domande rimaste a lungo nell’ombra della grande forza dei media, anche se adesso stanno ottenendo un riconoscimento sempre maggiore in quanto ci mettono di fronte alle cose materiali e al modo in cui le percepiamo e le sperimentiamo. Cose che facciamo quotidianamente, senza pensarci, ma che sono tutte mediate dai nostri corpi.
La cosa bella è che in questa opera d’arte sugli esseri umani e i loro corpi, spesso non c’è alcun corpo da vedere, nonostante quel corpo rappresenti inequivocabilmente la chiave di tutto. Questa arte, infatti, ha spesso un carattere decisamente interattivo. Non perché fornisca allo lo spettatore pulsanti da premere o manopole da girare, ma perché lo invita esplicitamente a completare l’opera – o mentalmente o fisicamente. In realtà, l’idea che un’opera d’arte venga “completata” soltanto nel momento in cui viene vista non è nuova. Ma in “SuperBodies”, ciò diventa fondamentale. Nell’ interazione reale con le opere dominano i processi e le sensazioni corporee. Invece di imporre immagini minacciose di corpi perfetti o di mostrare il corpo come un’immagine, “SuperBodies” intende stimolare l’immaginazione riguardo a ciò che il nostro corpo potrebbe essere.
Ovviamente, “SuperBodies” non è fatto solo di moda, design e arte contemporanea. Ci sono anche dei coreografi presenti qua e là nella mostra con opere d’arte fisiche ed esibizioni. Tutto questo in un ampio percorso lungo i luoghi di cultura di Hasselt.
