Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung - Berlin
08 / 10 / 2014 – 02 / 02 / 2015

La vita nell’economia digitale delle immagini e delle informazioni può arricchire le persone, ma può anche indurre in loro un senso di sopraffazione. Il Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung di Berlino ha esteso la durata della mostra Sensing the Future: Moholy-Nagy, Media and the Arts, intesa come uno strumento per esaminare l’impatto della tecnologia di oggi, attraverso la pratica e lo studio del poliedrico artista ungherese László Moholy-Nagy (1895-1946), figura chiave nella storia del Modernismo.

Nonostante un’ampia affermazione come pittore, scultore, fotografo e regista, i contributi più originali di Moholy-Nagy sono stati i suoi esperimenti e le sue osservazioni sui nuovi mezzi espressivi come il fotogramma, la luce, la cinetica, la proiezione e l’arte del suono, la multimedialità, l’expanded cinema, l’interattività e le installazioni immersive e partecipative.

Oliver Botar, curatore ospite e docente di Storia dell’Arte (School of Art, University of Manitoba, Winnipeg) cerca di introdurre questa figura seminale per quanto riguarda le pratiche post-mediali alle nuove generazioni e di prendere in considerazione, attraverso le reazioni alle sue idee di artisti contemporanei, come il suo il lavoro sia importante per l’arte oggi.

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Moholy-Nagy aveva compreso già nei primi anni Venti che la riproducibilità dei mezzi espressivi tecnologici in un mondo sempre più urbanizzato ci stava mettendo in una situazione radicalmente nuova. Sentiva che la gente aveva bisogno di essere guidata per far fronte a questa novità. Il suo ruolo di insegnante, prima alla Bauhaus negli anni Venti, poi a Chicago dal 1937 al 1946, sottolinea la sua dedizione alla pedagogia. Come ad anticipare il dictum del teorico dei media Friedrich Kittler “siamo noi che ci adattiamo alla macchina.

La macchina non si adatta a noi”, Moholy-Nagy ha tentato di fare in modo che l’umanità riprendesse il controllo alla luce di questa sconfortante modernità. Ma come insegnare ad affrontare questa situazione? Il punto cruciale è stato umanizzare le tecnologie considerandole come estensioni dei nostri organi sensoriali. Queste idee stanno alla base del lavoro di teorici dei media come Walter Benjamin, John Cage, Sigfried Giedion e Marshall McLuhan, che hanno anticipato o teorizzato la cultura digitale come è poi emersa. Il legame estetico di Moholy-Nagy con la tensione intrinseca tra la tecnologia e il corpo ha sfidato le nozioni di immersione, partecipazione e interattività.

Sottolineando la sua fiducia nella potenza dell’educazione sensoriale, Moholy-Nagy ha dichiarato che “solo la totale (…) integrazione dei sensi e dell’intelletto permetterà uno sviluppo organico della persona. Una persona così equilibrata sarà in grado di affrontare meglio le complessità della vita moderna”. Ha promosso l’idea che le persone dovrebbero essere addestrate a utilizzare più pienamente i loro sensi – vista, olfatto, tatto, gusto e udito – ma anche la sinestesia e la propriocezione.

Questo rifiuto implicito di una gerarchia sensoriale e quindi mediale ha legittimato l’impiego di più supporti nella sua produzione creativa. Il suo approccio sperimentale ai media e materiali, così come la sua resistenza alle gerarchie dei mezzi, la sua inquietudine sulla percezione e la sua visione dell’arte come forma di informazione, hanno anticipato la pratica artistica contemporanea e la cultura del digitale.

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Oltre a dipinti, sculture, film, pubblicazioni, fotografie e fotogrammi di Moholy-Nagy, all’interno della mostra sono presenti anche opere di artisti come Olafur Eliasson, Eduardo Kac, Floris Neusüss e Guy Maddin, alcuni commissionate appositamente per l’occasione. Kac presenta Aromapoetry, un volume di poesie olfattive.

Eliasson in World Illuminator include la sua nuova tecnologia del “sun-tracker”. Neusüss e Renate Heyne contribuiscono con fotogrammi realizzati con Light Prop for an Electric Stage di Moholy-Nagy. Maddin e Development Ltd. offrono una “rivisitazione” erotica della sceneggiatura Once a Chick, Always a Chick, scritta da Moholy-Nagy nel 1928. Lancelot Coar e Patrick Harrop interpretano la proposta di Moholy-Nagy (1925) per un “Polycinema”, un’anticipazione dell’expanded cinema. Jörg Lensing e il Theater der Klänge hanno realizzato la sceneggiatura teatrale multisensoriale dell’opera Mechanical Eccentric di Moholy-Nagy.

Partecipano anche: Eduardo Aquino (Winnipeg); il team di Nike Arnold, Andreas Haus, Aline Helmcke, Federico Krauke, Walter Lenertz (Berlino); Naomi Crellin (Baltimora); Ken Gregory (Winnipeg); Gottfried Jäger / Karl Martin Holzhauser (Bielefeld); Erika Lincoln (Winnipeg); il team di Thomas Löscher, Guido Raschke e Sebastian Klaus (Bielefeld); Bernie Miller (Winnipeg); Javier Navarro / Javier Núñez (Madrid); Freya Olafson (Winnipeg); Peter Yeadon (New York).


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