Phillip Stearns crea le sue opere mettendo insieme arte, filosofia e scienza, ricorrendo a varie discipline tra cui il montaggio,dispositivi audio-video, scultura circuitale, scrittura, performance e composizione musicale.
I metodi che di solito usa nell’interrogazione dei materiali che comprendono tra gli altri oggetti elettronici, sistemi biologici, immagini, luce, video e suono sono la decostruzione, la dissezione e la riconfigurazione. Il suo procedimento è la riduzione che mira a scoprire i macrocosmi nascosti della potenzialità, i nuovi materiali espressivi e le nuove vie per indagare sulla comprensione dello stato delle cose.
Nella sua opera realizzata con la tecnologia la macchina viene concepita come manifestazione vivente delle intenzioni umane in cui lo sviluppo e l’applicazione delle nostre tecnologie, macchine e strumenti rivela i nostri desideri e i nostri sogni, sia quelli del conscio e quelli dell’inconscio. La sua opera produce esperienze fenomenologiche che si trasformano in sentieri per connettere spazi metaforici racchiusi nella selezione di specifici materiali, processi e media.
Phillip Stearns ha ottenuto un Master in Belle Arti in composizione musicale e media integrati presso il California Institute del 2007 e si è laureato in tecnologia musicale all’ Univesity of Colorado a Denver nel 2005. La sua opera è stata esposta nei festival di arte elettronica, musei e gallerie tra cui: Harvestworks(2010 New York City); Gli.tc/H(2010 Chicago,IL); Festival De Arte Digital(2010 Belo Horizonte, Brasile); FILE(2009, San Paolo, Brasile); NIME(2009 Pittsburgh,PA); Filmer La Musique(2009 Parigi, Francia); FONLAD(2009 Coimbra, Portogallo); Torrance Art Museum(2008, 2007 Los Angeles,CA); Optica Film festival(2011, 2008 Spagna). Ha preso parte alle residenze presso il Museum Quartier(Vienna 2010), STEIM(Amsterdam 2007), Experimental Television Center(New York 2009), Harvestworks(New York 2010), attualmente è membro del programma AIRTime presso il Free103Point9 per il biennio 2010-2011 e curatore dell’ottava edizione del Bent Festival(2011).

Quando il circuito è esposto, le tecnologie elettroniche possono assumere un aspetto organico. Nella mia opera realizzata con l’elettronica scultorea, gli elementi si trasformano in reticoli cristallini, strutture scheletriche con fili che funzionano come un qualsiasi vaso sanguigno o fascio di nervi. Trasformando l’elettronica in qualcosa di fisico, capovolgo il paradigma della miniaturizzazione che cerca costantemente di inglobare i potenti dispositivi computazionali in spazi che diventano sempre più piccoli, scegliendo di far esplodere le caratteristiche fisiche dei circuiti per conferire loro un aspetto corporeo.
All’insegna di ”un mondo più intelligente”, ci stiamo sommergendo di oggetti la cui funzionalità crea un’interrelazione dinamica di dipendenza. Tuttavia i dispositivi non sono autonomi; se fossero cosi, sarebbero in grado di riprogrammarsi. Tutto ciò significa che il comportamento dell’elettronica è in parte predefinito non da alcune macchine senza cuore ma da un gruppo di esseri umani(si spera che loro non siano senza cuore). Non possiamo non incorporare le nostre scale di valori e le nostre inclinazioni nei dispositivi che costruiamo.
Non è necessario accettare qualsiasi modo di pensare e non è nemmeno molto utile creare l’ultimo coltellino svizzero perché così facendo vengono prodotti strumenti ingombranti e ultimamente inutili. Tuttavia è importante capire che un dispositivo può dar forma ai nostri pensieri e che possiamo adottare lo stesso pensiero che è intervenuto nella creazione del dispositivo tutte le volte che lo usiamo. Essi hanno una propria logica interna e per avere accesso all’utilità desiderata dobbiamo adattarci al funzionamento di tale logica. Nella mia opera realizzata con l’elettronica ho costruito dispositivi non per utilizzarli ma per sperimentarli. Essi hanno una propria logica interna al quale non è necessario accedere. Nella progettazione di alcune mie opere sono radicate alcune metafore più profonde ma questo dovrebbe essere subordinato all’esperienza. È in questo caso che i significati possono essere legati insieme, senza avere una comprensione profonda di ciò che sta succedendo e del modo in cui avviene.
– Phillip Stearns
http://www.rabbitholeprojects.com/content/03-nov-11-phillip-stearns-subliminal-machines
