MONTEVIDEO - AMSTERDAM
2 JUNE- 14 JULY 2007

 

Il Netherlands Media Art Institute presenta, in collaborazione con il 5 days off festival, la mostra (in)visible sounds, in cui il pubblico è guidato attraverso il mondo della tecnologia invisibile. Questa è la realtà che impiega i campi dell’elettronica, le onde radio, le frequenze e l’inquinamento dell’aria che sono presenti attorno a noi.

L’onnipresenza dei computers e dell’apparato delle comunicazioni mobili ha fatto sì che la tecnologia digitale sia diventata sempre più parte dell’ambiente che ci circonda. Networks invisibili e wireless hanno modificato il nostro modo di comunicare, di lavorare, di apprendere e divertirci. Ed hanno assunto un ruolo importante nella formazione della nostra identità e nelle relazioni con gli altri. Nel corso di questo sviluppo, l’interesse è passato dalla tecnologia in se stessa al ruolo che essa gioca nel dare forma alla nostra esperienza.

Gli artisti scelti per l’esposizione esplorano il mondo delle onde, delle frequenze, dell’invisibile, considerando aspetti che sono presenti ma impercettibili ai nostri sensi. Utilizzano la tecnologia che ci circonda, ma che è invisibile, e le loro opere, attraverso l’uso delle onde elettromagnetiche e di diverse frequenze, ci sorprendono con un’abbondanza d’informazioni e di possibilità.

Nell’opera Tempest (2004) ERICH BERGER (Svezia), utilizza i principi base del “phreaking” di Van Eck, una tecnologia con cui il contesto dello schermo di un computer può essere ricostruito a distanza cogliendo il campo elettromagnetico che lo circonda. In Tempest pure forme grafiche generative sono trasformate in una densa ed intensa composizione di suono, rumore e luce. Le forme grafiche che appaiono sullo schermo producono onde radio, che sono poi manipolate da diverse radio transistor, che sono sintonizzate su varie frequenze AM e producono suono distinti e chiari che si uniscono alle immagini.

DAVID HAINES e JOYCE HINTERDING (Australia) usano il flusso live di dati dalle televisioni che precipitano come valanghe. Nel lavoro Purple Rain (2004) tracciano una profonda connessione tra le forze mistiche della natura e la presenza di migliaia di watts generati dalle frequenze del campo elettromagnetico.

Nell’installazione Evolving Sonic Environment (2005-2007) USMAN HAQUE e ROB DAVIS (UK) investigano il grado in cui la presenza delle persone in un ambiente influenzi una composizione audio, senza l’intervento di sensori. Numerosi altoparlanti sospesi al soffitto, ognuno con un suono ad una diversa frequenza. L’intercomunicazione tra queste unità bilancia i suoni e mantiene il sensibile ecosistema sonoro, che è disturbato solo dal pubblico. Le conseguenze di questa intrusione possono essere osservate live su internet.

I visitatori giocano un ruolo chiave anche nell’installazione AudioSpace (2005-2007) di THEODORE WATSON (USA). In uno spazio 3D aurale aumentato il pubblico può lasciare messaggi agli altri in forma di suono. Grazie ad uno speciale casc con microfono i testi possono essere declamati nello spazio ed allo stesso tempo si possono recuperare i testi precendenti. Lo spazi è riempito da invisibili messaggi dei precedenti visitatori.

Diversamente BRANDON LABELLE and JAMES WATTS (US) fanno ascoltare i suoni contemplativi dell’edificio. In un’installazione site-specific Radio Flirt (2007) il pubblico attraversa lo spazio con piccole radio portatili alla ricerca di rumori caratteristici e dei segreti del palazzo.

OLGA KISSELEVA (Russia) rende visibile l’energia e l’inquinamento magnetico che ci circonda. In Landstreams (2006) crea un nuovo tipo di paesaggio astratto, questi dipinti si basano differenti flussi di dati analizzati da un computer.

Nel film Earth Moves (2006) dei SEMICONDUCTOR (UK) la visualizzazione delle forze invisibili è altrettanto centrale. Vi si rivela un mondo instabile costantemente in flusso; i contorni e le forme di qualsiasi cosa ci circondi sono alterati dalla forza invisibile delle onde acustiche. Questo processo è impercettibile ad occhio nudo. Combinando fotografie digitali di vari luoghi con le loro sonorità, si creano nuovi territori acustici.

Infine, l’INFORMATIONLAB – Ursula Lavrencic (SLO) e Auke Touwslager (Paesi Bassi) – rivela l’invisibile aura del telefono mobile. Cell Phone Disco (2006) è un’installazione fatta di lampade-LED che rispondono al campo elettromagnetico dei cellulari. Appena un visitatore attraversa l’installazione facendo una telefonata, il segnale telefonico attiva i LEDs, così che una scia di LEDs tremolanti lo seguono nello spazio. Il corpo non visto del telefono mobile diventa così percettibile.

 

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