Il Lab for Electronic Arts and Performances (LEAP) è un centro artistico situato a Berlino e attivo dal 2011 nel campo delle arti digitali ed elettroniche. Fondato da Daniel Franke, Kai Kreuzmüller e John McKiernan, ospita regolarmente artisti nazionali e internazionali, oltre a workshop pubblici, eventi, spettacoli e, ovviamente, mostre.
Quest’anno, durante i mesi di Settembre e Ottobre, LEAP ha presentato due importanti progetti. Il primo è Pivot, un’installazione dell’artista danese Jacob Kierkegaard, un’opera audiovisiva registrata e realizzata in uno dei simboli della capitale tedesca: la torre della televisione ad Alexanderplatz.
L’altro evento presentato è 20111111111111111, un set/piattaforma di varie opere che si sono ispirate e che si concentrano sull’anno 2011 visto da prospettive diverse e dal punto di vista artistico.
L’importanza di questo centro artistico non è solo data dalla qualità degli artisti presentati e dagli eventi o dai workshop offerti, ma anche dalla posizione centrale di Berlino, una delle capitali culturali europee più creative e dinamiche. Abbiamo posto alcune domande ai due dei fondatori del LEAP, Kai Kreuzmüller e John McKiernan, per saperne di più sul centro e sulle loro attività.
Silvia Bertolotti: Quando è stato creato il vostro centro e qual è la sua storia? Qual è la sua missione principale?
Kai Kreuzmüller e John McKiernan: Avevamo lavorato insieme a un progetto nel 2010, che ha portato all’ideazione del Lab For Electronic Arts And Performance (LEAP). LEAP è un luogo dedito all’arte elettronica, digitale e alle performances: un progetto interdisciplinare che mira a forgiare relazioni che congiungano arte, scienza e tecnologia.
Abbiamo rinnovato la sede (situata nei pressi di Alexanderplatz a Berlino) e all’inizio del 2011 abbiamo inaugurato il centro con una performance di gruppo che si focalizzava sul tema “Protocol”: Protocol come forma di controllo, controllo come unità invisibile, come sistema per controllare il background, indipendentemente dal contenuto, con l’intento di stabilire nuovi e vecchi metodi di organizzazione tecnica e sociale (controllo distribuito).
Il nostro principale interesse è il punto d’incontro tra il mondo fisico e quello digitale. Molte delle opere e delle aree tematiche che ci interessavano erano mostrate solo nei festival o in performances per comunità specializzate; volevamo creare un ponte tra arti digitali e performances e presentare le opere in una galleria per un pubblico più numeroso. Negli ultimi due anni, abbiamo realizzato quasi 40 performances e mostre.
Silvia Bertolotti: Qual è il background dei fondatori del progetto, Daniel Franke, Kai Kreuzmüller e John McKiernan?
Kai Kreuzmüller e John McKiernan: Il nostro background è alquanto diverso : Daniel, laureato alla UdK di Berlino, lavora come artista, designer e direttore di video musicali; John è curatore e produttore, e ha precedentemente lavorato nel campo del project management e nel teatro, mentre Kai ha esperienza nella gestione e nella consulenza musicale ed è specializzato in PR, in comunicazioni aziendali strategiche e in brand management.
Silvia Bertolotti: Che tipo di eventi promuovete e proponete al LEAP? Non presentate infatti solamente mostre, ma anche workshop…
Kai Kreuzmüller e John McKiernan: Oltre a curare un programma di mostre, proponiamo performances su base regolare, per esempio, la nostra serie di perfromances trimestrale BodyControlled che include le opere di Robert Henke, Mario De Vega e Marco Donnarumma, focalizzate sul suono come forma architettonica intrecciata all’architettura esistente del LEAP ma anche sulla generazione di spazi virtuali e sul corpo come bio interfaccia per le performances. Oltre alle nostre mostre e agli spettacoli, presentiamo anche workshop. Questo mese avrà inizio la serie di talks e di workshop Processing Berlin alla quale parteciperanno Kim Asendorf, Rainer Kohlberger e Daniel Sauter, un’iniziativa dedicata al creative coding, all’arte generativa e al design
Silvia Bertolotti: Quali sono i pro e i contro di lavorare in una città come Berlino?
Kai Kreuzmüller e John McKiernan: Il lato positivo di trovarsi in una città come Berlino è la presenza di numerosi artisti di talento e lo sviluppo continuo di progetti locali, un pubblico giovane e in costante cambiamento con una sete insaziabile per le arti. Il lato negativo riguarda certamente le difficoltà di finanziare i progetti e di lavorare con budget limitati.
Silvia Bertolotti: Secondo voi, com’è la scena legata alle arti digitali ed elettroniche nella capitale tedesca? Qual è la tendenza?
Kai Kreuzmüller e John McKiernan: Quando abbiamo trovato la sede, il numero di progetti che mettevano in luce le nuove tecnologie nelle arti erano quasi inesistenti. Da allora, abbiamo notato un aumento considerevole nella quantità di progetti e di mostre sull’impatto della tecnologia sull’artista, sui cambiamenti nelle strategie e nei discorsi artistici influenzati anche dal nostro paesaggio in evoluzione.
Mentre cercavamo una sede, ci siamo accorti che non c’era un luogo a Berlino destinato esclusivamente alle arti digitali ed elettroniche. Esiste certamente il festival Transmediale che si svolge ogni anno (per il quale quest’anno abbiamo curato un programma) così come molti progetti artistici, ma mancava una galleria o un luogo adibito a progetti con un’idea di fondo esplicita.
Il nostro principale interesse è il punto d’incontro tra il mondo fisico e quello digitale. Come abbiamo già detto, volevamo creare un ponte tra le arti digitali e gli spettacoli e presentare le opere in una galleria per un pubblico più numeroso.
Per noi è importante, da una parte, svilupparsi all’interno della comunità artistica di Berlino presentando nuovi artisti, generare dibattiti e attirare un nuovo pubblico, dall’altra, sviluppare legami stretti con centri internazionali e istituzioni rappresenta una priorità per il futuro.
Silvia Bertolotti: Con quale tipo di artisti lavorate al LEAP? In che modo li selezionate principalmente?
Kai Kreuzmüller e John McKiernan: Presentiamo artisti giovani e affermati provenienti dalla Germania e dall’estero. È importante per il nostro discorso che gli artisti che noi proponiamo non siano circoscritti ad un’unica area geografica. La nostra ricerca si sviluppa in varie modalità: recandosi ai festival di media arts, facendo ricerche online, visitando siti web di artisti, e certamente andando regolarmente a mostre, atelier e incontri con i curatori.
Solitamente prima decidiamo un concetto/tema per una mostra e poi svolgiamo ricerche, nella nostra rete, su artisti che rispondano a questi criteri. Condividiamo, inoltre, la nostra ricerca sul nostro Vimeo Channel: http://vimeo.com/channels/leap.
Silvia Bertolotti: Al momento, state presentando una mostra di Jacob Kierkegaard, connessa direttamente con la città di Berlino: Pivot. Qual è, secondo voi, la relazione tra le arti e lo spazio pubblico? E quindi, qual è il vostro ruolo come centro artistico in questo contesto e, più in generale, come soggetto culturale?
Kai Kreuzmüller e John McKiernan: Con LEAP, siamo particolarmente interessati ai limiti della mostra, a mostrare le opere che lentamente s’infiltrano nella coscienza del pubblico e, soprattutto, a comunicare con un pubblico inconsapevole. Con un’installazione come, ad esempio, Error di Shingo Yoshida, il nostro obiettivo era di comunicare una silenziosa riflessione personale sulla propria presenza alienata in uno scenario urbano.
Silvia Bertolotti: Quali sono i futuri progetti a cui state lavorando?
Kai Kreuzmüller e John McKiernan: Attualmente, stiamo lavorando a una mostra che rappresenta un ulteriore sviluppo dei temi sollevati durante una nostra recente serata di performances BodyControlled Bio Interfacing, un numero di solo show e una mostra intitolata Wahrnehmung des Digitalen che affronta il tema della percezione fisica del digitale.




