HOPSTREET - BRUSSELS
UNTIL 5 MARCH 2011

Egill Saebjornsson (nato nel 1973 a Reykjavik, vive e lavora a Berlino), videoartista di fama internazionale, musicista di successo e performer brillante, adopera una certa varietà di tecniche e approcci artistici. Probabilmente uno dei più importanti aspetti dell’opera di Saebjornsson consiste nell’ignorare le consuete categorie di media e generi. Una stupefacente fusione di musica, video, installazioni, suoni e performance che viene impiegata dall’artista per esplorare la relazione tra diversi livelli di realtà e immaginazione, non senza uno spiccato senso dell’assurdo e dell’eccentrico.

HOPSTREET presenta tre affascinanti installazioni di oggetti, luce e suoni dell’artista islandese. Una è stata creata appositamente per questa mostra. Questa nuova opera, costituita da una struttura a palco, una borsa di lino usata riempita di sfere e un’animazione sonora, costituisce un ulteriore passo avanti per quanto concerne lo studio e la realizzazione di “pseudo strumenti” di Saebjornsson. Questa ricerca coinvolge l’interesse dell’artista per la percezione della musica e per gli strumenti sia come “mezzi” per fare musica, sia come oggetti in sé.

Cosa fa dell’oggetto uno strumento? E come colleghiamo uno specifico suono a uno specifico strumento o oggetto? Questo si ricollega anche al concetto di musica sintetica e alla così detta “acusmatica”, ossia la musica che si ascolta senza vederne la fonte. Saebjornsson gioca con questi concetti, inventando immagini e suoni e connettendoli con gli oggetti “reali” nello spazio adibito alla mostra, confondendo così le loro correlazioni. Il risultato è un’installazione onirica, che affascina e disorienta allo stesso tempo, da percepire come uno “pseudo strumento”.

Anche la cigolante, stridente e ansimante Plugstaab (2010) può essere vista in modo simile. La sua misteriosa struttura, costituita da una sfera di vetro legata al soffitto con una catena, non sembra solo la fonte di un’elaborata composizione di suoni peculiari, ma anche di una perfomance di luce a colori. È lampante che proiezione, suono e oggetto siano tra loro connessi, ma in che modo? La Plugstaab è uno strumento sconosciuto, un’opera teatrale senza attori o una natura morta intossicata?

In Kulgen (Spheres, 2008) oggetti quotidiani quali dei cestini e una scopa sono sistemati su un piedistallo e associati a una proiezione di colori e forme. Sia sulla parete che sul piedistallo la proiezione e gli oggetti si fondono tra loro e sembrano avere vita propria. È il ronzio ipnotizzante degli insetti a intensificare l’intensa sensazione visiva e spaziale.

Egill Saebjornsson ha recentemente esposto le sue opere in istituti quali Kunstverein Gottingen (personale), Kunstverein Frankfurt, Kunstnerens Hus Oslo e Reykjavik Art Museum (personale). È stato invitato dal curatore John Bock in occasione della mostra FischGratenMelkStand presso il Temporäre Kunsthalle Berlin. Il 21 marzo assieme all’attrice e produttrice brasiliana Marcia Moraes presenterà la nuova Performance Installation What Got You Here, Won’t get You There nell’ambito del Musikwerke Bildener Kunstler presso il Hamburger Bahnhof di Berlino.

In Belgio è stato invitato nel 2008 dal curatore Karolin Tampere per la prima mostra Curator Curator #1 presso l’HISK di Gand. Nel 2009 è stato invitato da Luk Lambrecht in occasione della mostra ‘Down to Earth’ presso il CC Strombeek, e nel 2010 da Jan Hoet e Stef Van Bellingen per la ‘Coup de Ville’ di Sint-Niklaas

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