The Digital Now è una serie di mostre che esplorano le attuali pratiche artistiche a livello internazionale, in relazione al contesto mediatico e digitale contemporaneo. Drones/Birds: princes of ubiquity è stata la prima mostra in programma, tenutasi a Bruwelles dal 10 al 21 aprile 2013.
La mostra è stata accompagnata da una serie di eventi paralleli: un concerto di apertura seguito da un dj set e una conferenza con gli artisti, organizzata in collaborazione con ArtistTalk.eu e Transmedia. Alla conferenza ha preso parte anche Honor Harger, direttrice presso Lighthouse e James Bridle, artista, editore e tecnologo. L’incontro si è concentrato sull’uso della drone-technology da un punto di vista artistico e curatoriale ed è stato moderato da Michel van Cartel (curatore persso il V2_ Institute for the Unstable Media). La mostra Drones/Birds è stata curata da Bram Crevits.
La serie The Digital Now è stata prodotta da Cimatics e presentata nell’ambito di Art Brussels, il salone internazionale dell’arte contemporanea (18-21 aprile 2013). L’edizione di quest’anno, “Drones/Birds: Princes of Ubiquity”, si è concentrata sul tema “Ubiquitous Art and Music: Art and the everyday” ed è stata inserita all’interno del progetto europeo ECAS (European Cities of Advanced Sound and related arts), e collegata alla network ICAS ICAS (International Cities of Advanced Sound).
Tra gli artisti internazionali presentati in mostra: David Bowen (US), Marcus Coates (UK), Theo Burt (UK), Paolo Cirio (IT), Christoph De Boeck & Patricia Portela (BE/PT), Dries Depoorter (BE), HC Gilje (NO), Esther Polak & Ivar van Bekkum (NL), Erica Scourti (GR), Addie Wagenknecht (US) e Zimoun (CH).
All’interno della mostra, gli uccelli sono stati considerati metaforicamente delle forme culturali contemporanee. L’obiettivo era quello di comprendere al meglio il modo in cui la tecnologia digitale influenza la nostra esperienza all’interno del nostro ambiente socio-tecnologico. Per descrivere meglio quest’idea, Bram Crevits ha affermato che «questa mostra è una ricerca per comprendere e agire sugli aspetti empirici e identitari della condizione di appartenenza a questo sistema socio-tecnologico (collocazione, affermazione, linguaggio, traduzione, appropriazione…)».
Per questo motivo, l’immagine degli uccelli si adatta perfettamente alla rete e al contesto di informazioni in cui viviamo, principalmente per via della sua immaterialità e mobilità, ma anche per via della sua funzione comunicativa e simbolica. Per citare nuovamente le parole del curatore: «gli uccelli ci avvicinano alla cultura contemporanea». L’esempio più calzante, ma non necessariamente il più rilevante, è Twitter e il suo modello di network sociale.
Alcune delle opere presentate alla mostra sono in qualche modo ispirate a Twitter e alle sue funzionalità. Insieme alla metafora fin qui descritta, viene presa in considerazione anche la metafora dei droni. Con il termine ‘droni’ vengono indicati i cosiddetti veicoli a pilotaggio remoto (Unmanned Aerial Vehicle, UAV), usati soprattutto in ambito bellico. Viene, così, proposta un’interessante riflessione sull’invisibilità, associata all’efficacia. In passato, molti artisti tra quelli che si sono esibiti hanno creato opere esplorando direttamente il potenziale dei droni all’interno di un contesto artistico.
Ad accogliere i visitatori alla mostra vi sono state alcune presenze visive di “fantasmi”, che compongono le opere di Paolo Cirio (http://www.paolocirio.net/), esposte non solo all’interno della galleria, ma anche nelle aree immediatamente all’esterno (leggi l’intervista fatta all’artista nel 2011 da Tatiana Bazzichelli per Digimag https://digicult.it/it/digimag/issue-063/paolo-cirio-when-stealing-becomes-art/). Streets Ghosts (2012) sono delle immagini di persone a grandezza naturale prese da Google Street View, stampate a colori mantenendo lo stesso aspetto sfumato – simile, infatti, a un fantasma – che gli viene dato dal software di Google. Le immagini stampate sono state posizionate nello stesso luogo in cui compaiono nella foto di Street View.
Google Street View ha ispirato anche l’opera di Ester Polak & Ivar van Bekkum (http://www.estherpolak.nl/), che hanno realizzato Abstract View (2010) dopo un viaggio in Scozia, dove sono stati casualmente fotografati dall’obiettivo di Google. Questo li ha spinti a riflettere sul fatto di essere “parte di Street View”. La loro riflessione è rappresentata nelle immagini delle loro opere all’interno di un contesto paesaggistico rivisitato, dove le nozioni di rappresentazione, posizione e identità vengono messe in discussione.
Altri due artisti si sono ispirati a media on-line. Il primo è Dries Depoorter (http://www.driesdepoorter.be/) che, con la sua opera Subtwitter, ha creato un’applicazione speciale capace di esaminare i file di sottotitoli dei video o dei film – che il pubblico può scegliere – e sostituirli con dei tweet creati da un computer. Le dinamiche del fenomeno del social network Twitter vengono analizzate da una prospettiva creativa e computazionale, consentendo all’utente di creare dei “subtweet” con qualsiasi video o film.
Il secondo artista è David Bowen (http://www.dwbowen.com/) che crea una sorta di nuova fonte per creare i tweet: il volo delle mosche. Vengono messe, infatti, alcune mosche in una sfera trasparente che contiene la tastiera di un computer. Con i loro movimenti sulla tastiera, le mosche generano dei tweet che vengono scritti in una casella di testo e inviati in tempo reale, in base al volo delle mosche dentro la sfera. La randomizzazione diventa un fattore chiave nella scrittura dei messaggi che tradizionalmente sono associati alle azioni cognitive umane. Inoltre, il riferimento agli oggetti volanti – animali o messaggi sul web – è uno spunto per nuove riflessioni simboliche.
Un accenno speciale meritano l’opera di Marcus Coates, il cui video è stati proiettato in una stanza separata. L’artista inglese ha presentato The Plover’s Wing (2009, http://www.youtube.com/watch?v=BfBgWtAIbRc), una sorta di rituale sciamanico davanti il sindaco di Holon, una città israeliana, che gli aveva precedentemente posto una domanda sul conflitto israelo-palestinese. Coates tenta di fornire una risposta basata sull’interpretazione di alcuni input di animali, esplorando il ruolo potenziale della ricerca sciamanica nella società tecnologica moderna, in cui quasi nessun luogo viene dedicato alle anime degli animali, a differenza delle culture più antiche. La sua esibizione “assurda” cerca di analizzare il ruolo degli animali da una prospettiva più spirituale e mitologica, in contrasto con l’ambiente sociale contemporaneo.
Dal mondo animale alla botanica: Hortus (2012) è l’ultima opera di Christoph de Boeck and Patricia Portela (http://www.deepblue.be/), intervistati da me verso la fine del 2012 (https://digicult.it/it/news/overtoon-a-new-sound-art-space-in-the-earth-of-europe/), installata presso il Botanique (http://www.botanique.be/en), che propongono la creazione di un giardino artificiale che si trasforma in un altro tipo di paesaggio sonoro invisibile, i cui elementi sono vento, luce, piante e uccelli. Alcuni sensori sono stati posizionati in un giardino vero e hanno registrato e misurato i processi di fotosintesi delle piante, concentrandosi particolarmente sulle interazioni tra luce e vento. Questi input sono stati successivamente tradotti in canti di uccelli.
A questo punto, interviene l’interazione umana. Quando un visitatore si muove all’interno del giardino, viene registrata la variazione nell’ambiente e vengono riprodotti dei suoni, in modo da ottenere un paesaggio sonoro completamente diverso dal precedente paesaggio “naturale”. La variazione dei dati viene gestita con un algoritmo finanziario, in questo modo è più evidente il contrasto tra l’originale e l’artificiale su un livello teorico ma anche percettivo.
Pussy Drones dell’artista e femministra americana Addie Wagenknecht (http://placesiveneverbeen.com ) è un progetto in cui è esplorato il concetto affascinante di Digifrenia: siccome la tecnlogia ci consente di avere consapevolezza e controllo su una serie di spazi concettuali simultaneamente, la nostra attenzione è ormai sempre più divisa. Con questa idea in mente, l’artista mette in mostra una lista folle e colorata di oggetti visivi (lozcat, meme, gif) che mostrano una chiara connessione con i sistemi chiusi e le strutture patriarcali che controllano il mondo fisico che ci circonada: la vera essenza del web (la programmazione, la struttura stessa del codice) è ancora regolata da uomini e corporation che controllano tutto, i droni possono essere alfine considerati come dei falli alla ricerca di vagine condividendo quindi, fino alla fine di questo mondo digitale, la stessa missione: perdurare e controllare, in modo autonomo, al fine di poter raggiungere il proprio scopo.
Infine, vogliamo ricordare alcune opere sulle quali non ci vogliamo dilugare ma che completano degnamente la mostra: l’opera video Woman Nature Alone di Erica Scourti (http://www.ericascourti.com/), l’installazione sonora Woodwarms di Zimoun Studio, intervistato un po’ di tempo fa da Marco Mancuso https://digicult.it/digimag/issue-061/zimoun-leerraum-sound-organisms-in-evolution/), focalizza la sua ricerca sulle termiti del legno esplorano il suono che esse producono mentre mangiano per offrire un paesaggio sonoro originato da una serie di movimenti invisibili e intrangibili, l’installazione Wind-up birds di HC Gilje (http://hcgilje.com/) e il lavoro di Theo Burt come parte The Automatic Group (http://www.automaticsgroup.org.uk/).
I risultati a livello artistico e organizzativo di questo primo capitolo della serie The Digital Now ci hanno colpito notevolmente. Restiamo in attesa della prossima mostra e del prossimo passo nell’esplorazione artistica contemporanea dei mondi digitali.





