28 / 09 / 2014 - 11 / 01 / 2015
Scottsdale Museum of contemporary art - Scottsdale

Covert Operations: Investigating the Known Unknowns è la prima significativa indagine sulla generazione di artisti in attività nel decennio, incerto e violento, successivo agli attacchi terroristici dell’11 settembre.

L’obiettivo della mostra è raccogliere e svelare informazioni mai rese note prima. Questo gruppo artisti internazionali comprende Ahmed Basiony, Thomas Demand, Hasan Elahi, Harun Farocki, Jenny Holzer, Trevor Paglen e Taryn Simon, i quali si servono di procedure legali e metodi di ricerca tradizionali, ma anche di altre risorse, come il Freedom of Information Act o archivi governativi, ricerche sul campo e contatti con insider, per creare opere d’arte sofisticate che oltrepassano il pensiero comune.

Le trentasette opere presentate all’interno della mostra Covert Operations sfruttano gli strumenti della democrazia per rendere testimonianza di attacchi alla libertà e per diffondere ideali democratici, sottolineando l’importanza dei diritti civili e la necessità di una governance trasparente.

Il titolo della mostra è un preciso riferimento all’inquietante intuizione di Donald Rumsfeld che nel 2002, nel contesto mondiale post 11 settembre, disse alla stampa: “Ci sono cose conosciute che conosciamo. Queste sono cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose conosciute che non conosciamo. Che è come dire che ci sono cose che ora sappiamo di non sapere. Ma ci sono anche cose sconosciute che non conosciamo. Queste sono cose che non sappiamo di non sapere”. Si tratta di un’affermazione che ci confonde ma che è, al contempo, logicamente e retoricamente accurata. La mostra Covert Operations raccoglie opere che si concentrano sui diritti costituzionali dei cittadini e sulla forte espansione del potere federale. Molti artisti analizzano il coinvolgimento sia dei singoli individui che del governo nelle violazioni dei diritti umani. Altri si mettono a curiosare nelle strutture istituzionali nascoste e nell’economia dell’intelligence statunitense. Altre materie riguardano i Black Sites, le aree geografiche dove avvengono le operazioni clandestine del governo americano. Inoltre, alcuni artisti testimoniano le discriminazioni personali in nome della sicurezza nazionale. Una mostra d’arte visiva rappresenta uno strumento potente per far luce sulla complicata relazione tra libertà e sicurezza, persone e stato, estremismo fondamentalista e democrazia. Come ha osservato Louis Brandeis, che è stato membro della Corte Suprema di Giustizia statunitense: “Si dice che la luce del sole sia il disinfettante migliore”.

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La mostra è incentrata su concetti come segretezza e divulgazione, violenza, potere, sotterfugio, sorveglianza, territorio, geografia e il visibile in contrapposizione al nascosto. I soggetti trattati spaziano dai siti militari segreti e i satelliti spia al controllo delle frontiere e dell’immigrazione, dall’elaborazione dei profili dei terroristi al traffico di stupefacenti e di esseri umani, dai voli illegali di estradizione alle armi nucleari.

Covert Operations comprende opere di tredici artisti e gruppi d’artisti multidisciplinari: Ahmed Basiony (Egitto), Thomas Demand (Germania), Electronic Disturbance Theater 2.0 (Stati Uniti), Hasan Elahi (Bangladesh/Stati Uniti), Harun Farocki (Germania [Cecoslovacchia annessa alla Germania]), David Gurman (Stati Uniti), Jenny Holzer (Stati Uniti), Trevor Paglen (Stati Uniti), Jenny Perlin (Stati Uniti), Anne-Marie Schleiner e Luis Hernandez Galvan (Stati Uniti; Messico), Taryn Simon (Stati Uniti), David Taylor (Stati Uniti) e Kerry Tribe (Stati Uniti).


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