I software e Internet hanno permesso alla gente di produrre e distribuire musica direttamente dal loro computer. Al giorno d’oggi, lo sviluppo di una potente tecnologia mobile e di linguaggi di programmazione accessibili aggiunge un’intera gamma di possibilità in fatto di produzione e di performance sonore e musicali.
Gli strumenti che creano e riproducono il suono vengono dotati di interfacce spaziali, sensoriali e tangibili. Utilizzando luce, proiezioni, sensori, codice e dati come parte integrante del loro lavoro, i musicisti, i sound artist e altri creativi del suono espandono le possibilità tra materiali e software.
I sensori rendono possibile lo sviluppo di strumenti di ultima generazione, che si inseriscono nei “ritmi” inosservati e inascoltati della nostra rete ambientale e suonano la colonna sonora del (prossimo) futuro. Da una parte, gli strumenti analogici vengono modificati e arricchiti di funzioni digitali. Gli ‘strumenti ibridi’, dall’altra, vengono creati utilizzando hardware open source e parti auto-costruite attraverso metodi di fabbricazione digitale.
Nella seconda edizione di Coded Matter(s): Sound Hackers sono state esplorate le sempre maggiori possibilità e le nuove forme di espressione nel suono e nella musica rese possibili dalle tecnologie emergenti e dalle culture codificate. Inoltre, è stata analizzata l’influenza dei processi autonomi, basati su algoritmi e flussi di dati come fonte artistica. Coded Matter(s) ha analizzato anche il ruolo dei processi digitali che rendono possibile la fusione tra strumenti virtuali e analogici.
L’evento si è svolto ieri presso il De Brakke Grond di Amsterdam con il supporto di Steim (http://steim.org/), con un ricco programma di “sound hackers”, performance audiovisive, mostre e brevi interviste condotte da un’ampia varietà di artisti che hanno presentato e si sono esibiti con questi “strumenti ibridi”.

