Yuri Suzuki è un artista sonoro e designer nato a Tokyo. Attualmente si divide tra il Regno Unito e la Svezia. Suzuki esplora il mondo del suono con creazioni e opere di design, attraverso un approccio innovativo, rivisitando, in un modo totalmente originale e insolito, sia la relazione tra dati audio e video sia gli aspetti visivi dell’elettronica. Suzuki ha inoltre un background di tipo musicale e tecnologico, settori che convergono verso un design sperimentale che ruota attorno al suono.
Le installazioni e le opere di Suzuki sono state presentate in tutto il mondo e lui stesso ha tenuto conferenze e workshop a livello internazionale in molte università.
Tra le sue creazioni di design più importanti, possiamo menzionare Color Chaser (2010), una sorta di piccolo dispositivo capace di rilevare e seguire una linea nera, tracciata in mezzo ad altre linee colorate; il dispositivo trasforma successivamente i dati RGB in suoni. Questo può essere considerato un perfetto esempio del modo di lavorare dell’artista sull’interazione tra colori e suoni.
Un’altra opera importante è Tub map radio (2010) un progetto commissionato dal Design Museum di Londra con lo scopo di mostrare la dimensione invisibile e i meccanismi nascosti di un dispositivo (elettronico). L’opera si basa su un diagramma creato da Herry Beck, progettista della Metropolitana di Londra, che mostra linee e stazioni come se fossero disposte su un circuito elettrico. Anche in questo caso, un input non visibile viene trasformato in un’opera visiva in cui, attraverso l’arte, si riesce a penetrare all’interno dell’ambiente contemporaneo che ci circonda.
Uno degli ultimi progetti di Suzuki è Sounds of the earth (2012), una sorta di sfera in vinile, su cui sono stati incisi i vari paesi del mondo, i quali producono ciascuno un suono differente al passaggio della puntina. Il suono riprodotto è costituito da registrazioni, come canzoni popolari o discorsi nelle lingue locali, raccolte dall’artista in giro per il mondo.
Suzuki ha presentato le sue opere nell’ambito di mostre, come nel caso di Breakfast Machine (2009) presentata ad Amsterdam, e si è anche occupato di produrre musica, arte che costituisce un importante aspetto della sua sperimentazione. Tra queste opere musicali, citiamo Yellow Peril Disco Group/Bamboo Disco, perlopiù musica funk e disco, suoni e ritmi suonati con Moog, vocoder e sintetizzatori, oppure MENTAL SX 150 in collaborazione con EDMX, dove alla musica tecno vengono mescolati i suoni prodotti da un trenino giocattolo e da una macchina per la colazione.
Un artista eclettico, le cui opere esplorano la continuità della dimensione e del dialogo tra i regni del suono e del design, sperimentando possibili interazioni tra le loro strutture. Abbiamo contattato Yuri Suzuki per discutere delle sue opere e dei suoi progetti.
Silvia Bertolotti: Su quali progetti stai lavorando attualmente e quali sono i tuoi programmi per il 2013?
Yuri Suzuki: In questo periodo sto lavorando a diversi progetti e non tutti sono progetti personali, nel senso che alcuni di questi sono frutto di collaborazioni. In particolare, sono impegnato in due progetti pubblicitari e in un progetto musicale. Inoltre ho appena completato il mio libro “B-side Onomatopeic music” che verrà pubblicato quest’anno. Tra le altre cose, ho programmato di trasferirmi qualche mese negli Stati Uniti per lavorare e condurre delle ricerche.
Silvia Bertolotti: Cosa intendi esattamente per “visual sound design”? Cosa ti ha portato a questo specifico genere d’arte e perché gli aspetti visivi del suono sono così importanti per te?
Yuri Suzuki: Non ho creato io l’espressione “visual sound design” ma possiamo parlare di “sound design”. Mi interessa molto l’aspetto comunicativo del design, che è concentrato di più sulla presentazione visiva delle forme del suono, e sulla comunicazione tra concetti e immagini.
Dato che mi considero anche un designer, sento la necessità di mostrare visivamente come funzionano questi principi. Questo aspetto visivo e comunicativo è molto importante del design ed è strettamente legato alla pubblicità (o alla stampa, per esempio). Mi interesso maggiormente all’aspetto visivo, in grado di combinare elementi visivi e sonori. Tutto questo si traduce nella creazione di forme piacevoli, mantenendo sempre l’ispirazione creativa iniziale. Ruota tutto intorno all’espressione.
Silvia Bertolotti: Come “traduci” esattamente i colori in suoni? Qual è la tua idea e la tecnologia che c’è dietro? Per esempio, in un’opera come Color Chaser.
Yuri Suzuki: Tutti conosciamo Broadway Boogie Woogie (1943) in cui Mondrian ha rappresentato uno spartito musicale attraverso un disegno a colori. L’idea di base di Color Chaser è simile: volevo sperimentare un modo per riprodurre dei suoni attraverso i colori e riuscire a leggere visivamente questi colori tramite un apparecchio. Come ben saprai, uno spartito musicale non è costituito solo da note, ma anche da durata e altezza dei suoni. Ho disegnato una linea nera circolare che rappresentasse lo spartito, su cui disegnavo dei tratti colorati.
Ho, quindi, creato un apparecchio con un piccolo sensore che segue questa linea nera, riconosce i colori disegnati e li interpreta, creando dei suoni. È un modo per comporre musica attraverso i colori. Questo ha aiutato le persone a capire come funzionano le cose, grazie alla visualizzazione del processo stesso.
Silvia Bertolotti: Quant’è importante la musica nella tua attività creativa?
Yuri Suzuki: Per me la musica è molto importante. Le mie esperienze precedenti provengono da questo campo. Ad esempio, in passato mi sono occupato, tra le altre cose, di produrre e distribuire musica. Diciamo che essa riveste un ruolo molto importante nelle mie opere e nella mia attività in generale. Il mio ultimo libro, tra l’altro, è incentrato sulla musica.
Silvia Bertolotti: Qual è la sfida principale per il design in un mondo dove il virtuale sta prendendo sempre più il posto del fisico e gli strumenti materiali sembrano perdere progressivamente importanza?
Yuri Suzuki: Credo di avere un’opinione diversa. Se consideriamo la musica, l’intero processo creativo avviene all’interno di un computer, di conseguenza si perde sempre di più il concetto di fisicità, il contatto con gli strumenti e le apparecchiature. Nel design, invece, gli aspetti materiali, il concetto di fisicità e il contatto con gli oggetti sono molto importanti. Quindi il design, anche se è prodotto con un computer, non si limita all’aspetto virtuale.
Quello che dici tu può essere in parte vero con la musica, come abbiamo detto prima, ma nel design è molto importante “sentire e toccare” l’oggetto. Se pensi a un CD o a un disco in vinile, ti rendi conto che ti danno delle sensazioni visive o tattili (come l’immagine di copertina o il disco stesso), sensazioni che un Mp3 non può darti.
Silvia Bertolotti: Che ruolo riveste la tecnologia nelle tue creazioni? Ad esempio, in Denki Puzzle o Tube map radio. Credi che sia più una minaccia o un’opportunità?
Yuri Suzuki: Non credo che la tecnologia rivesta un ruolo veramente importante nelle mie opere. La tecnologia è solo uno strumento, una sorta di mezzo che mi aiuta a trasmettere ed esprimere un’idea artistica, nient’altro. Credo che nelle mie opere siano più importanti l’espressione e la comunicazione. Di certo, la tecnologia è un’opportunità, ma non è una caratteristica centrale dei miei progetti.
Silvia Bertolotti: Perché scegli di trasformare oggetti della vita di tutti i giorni in qualcosa di completamente diverso?
Turi Suzuki: Quando studi design ti concentri solitamente sulle forme, sui materiali e sul progetto. Ma mi concentro anche sulla comunicazione tra persone e oggetti, una sorta di design interattivo. Le mie opere spesso esplorano i modi in cui comunichiamo con un oggetto e le diverse modalità di interazione.
Silvia Bertolotti: Ho visto che curi un blog e un account su Twitter. Quant’è importante per te il contatto con il tuo pubblico?
Yuri Suzuki: I blog e i social network ci danno la possibilità di comunicare e restare in contatto con il pubblico, cosa che non riusciremmo a fare senza di essi. Posso comunicare con qualcuno che non ho mai incontrato e raggiungere persone che non fanno neanche parte della mia vita. È per questo che credo che la comunicazione attraverso i social network sia estremamente importante nel mio lavoro.









