Nel 2006, Art+Communication festival, organizzato da RIXC a Riga, celebra il suo decimo anniversario e la sua ottava edizione. Per la prima volta il festival è concepito come un’esibizione su larga scala denominata WAVES, che quindi considera le onde elettromagnetiche come materia primaria, quindi il medium, della media art.
La mostra riuinisce circa 40 lavori internazionali di media art, in cui le onde elettromagnetiche non sono viste solo come portatrici di informazioni, ma anche come materia appunto e o tema dell’opera d’arte
Gli artisti della mostra sfidano quindi le conoscenze convenzionali di ciò che è la percezione di onda. I media elettronici come la radio, la TV e Internet sono in un modo o nell’altro sotto l’influenza delle società moderne. Di conseguenza, la sfera dell’informazione è controllata e soggetta a limitazioni di stampo politico imposte artificialmente. Gli artisti digitali sembrano gli unici che quindi stanno esplorando varie vie per pensare fuori dal coro, creando le proprie onde di informazioni alternative e creando networks alternativi legandosi a fenomeni e studi scientifici spesso del tutto utopici.
I lavori presentati quindi alla mostra WAVES coprono un ampio spettro di temi importanti. Alcuni lavori sono relativi quindi a strani fenomeni scientifici per fornire un’esperienza estetica inusuale, come per esempio l’ascolto del rumore di fondo dell’universo (Franz Xaver), oppure altri sono relativi alle qualità visive dei bulbi di luce (Artificiel).
Poichè inoltre la percezione sensoriale dell’uomo fornisce un accesso piuttosto limitato alle onde elettromagnetiche, la sonificazione e la visualizzazione dei dati scientifici delle onde stesse è un elemento centrale della mostra. Altri lavori esplorano quindi le implicazioni sociali e politiche della regolamentazione delle onde (Julian Priest, Bureau d’Etudes) oppure le possibili vie alternative al sistema delle comunicazioni (Marko Peljhan).
Questi sono quindi solo alcuni esempi di una mostra che interroga quelle che sono le convenzioni attuali delle esibizioni di media art. Laddove infatti molti lavori sono basati su schermi e visualizzazioni audio delle onde, molti altri lavori si basano su oggetti fisici (Joyce Hinterding, David Haines), su tecnologie di comunicazione oscure e dimenticate (Paul De Marinis) e sull’antenna come vero e proprio oggetto d’arte.
L’esibizione mostrerà quindi oltre 40 lavori di circa 70 artisti da 18 paesi differenti, tra cui: nthony McCall (US), Derek Holzer (NL), Bas van Koolwijk (NL), Jean-Pierre Aubé (CA), Luke Jerram (UK), Bureau d’Études (FR), Franz Xaver (AT), Scanner (UK), Erich Berger (NO), Jacob Kirkegaard (DK), Joyce Hinterding (AU), David Haines (AU), Mr.Snow (AU), Marko Peljhan (SL), Steve Heimbecker (CA), Catherine Richards (CA), Farmersmanuel (AT), Yunchul Kim (KO/DE), Robert Adrian X (AT), Norbert Math (AT), Martins Ratniks (LV) Clausthome (LV), Antanas Dombrovskij (LT), Artificiel (CA), Bulat Galejev (RU), TAKE2030 (UK), Paul De Marinis (US), Judith Fegerl (AT), Julian Priest (UK), Roland Jankowski (AT), Aaron Kaplan (AT), Barry Hale (UK), Disinformation (UK), Janis Garancs (LV), Adam Hyde (NL), Lotte Meijer (NL), Aleksandar Erkalovic (HR), Adam Somlai-Fischer (HU/SE), Danil Lundbäck (SE), Bengt Sjölén (SE), Mark Fischer (US), Jay Needham (US), Atau Tanaka (FR), Cecile Babiole (FR), Laurent Dailleau (FR), Gints Gabrans (LV), Oskars Poikans (LV), Martins Vizbulis (LV), Voldemars Johansons (LV), e altri.
