Curatori: Jaap Guldemond e Maxa Zoller
Dal 28 settembre al 30 novembre EYE Amsterdam presenta la prima mostra personale in Olanda dell’artista britannico Anthony McCall. Dagli anni Settanta McCall ha prodotto un grande numero di opere che includono disegni, performance e –particolarmente importanti per questa mostra – le sue grandi installazioni di luce di proiezione, i cosiddetti solid light films.
Le proiezioni luminose scultoree di McCall si rivelano al tempo stesso minimaliste nella forma e magiche nell’effetto, teoriche nell’essenza e viscerali, se sperimentate. Le sue sculture di luce in movimento restano in un perpetuo stato di cambiamento, rifiutano costantemente di essere classificate secondo le limitanti categorie della storia dell’arte come “scultura” e “film”. La mostra presenta non solo alcuni tra i suoi più importanti film di luce solida, ma traccia anche la loro evoluzione a partire dalle prime opere di McCall.
Il programma espositivo dell’EYE cerca le aree di sovrapposizione tra film e altre forme d’arte. Per l’EYE l’utilizzo del film come mezzo espressivo assume un particolare interesse in quanto forma d’arte che non è necessariamente limitata a proiezioni in sale cinematografiche, ma che esplora anche territori ignoti, spingendosi ai limiti e prefiggendosi di sfruttare le possibilità offerte dallo spazio espositivo tridimensionale. Le sfide delle opere multi-strato e interdisciplinari di McCall superano e ri-definiscono la tradizionale divisione tra “arte” e “cinema”; un risultato che risponde al progetto curatoriale dell’EYE.
Solid light films
Il primo Solid light film di McCall, Line Describing a Cone (1973), si basa su un proiettore 16 mm e una pellicola. McCall ha trattato la pellicola con una semplice tecnica di animazione in modo che un unico punto bianco sullo schermo cresca gradualmente, trasformandosi in un cerchio completo. Quando viene proiettato in uno spazio espositivo aperto, riempito da una nebbia sottile, il fascio di luce del proiettore diventa scultoreo. Con i suoi Solid light film McCall si proponeva di esaminare le basi dell’opera filmica, offrendo una critica all’industria del cinema commerciale, alla sua manipolazione del tempo e dello spazio, all’uso della narrazione, del montaggio e dei tagli e al suo rapporto conflittuale con lo spettatore.
Nella sua testa McCall rovescia la raison d’être del cinema e richiama l’attenzione dello spettatore lontano dall’immagine proiettata, verso il fascio di proiezione stesso. Presentando il suo lavoro in un contesto museale, McCall sfida il visitatore a relazionarsi fisicamente con le sculture di luce mobili. Il contesto artistico degli anni ‘60 e dei primi anni ’70 con lo sbocciare della cultura concettuale-ottica, del cinema espanso, delle performance artistiche, dell’arte minimal, del cinema strutturale e dell’arte concettuale, offre il ricco e multidisciplinare sfondo attraverso il quale interpretare le proiezioni di McCall.
Sviluppo
Alla fine degli anni Settanta McCall si allontanò dall’arte. Dopo una pausa di vent’anni, riprese il suo lavoro con un rinnovato senso di urgenza e nel 2001 presentò Line Describing a Cone alla storica mostra Into the Light presso il Whitney Museum of American Art di New York. Un nuovo software di progettazione digitale, videoproiettori ad alta qualità e il miglioramento delle condizioni tecniche offrirono a McCall nuove possibilità di rivedere e ampliare le sue opere dagli anni Settanta.
La prima parte della mostra Anthony McCall: Solid light films and other works (1971-2014) include una selezione di disegni, fotografie, documentazione delle sue prime performance, bozzetti e le pagine dei suoi taccuini. Il tutto fornisce un’introduzione alle “radici” dei Solid light film.
La seconda parte traccia lo sviluppo graduale del suo lavoro dalle opere Line Describing a Cone (1973) e Four Projected Movements (1975) alle più recenti installazioni digitali Doubling Back (2003) e Face to Face II (2013), la prima grande installazione di McCall che utilizza schermi doppi e galleggianti. Infine, la mostra presenta anche Traveling Wave (1972/2013). Quest’opera occupa una posizione unica nel lavoro di McCall perché è basata puramente sul suono.


