MIT List Visual Art Center - Cambridge, Massachusetts
19 / 10 / 2012 - 06 / 01 / 2013

“In the Holocene” è curata da João Ribas, Curator, MIT List Visual Arts Center 

La mostra “In the Holocene” esplora l’arte come scienza speculativa, e come gli artisti indagano sui principi più comunemente associati al pensiero matematico o scientifico. La mostra presenta un tipo di arte inteso come attività sperimentale e indagatrice che si concentra su ciò che viene spiegato dai metodi scientifici tradizionali: tempo, materia, energia, topologia, percezione, coscienza, ecc. In questo senso, arte e scienza condividono l’interesse per la conoscenza e per l’introspezione dirompente, ancora soggette a diverse logiche, ai principi di ragionamento e alle conclusioni.

La mostra prova a separare il giudizio estetico dalle idee convenzionali di piacere, di bellezza e di gusto, attraverso uno sviluppo della speculazione artistica e scientifica. Il termine “estetica”, coniato da Alexander Baumgarten nel 1735, intesa come scienza della conoscenza sensibile, ha tentato di porre il regno della percezione e della sensazione secondo i principi razionali. L’arte come valore del mondo può ampliare l’eventuale ricerca scientifica? Quali di queste forme di giudizio trascendono, o vanno oltre, il dominio di ogni disciplina particolare?

Affrontando questi temi, la mostra attinge alla storia di proposizioni speculative così come alle opere di artisti contemporanei. Il film Aesthetics as a Way of Survival (2009) di Germaine Kruip testimonia l’abilità dell’uccello giardiniere maschio di sistemare gli oggetti colorati come una parte del sistema di corteggiamento. Nelle indagini di Roger Caillois della mimesi biologica, gli insetti non riescono a distinguere la materia organica da quella inorganica. On Kawara e Helen Mirra si occupano del periodo geologico, delle forme di vita estremofile e delle forme di antiantropocentrismo della percezione. L’interesse di Robert Smithson nella cristallografia e nell’entropia si riflettono in Four-Sided Vortex (1965) e in Partially Buried Woodshed (1970).

 

Il Sensorium Tests (2012) di Daria Martin ruota attorno a una condizione neurologica definita “sinestesia del tocco a specchio”. Secondo F.T. Marinetti, i segni della matematica quantificavano i suoni, gli odori, i vari movimenti della vita moderna, mentre Iannis Xenakis utilizzava operazioni matematiche complesse per creare composizioni musicali. La “patafisica” di Alfred Jarry, la “teoria  quantistica” di Hohn Latham, e l’ “abissologia” di João Maria Gusmão e di Pedro Paiva sono esempi di sistemi speculativi della conoscenza ideati per affrontare le lacune nella cultura del mondo.

Il titolo della mostra è tratto dalla novella di Max Frisch, L’uomo nell’Olocene (1980), in cui un narratore cataloga vari libri per preservare la cultura umana, mentre le frane rischiano di distruggere il suo paese. Preoccupante è la conoscenza dell’Olocene, la fase geologica che comprende l’ultima era glaciale, circa 11000 anni fa, sino ai giorni nostri. L’Olocene costituisce il periodo geologico attuale, in cui l’uomo cerca di comprendere le leggi dell’universo e le origini della vita, e allo stesso tempo affronta il suo impatto sulla terra: dal riscaldamento globale a quelli che saranno i postumi della nostra presenza sul pianeta.

Artiti presenti: Berenice Abbott, Leonor Antunes, John Baldessari, Rosa Barba, Robert Barry, Uta Barth, Joseph Beuys, Alighiero Boetti, Carol Bove, Marcel Broodthaers, Matthew Buckingham, Roger Caillois, Hanne Darboven, Thea Djordjadze, Jimmie Durham, Terry Fox, Friedrich Fröbel, Aurélien Froment, Jack Goldstein, Laurent Grasso, João Maria Gusmão & Pedro Paiva, Florian Hecker, Alfred Jarry, Rashid Johnson, Joan Jonas, On Kawara, Kitty Kraus, Germaine Kruip, John Latham, Sol LeWitt, F.T. Marinetti, Daria Martin, John McCracken, Mario Merz, Helen Mirra, Trevor Paglen, Man Ray, Ben Rivers, Pamela Rosenkranz, Robert Smithson, Hiroshi Sugimoto, Superstudio, Georges Vantongerloo, Lawrence Weiner, and Iannis Xenakis.