The language of the digital
Le opere di Jan Robert Leegte

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Nel saggio Il grado zero della scrittura (1953), il semiologo Roland Barthes analizza il formalismo del linguaggio. Egli si focalizza sulle capacità del linguaggio, oltre a essere un mezzo di comunicazione e una forma diretta di espressione. Le parole diventano dei mattoncini che ricorrono in insiemi diversi e con significati diversi. Barthes è anche il famoso sostenitore della morte dell’autore, un concetto che svincola il testo (scritto) dal suo autore. Secondo il suo punto di vista, un testo è un oggetto tra il mittente e il destinatario e, pertanto, soggetto a interpretazioni diverse. Un testo può, dopo la propria creazione, acquisire uno status di maggiore autonomia, separato dal suo creatore. Queste due idee hanno preso posto nelle arti visive, per esempio nella ricerca della specificità mediale nei dipinti a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso. Gli artisti cercano di mostrare un dipinto per quello che è: nulla di più che pittura su tela, senza alcuna illusione. “Il grado zero della pittura” ricorre persino come riferimento letterario di Barthes nell’arte di Daniel Buren, l’artista francese. Il significato di un artefatto culturale oscilla dal solo significato “voluto” dal creatore a un campo di significato in continuo cambiamento, una relazione triadica tra creatore, opera e osservatore.
Nella propria arte, Jan Robert Leegte ha continuato a esplorare la materialità del digitale quotidiano e degli ambienti online e delle culture sin dagli anni ‘90. Elimina il contesto originale e il significato degli elementi di queste realtà virtuali. Come un semiologo dell’età digitale, riduce il digitale in un mattoncino e si focalizza a fondo sul funzionamento dei suoi vari elementi. Nella sua serie ancora in corso, JPEG (dal 2022), Leegte non presenta l’immagine in forma di JPEG, ma il JPEG stesso, un metodo di compressione e tipo di file di immagine. E poi c’è la barra di scorrimento, elemento ricorrente in molti contesti e forme nell’arte di Leegte sin dal 1997 sia nel mondo virtuale sia in quello fisico, come sito web e scultura. La barra di scorrimento è un oggetto di tutti i giorni e trasformativo che, come le parole separate nell’analisi di Barthes, assume di continuo significati (e aspetti) diversi in insiemi diversi: un costrutto culturale senza un autore riconoscibile. Le parole esistono anche al di fuori del mondo letterario, proprio come la barra di scorrimento (e come i pixel o gli uno e gli zero di cui è composta) funziona al di fuori del mondo artistico. La dimostrazione della materialità e l’eliminazione del significato, a loro volta, sembrano essere riservati per il mondo della letteratura e dell’arte.

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Viene spesso fatto il paragone tra linguaggio e arte digitale. Il linguaggio, attraverso la programmazione, si trova al centro del dominio digitale, ma ci sono ulteriori similitudini: sia il linguaggio, sia il materiale digitale hanno funzioni al di fuori del contesto artistico, ancora di più rispetto alle forme classiche di arte visiva come la pittura. Non sono principalmente un mezzo di espressione artistica: sono, prima di tutto, un mezzo di comunicazione che è esplorato e ampliato tramite l’arte, includendo sia l’arte visiva, sia la letteratura. Come scrive Barthes in Il grado zero della scrittura: “La letteratura non è più vissuta come un mezzo di comunicazione privilegiato socialmente, ma come un linguaggio di coerenza, un linguaggio pieno di profondità nascoste, che si presenta come un sogno e una minaccia allo stesso tempo.” Queste parole si applicano direttamente all’arte digitale e alla pratica di Leegte. I mezzi digitali non sono utilizzati come un mezzo di comunicazione, bensì come una forma di espressione artistica, un linguaggio con le proprie regole e leggi. I lati utopici e distopici di Internet, il mezzo di comunicazione che funziona anche come mezzo artistico, risuonano anche nella descrizione di Barthes.
Leegte cerca oggetti e concetti della quotidianità nel dominio digitale, li trasforma in qualcos’altro. Questo “trascinamento”, parola che ha anche acquisito un significato con l’introduzione del virtuale, crea una trasformazione da una realtà semantica ad un’altra. Isolando gli elementi digitali, Leegte li rimuove dal loro ambiente in continua evoluzione e li monumentalizza in modo silenzioso. Tramite il JPEG, la barra di scorrimento, il pulsante e l’NFT, porta il visitatore a viaggiare attraverso riferimenti e metodologie storiche dell’arte. Leegte esplora il digitale come un linguaggio artistico con una miriade di significati, sia nelle realtà fisiche, sia online.
(Sanneke Huisman)
