Optronica Lab presenta in esclusiva l’ultimo lavoro dello scozzese Simon Richardson , in arte Vj Vitascope , e del suo collettivo Hannas Barber, trio musicale dedito alla sperimentazione nel campo dell’elettronica e delle sonorità down-tempo.
L’articolato percorso del trio nell’esplorazione elettronica inizia nel 1995 attraverso l’applicazione delle tecniche di improvvisazione anaologico/digitali. Vitascope ha lavorato come VJ con artisti della portata di Andrew Weatherall and Derrick May . Ha preso parte ad eventi dal respiro internazionale quali il FILE di Sao Paulo del Brasile (2003) e al vj festival trans-siberiano Kulturedrang Nach Osten (2002).
Vitascope utilizza per i suoi set loop in 16 mm , ricavati da pellicole che lui stesso gira e in cui il dinamismo del suono si rivela attraverso il movimento elementare di linee, forme e sfondo che si compongono dando vita ad un suggestivo ambiente 3-d.
INTERVISTA CON VITASCOPE
– Cosa ti ha avvicinato al mondo dell’audiovideo?
Le possibiltà sinestetiche insite nell’incontro dinamico tra I due sensi. La combinazione di audio e video a tempo le esplora e dà così vita ad una sorta di scultura di luce a quattro dimensioni.
– Puoi anticiparci qualcosa sulla tua performance per Optronica? Come pensi che l’evoluzione della tecnologia AV abbia impattato sulla tua arte?
Per la mia performance per Optronica utilizzerò insieme loop in 16mm e cut up audio-video realizzati in digitale, con la finalità di creare un ambiente sonoro capace di estendersi in vero e proprio paesaggio. Ciò a cui ho cercato di dare forma è un percorso di esplorazione delle possibilità potenziali insite nella trasformazione del vj in “expanded VJ”, grazie all’aiuto di alcuni sviluppi sul piano figurativo ottenuti attraverso l’inserimento di animazioni digitali realizzate con Flash. Ho realizzato una serie di loop in 16 mm inspirato dal lavoro di artisti quali Harry Smith, Len Lye, Oscar Fishinger e Norman Mclaren, tutti contraddistinti dal primato nell’esplorazione del colorito dinamismo del suono.
Ho lavorato nei club dal ’94 al 2002, utilizzando tre proiettori e centinaia di loop tagliati per creare live una reazione video all’audio suonato dal DJ. Nel 1998 mi fu commissionato la realizzazione del film “Loophole”, a cui lavorai, grazie ad un’operazione di editing digitale, realizzando una nuova colonna sonora e curando simultaneamente la parte viisiva. Il film fu proiettato al Glasgow Film Theatre e al European Media Arts Festival nel 1999. Arrivarono così le commissioni per le tre serie di Mixmasters, trasmesse sulla rete nazionale e proiettate in tutto il mondo. Dopo aver completato gli studi in “Immagine Elettronica” al Jordanstone College of Art and Design, nel 2001, ho iniziato a lavorare sulle possibiltà di integrazione tra la riproduzione digitale e il controllo dell’audio e l’irriproducibilità della più vecchia e silenziosa tecnologia del 16 mm. Per questa performance utilizzerò per la prima volta un mixer che mi consentirà di lavorare contemporaneamente con queste fonti. La tecnologia in questo senso stà giocando un ruolo fondamentale sull’evoluzione delle forme di Vjing.
– Perchè credi che I festival come Optronica siano importanti?
Credo che un evento come Optronica sia eccezionale per testimoniare i passi avanti fatti in questo campo, a differenza di molti altri festival dedicati ai new media questo festival si stà infatti incaricando di portare in scena un intero settore artistico, portando sul palco performers, film-makers, computer artist e sound artist e proponendo varie possibilità di interazione tra queste modalità di espressione artistica. Credo che il set up di un audio-video possa presto arrivare a trasformarsi in un vero e proprio strumento musicale così come lo sono chitarra e sassofono. Così come il concetto di chitarra si è modificato nel corso degli anni indicando una serie smisurata di chitarre di varie tipologie così forse stiamo assistendo alla scoperta di un nuovo strumento che permette di veicolare contemporaneamente audio e video .
