Sin dalla sua creazione nel 1998, in Norvegia, Momentum ha sempre presentato i lavori di notevoli artisti scandinavi e internazionali. Questa è la biennale d’arte contemporanea più antica e affermata nei paesi nordici.
Momentum 8 considera la Tunnel Vision (visione a tunnel) come una condizione culturale e artistica. L’odierna cultura collegata alla rete non solo genera una iper-connettività, ma anche varie separazioni: persone e comunità crescono sotto particolari campane di vetro. Momentum 8 si focalizza sugli artisti che abitano mondi a parte, con una loro logica, e che seguono il loro pensiero durante tutto il percorso.
Per molto tempo la Tunnel Vision è stata oggetto di una celebrazione artistica talmente eccentrica da risultare disarmante, anche se incline sia alla condanna culturale sia all’associalità in maniera allarmante. Gli attuali sviluppi tecnico-scientifici incoraggiano l’individualismo e, allo stesso tempo, promuovono comunità isolate in cui ognuno può immergersi e sparire. La personalizzazione di Internet grazie al massiccio utilizzo di cookie e algoritmi ha generato le cosiddette bolle di filtraggio e i cosiddetti you-loop: i dati dell’utente vengono raccolti e disposti in modo da stabilire cosa si trova e, di conseguenza, ciò che si sta cercando.
Quindi, le nostre query di ricerca online, dimostrano che ognuno di noi ha una propria visione del mondo. Se Internet ha sempre rappresentato una finestra sul mondo, adesso mostra anche la nostra immagine riflessa nello schermo.
L’immersione in loop autoreferenziali viene richiamato da un rinnovato interesse per le sostanze psicotrope. Al contrario del movimento psichedelico degli anni ’60, che si incentrava sull’espansione della mente, Momentum 8 focalizza l’attenzione sulle esperienze di riduzione della mente.
Una tale concentrazione potrebbe assumere la forma di trance, meditazione o claustrofobia ossessiva mentre la visione potrebbe risultare lucida, visto che viene dimenticato tutto il resto. Sommersi da un costante flusso di informazioni, vengono richiesti simultaneamente multitasking e concentrazione diretta. Oggi, si utilizzano nuove droghe e tecnologie per creare una visione a tunnel che riduca sia questa gamma di informazioni, sia il nostro accesso alle suddette.
Affrontando temi come teorie del complotto, paranoia e stati mentali alterati, la mostra esplora quella che può essere definita “conoscenza compressa” e che può apparire incestuosa, autoreferenziale o idiosincratica.
Artisti: Hrafnhildur Arnardottir a.k.a Shoplifter (Islanda/USA), Brody Condon (Messico/USA), Steingrimur Eyfjord (Islanda), Valia Fetisov with Dzina Zhuk & Nicolay Spesivtsev (Russia), Johanna Heldebro (Svezia), Minna L. Henriksson (Finlandia), Sofia Hultén (Svezia/Germania), Ferdinand Ahm Krag (Danimarca), Agnieszka Kurant (Polonia/USA), Cristóbal Lehyt (Cile/USA), Eva Löfdahl (Svezia), Joanna Lombard (Algeria/Svezia), Lundahl & Seitl (Svezia), Fujiko Nakaya (Giappone), Christine Ödlund (Svezia), Ola Pehrson (Svezia), Edward Shenk (USA), Daniel Steegmann Mangrané (Spagna/Brasile), Bjarni H. Thorarinsson (Islanda), Sissel Tolaas (Norvegia/Germania), Ryan Trecartin (USA), Steina (Steina Vasulka) (Islanda/USA), Emanuel Vigeland (Norvegia), Julius von Bismarck (Germania), Zhala (Svezia)
Curatori: Jonatan Habib Engqvist (Svezia), Birta Gudjonsdottir (Islanda), Stefanie Hessler (Germania/Svezia), Toke Lykkeberg (Danimarca)

