Viviamo ormai in uno stato di costante stress mentale. Ma che opportunità hanno gli artisti, gli attivisti e i gruppi politicizzati per condurci verso una via d’uscita da questo stato d’ansia? A fronte del “Protest Workshop” al FACT di Liverpool il prossimo 18 giugno , Joanna Straczowski analizza la situazione.

In collaborazione con la Hope University di Liverpool, a-Political, Disruptive.biz e Games and Social Change, FACT ospita a giugno un workshop che riflette sulla domanda: “Protest – Is it still possible in the 21st Century?”. Alla luce dei recenti risultati delle elezioni e del numero delle petizioni di Change.org che girano su Facebook in una settimana, la domanda non potrebbe essere più rilevante.

Soffrire d’ansia è uno dei disturbi mentali più diffusi, non solo nel Regno Unito ma nelle società occidentali in generale. L’origine di questa forma di stress mentale è spesso attribuita a problemi psicologici individuali e alle circostanze. Allo stesso tempo, la sensazione d’ansia sembra essere ben accettata come sintomo del mercato del lavoro odierno, della politica economica attuale e della sentita instabilità dalla quale la generazione corrente è affetta. Un’alzata di spalle generale e un frustrante “Che cosa puoi farci, realmente?” sembra essere l’attitudine più diffusa verso questo sviluppo, nonostante la portata della propaganda e le promesse ripetute così tanto negli ultimi mesi di campagne politiche.

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Comunque, la sensazione corrente per la quale si pensa che mantenere le persone in condizioni precarie provochi incertezza sul loro futuro è semplicemente senza alternative. Lascia le persone senza energia per protestare e senza speranza per il cambiamento. L’articolo “We Are All Very Anxious” pubblicato da Plan-C illustra perfettamente questa atmosfera opprimente.

Ciò nonostante, nell’articolo l’autore obietta che ci sono buone possibilità per modificare lo status quo attuale. L’intero testo è un appello all’azione, un appello per ricordarci che il sistema attuale è in realtà meno stabile di quello che la propaganda capitalista ci vuole far credere.

Questo riflette l’idea generale sulla quale il “Protest Workshop” di Giugno è basato. L’appuntamente sarà organizzato intorno alla proiezione del film documentario We Don’t Like Samba, realizzato dal gruppo c.i.s. di Berlino. Il film rappresenta i protestanti anti-Fifa durante i Mondiali di calcio del 2014 in Brasile e mostra come l’attivismo politico sia possibile nonostante gli ostacoli e le barriere che le grandi compagnie ergono. Proiettato in sequenze durante il workshop, il documentario verrà interrotto da piccole presentazioni da parte sia di accademici sia di artisti, seguite da sessioni di domande e risposte.

L’obiettivo generale del workshop è riflettere e discutere sulle opportunità che gli artisti, gli hacktivist e i gruppi politici hanno per condurci verso una via d’uscita dallo stato d’ansia. Dopo tutto, le stesse nuove tecnologie che ci costringono alla comunicazione e alla reperibilità costanti hanno anche i loro vantaggi. Internet e i social network hanno cambiato indiscutibilmente la nostra maniera di protestare e ci hanno anche permesso di connettere tra loro movimenti che altrimenti avrebbero potuto non venire mai a conoscenza l’uno dell’altro (basti pensare al movimento Blockupy che ha trovato subito seguito su scala internazionale grazie al world wide web).

Dato che il sistema politico sembra sempre più distante da quello che vogliamo veramente, ci stiamo rivolgendo ai social media per esprimere le nostre speranze, paure e i nostri appelli sui network mondiali degli amici e per ottenere consensi per sostenere una causa; le nostre identità digitali si fanno avanti contro il sistema.

Alla fine, se non è l’arte a poterci dare nuove prospettive sulla nostra situazione attuale e a poter abbattere il sistema paralizzante dell’ansia, chi altro potrebbe? Oppure, come ha detto una volta l’autore americano William S. Burroughs: “Secondo me gli artisti sono i veri architetti del cambiamento, e non i legislatori politici applicano il cambiamento dopo il fatto.”


Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul sito del FACT, sezione News & Articles, autore Joanna Straczowski, http://www.fact.co.uk/news-articles/2015/03/have-you-protested,-yet.asp