PODO Museum - Seogwipo-si, Jeju-do (Corea del Sud)
9/08/2025-8/08/2025

Isola di Jeju, Corea del Sud —PODO (direttrice esecutiva: Chloe H. Kim) inaugura la sua nuova esposizione We, Such Fragile Beings, che terminerà l’8 agosto 2026. La mostra presenta tredici artisti contemporanei provenienti non solo dalla Corea ma anche dal resto del mondo, tra i quali nomi di fama internazionale come Mona Hatoum, Jenny Holzer, Liza Lou e Sarah Sze. Inoltre, l’esposizione affronta la domanda “Per quale motivo noi, esseri così fragili nel vasto universo, continuiamo a essere in conflitto?”, e ricerca percorsi verso l’empatia, la comprensione e la coesistenza.

Opere realizzate da Mona Hatoum, Jenny Holzer, Liza Lou, Annabel Daou, Sumi Kanazawa, Maarten Baas, Sarah Sze, Lee Wan, Boo Jihyun, Kim Hanyoung, Song Dong, Sho Shibuya, Robert Montgomery

Presentazione generale dell’esposizione

L’esposizione si ispira alla fotografia “Pale Blue Dot” scattata dal Voyager 1 nel 1990, nella quale veniva immortalata la Terra da 6,4 miliardi di chilometri di distanza. Questa prospettiva è il punto di partenza che ci permette di esaminare le relazioni umane e la nostra coesistenza su questo pianeta.

La mostra si sviluppa su tre gallerie e due spazi tematici appositamente progettati.

Prima galleria: Temple of Oblivion (Tempio dell’oblio)

L’esposizione presenta opere di Mona Hatoum, Jenny Holzer, Liza Lou e Annabel Daou e affronta temi come la migrazione forzata e la memoria collettiva. Questi artisti utilizzano un’ampia varietà di materiali dal cemento al metallo, dalle perline al testo, per approfondire il modo in cui le società elaborano e ripropongono modelli di violenza.

La galleria si apre con opere di artisti celebri come Mona Hatoum, che ha esposto alla Biennale di Venezia e a Documenta, e Jenny Holzer, la quale negli ultimi cinque decenni ha analizzato il linguaggio del potere. Le loro opere mettono in mostra il vero volto della società contemporanea, pervasaall’odio e dalla divisione.

Mona Hatoum presenta una massa del peso di 1,6 tonnellate sospesa in aria, realizzata con calcestruzzo e barre d’acciaio. A un primo sguardo la struttura appare imperturbabile, ma in realtà trasmette uno schiacciante senso di precarietà. Nata in Libano in una famiglia di rifugiati palestinesi, Hatoum non riuscì a tornare nel suo paese d’origine in seguito allo scoppio della guerra civile libanese nel 1975. La sua opera evoca una visione inquietante di un collasso imminente, radicata nell’esilio personale e politico.

Jenny Holzer incide 296 lastre di piombo e rame con testi raccolti da social media politicamente polarizzati, trattandoli come reperti archeologici. La sua opera mette in evidenza come siamo diventati insensibili al rapido uso di un linguaggio aggressivo e ostile.

Liza Lou ha collaborato con donne Zulu del Sud Africa che sono state vittime di oppressione razziale. Insieme hanno ricoperto il filo spinato che in passato le opprimeva con milioni di piccole perline.

Annabel Daou ha trascritto su sei metri di microfibra pezzi di dialoghi quotidiani presi da conversazioni con altri abitanti utilizzando il correttore liquido. La sua opera evoca i fondamentali legami umani che continuano a esistere anche in un mondo fratturato.

Seconda galleria: Portrait of Time (Ritratto del tempo)

Nella seconda galleria, Portrait of Time (Ritratto del tempo), il tempo viene visto come un’entità concreta e visiva, come se si dipingesse un ritratto. Attraverso questo approccio, la mostra offre una comprensione relativa e sensoriale del tempo.

Quattro artisti, Sumi Kanazawa, Maarten Baas, Sarah Sze e Lee Wan, esplorano l’essenza del tempo attraverso differenti metodi e sensibilità. Ognuno di loro mette in mostra caratteristiche ed espressioni sottili e uniche del tempo, offrendo nuovi modi di percepirlo. Grazie alle loro opere i visitatori possono esplorare la relatività del tempo e la condivisa condizione umana di impotenza di fronte a esso.

Sumi Kanazawa accumula la ripetizione del tempo sotto forma di materiale collegando centinaia di pagine di giornale ricoperte di segni realizzati a matita per creare un’installazione simile a una tenda.

Maarten Baas, designer e artista olandese, presenta una nuova opera creata appositamente per questa esposizione. Il suo lavoro, raffigurante operai impegnati nell’incessante assemblaggio delle lancette per orologi, mette in mostra il modo in cui gli individui moderni sono confinati nelle più piccole unità di tempo.

L’opera di Sarah Sze implica che, sebbene ognuno di noi conduca vite differenti, le sfaccettature del nostro inconscio che si dispiegano nei sogni sono sorprendentemente universali.

Lee Wan raffigura l’esperienza soggettiva dello scorrere del tempo attraverso 560 orologi ticchettanti, ciascuno dei quali si muove a una velocità diversa. L’opera rappresenta i diversi modi in cui viene percepito il tempo.

 

Lo spazio tematico del museo PODO

Il museo PODO presenta spazi tematici concepiti specificamente per ogni mostra così da ribadirne il tema centrale. Questi spazi sono concepiti e prodotti in casa con lo scopo di arricchire l’esperienza del visitatore.

Il primo spazio tematico, Glass Cosmos, presenta un’installazione cinetica composta da centinaia di sfere di vetro; queste si accendono in sequenza quando i visitatori soffiano dentro agli oggetti di vetro costruiti da sopravvissuti a forme diverse di violenza. Quest’opera partecipativa invita i visitatori a sperimentare il rapporto tra il dolore individuale e la guarigione collettiva.

We are made of star stuff è un’installazione immersiva. Dentro a uno spazio circondato da luci LED e specchi, il Voyager-Golden Record del 1977 riproduce i saluti dell’umanità in 55 lingue. Durante l’ascolto i visitatori si vedono riflessi all’infinito e gradualmente rimpiccioliti dagli specchi, e fanno così esperienza della propria esistenza quali minuscoli esseri nell’universo.

Questi spazi tematici sono stati concepiti dal direttore esecutivo Chloe H. Kim e sono stati realizzati insieme  a specialisti di numerose discipline diverse, tra cui l’architetto paesaggista Sumu, l’artista del vetro Yang Yoowan, i programmatori Shin Jaeyoung, Ahn Roksu e Park Jiyeon e il collettivo creativo NAU.

 

Terza galleria: Mirror of Memory (Specchio della memoria)

La Galleria 3, l’ultimo spazio espositivo del museo, prende il titolo di Mirror of Memory. È organizzato in modo tale che le memorie del passato e del presente, individuali e collettive, si riflettano le une nelle altre e a vicenda si diano risposta. Nell’osservare i riflessi di queste memorie, i visitatori conoscono un senso di connessione tale da permettere ai propri ricordi di incontrare quelli di altri.

Questa galleria è stata progettata in occasione del progetto ACA in PODO del museo PODO, che accoglie artisti contemporanei asiatici. Boo Jihyun, Kim Han Young, Song Dong e Sho Shibuya, quattro artisti provenienti da Corea, Cina e Giappone, si chiedono: “Come dovremmo vivere, nonostante tutto?”

Boo Jihyun evoca un mare silenzioso attraverso l’uso di lampade da pesca dismesse. Him Han Young costruisce il peso del tempo con pennellate che si sovrappongono. Song Dong presenta porte consumate dal tempo recuperate dai cantieri di demolizione di Pechino, esprimendo una placida interdipendenza. Sho Shubuya sovrappone i cieli alle pagine dei quotidiani, nascondendone delicatamente i titoli del giorno.

Attraverso questi silenziosi atti di ripetizione, gli artisti rivelano il potere rigenerativo della quotidianità. Insieme consegnano un messaggio chiaro: anche in un mondo distrutto, la bellezza continua ad esistere, nascosta dietro alla modestia del nostro sguardo.

“Love Is the Answer”

L’ultima opera della mostra è una scultura a LED di Robert Montgomery, dalla collezione del museo PODO, installata nel giardino esterno. Precedentemente esposta al Tuileries Garden del Louvre nel 2022, l’opera mette a fuoco il percorso dell’intera mostra con una sola frase: “L’amore è un’energia rivoluzionaria che distrugge l’oscurità e annienta le distanze che ci separano”.

Dopo aver attraversato Temple of Oblivion, Portrait of Time e Mirror of Memory, i visitatori giungeranno alla più antica e certa risposta: l’amore

“Contemplare occasionalmente la portata dell’universo amplia i nostri orizzonti di riferimento e ci dà il potere di trascendere le angosce e gli ostacoli quotidiani”, ha affermato Chloe H. Kim, direttore esecutivo del museo PODO. “Sebbene questa mostra esordisca con temi piuttosto pesanti e provocatori, ci auguriamo che i visitatori ne scoprano la bellezza e il messaggio di speranza attraverso lo sguardo degli artisti, e che vivano il viaggio trasformativo che porta alla guarigione dalla violenza”.

Un nuovo spazio culturale in armonia con la natura

Il museo PODO ha ristrutturato lo spazio circostante per migliorare l’esperienza dei visitatori. L’introduzione di prati e spazi per eventi all’aperto, nei giardini anteriori e posteriori, ha tracciato un piacevole percorso pedonale che collega il museo PODO all’hotel PODO. Il giardino esterno ospita sculture di Robert Montgomery, Ugo Rondinone e Kim Hongseok. È inoltre prevista l’inaugurazione di un’installazione di altalene realizzata dal collettivo artistico danese SUPERFLEX nella pineta.

Dalla sua apertura nel 2021, il museo PODO ha ottenuto un ampio sostegno da parte del pubblico, proponendo temi sociali di grande rilevanza come l’odio, le minoranze e l’invecchiamento in modo accessibile ed empatico. Riconosciuto come un museo da non perdere a Jeju, ha ricevuto riconoscimento per aver trasformato il panorama culturale della regione montuosa di Hallasan.

La mostra sarà aperta dal 9 agosto 2025 all’8 agosto 2026.


en.podomuseum.com