Forced Reuse è un progetto di ricerca che indaga il fenomeno dell’adaptive reuse di oggetti e spazi, spinto da forti necessità da parte della comunità e condotto da utenti indipendentemente da architetti e designer. Il progetto non è limitato dalla geografia, dall’economia o dalla portata, ma dalla volontà di scoprire la forza trainante che sta dietro al riutilizzo non professionale di elementi edilizi e spazi. In particolare, si interessa alle ragioni che spingono le comunità a ripensare le pratiche edilizie convenzionali in regioni in cui la necessità prevale sui sistemi formali, dove le persone sono costrette a riutilizzare.
Al centro di questa ricerca c’è una critica all’estremo convenzionalismo che oggi domina le pratiche di adaptive reuse e la professione in generale. La ricerca sostiene che il settore è governato da codici standardizzati, leggi obsolete e schemi rigidi che limitano le possibilità. Queste limitazioni non riescono a cogliere l’ingegnosità e il pragmatismo di coloro che, spesso per necessità, operano al di fuori dei sistemi formali, spesso in regioni politicamente instabili ed economicamente svantaggiate, dove le comunità devono navigare una realtà in cui i regolamenti sociali e le norme professionali semplicemente non si applicano o sono finanziariamente fuori portata.
Il progetto di ricerca si distingue da altre pratiche contemporanee di adaptive reuse, motivate da ragioni di conservazione storica, ambientaliste o sentimentali. Il progetto esamina i contesti in cui il riutilizzo deriva dall’urgenza, sia questa dovuta alla scarsità di materiali, alle turbolenze politiche o alle crisi climatiche. Concentrandosi sui particolari e sulle peculiarità di queste risposte inventive, il progetto cerca di scoprire una forma di intelligenza nata dalla necessità, dalla crisi e dal bisogno.
Un riparo per rifugiati costruito con contenitori di petrolio, una casa edificata con pneumatici usati, un vecchio autobus riutilizzato come fienile di campagna, un ponte costruito con un vagone ferroviario, un bunker di guerra trasformato in un’officina meccanica, e un garage cooperativo convertito in una palestra improvvisata: questi sono solo alcuni esempi di tipologie uniche, scoperte nella ricerca “Forced Reuse”. Strutture costruite non a partire da ciò che è tradizionalmente destinato alla costruzione, ma con ciò che è disponibile in situazioni di scarsità e povertà, e allo stesso tempo, sempre in modo intelligente riutilizzando quello che è in eccesso, comunemente considerato “rifiuto”. Queste strutture sono realizzate con ingegno, arguzia e bellezza immanenti, rendendole intrinsecamente ecologiche.
Il progetto sarà esposto in due mostre: una a Ginevra e una a Milano, e includerà vari casi di ricerca rappresentati tramite modelli 3D e disegni, prototipi 1:1 e immagini scattate da fotografi professionisti e non e dagli utenti dei vari casi studio. Le mostre saranno seguite da una pubblicazione prevista per la metà del 2025.
La prima mostra sarà inaugurata (con un aperitivo) alla Fondation Clarté (edificio Immeuble Clarté progettato da Le Corbusier) a Ginevra il 14 gennaio 2025 alle 17
Fondation Clarté: Rue Saint-Laurent 2/4, 1207 Ginevra, Svizzera
Siete i benvenuti!
La mostra finale si terrà al Dropcity di Milano durante la settimana dell’Architettura di Milano (magio 2025). L’orario esatto è da confermare!
Dropcity: Via Giovanni Battista Sammartini, 60, 20125 Milano, Italia
