Il ciclo di vita dell’ambiente costruito – la produzione, l’utilizzo e, infine, lo smaltimento di edifici e infrastrutture (e la loro aggregazione come paesi e città) – è attualmente responsabile di quasi la metà di tutte le emissioni di gas serra antropogeniche, oltre la metà della generazione di rifiuti solidi e quasi tre quarti del consumo di energia. Tuttavia, queste statistiche non riescono a fornire un quadro della portata delle problematiche sistemiche che fronteggiamo in conseguenza della nostra capacità unica e ubiquitaria di produrre e consumare i manufatti della nostra operosità. Mentre ci avviciniamo a questa soglia planetaria critica, quella che gli scienziati descrivono come un “punto di svolta climatico”, come possiamo noi come architetti (insieme ai nostri colleghi del settore edilizio) mitigare o addirittura invertire gli impatti ecologici e atmosferici del nostro lavoro? E se, invece di continuare a far esaurire e deteriorare l’ecosistema naturale del nostro pianeta (le sue foreste, il suo terreno torboso, le sue paludi), la costruzione degli edifici e delle città in tutto il mondo potesse diventare una spinta per incentivare la loro ristrutturazione, invertire il cambiamento climatico e migliorare la biodiversità?
Nel corso di un simposio di tre giorni organizzato da Alan Organschi, senior critic e direttore dello Yale Building Lab, una varietà di intellettuali e tecnici di spicco riguardo le scienze climatiche, dell’ecosistema e delle costruzioni, l’ecologia e la produzione industriale, il design, l’ingegneria, la finanza e le politiche si riunirà per esaminare, dibattere e discutere i materiali, i mezzi, i metodi e i possibili benefici di un nuovo paradigma rigenerativo per il settore dell’edilizia.
Il simposio avrà inizio giovedì 20 febbraio con una serie di tour e workshop a New Haven e dintorni sulla costruzione in legno e a base biologica, il design-build, la ricerca sui materiali rigenerativi e circolari ed esperimenti in corso. Una serie di conferenze il venerdì e il sabato riunisce i relatori intorno a un’ampia gamma di temi: gli ostacoli e i benefici di un cambiamento del sistema, la resilienza e la reattività nei sistemi naturali, l’economia circolare e i nuovi materiali, le reti di conoscenza innovative e trascurate nei beni comuni e la creazione delle condizioni per il cambiamento del sistema. La keynote conversation, che tratterà di architettura, scienza e governance planetaria, avrà luogo la sera di venerdì 21 febbraio.
Fra i partecipanti al simposio figurano Paul Anastas, Deborah Berke, Phillip Bernstein, Stephanie Carlisle, Catherine DeWolf, Ana María Durán Calisto, Anna Dyson, Christian Gäth, Eva Gladek, Daniel Ibañez, Indy Johar, Sara Kuebbing, Matti Kuittinen, David Lewis, Tanya Luthi, Maurie McInnis, Philipp Misselwitz, Kiel Moe, Alan Organschi, Marc Palahí, Alex Peters, Vyjayanthi Rao, Barbara Reck, Jennifer Russell, Karen Seto, Andrew Waugh, Lindsey Wikstrom, Mark Wishnie, e Julie Zimmerman.
Il programma completo è disponibile online; è inoltre disponibile la registrazione per la partecipazione in presenza oppure virtuale.
Building a Planetary Solution: strategie architettoniche rigenerative per un pianeta in crisi è sostenuto dal the J. Irwin Miller Endowment della Yale School of Architecture.
