{"id":9987,"date":"2006-05-02T12:00:00","date_gmt":"2006-05-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/"},"modified":"2020-10-21T11:01:03","modified_gmt":"2020-10-21T10:01:03","slug":"deconstructing-deck","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/","title":{"rendered":"Deconstructing Deck"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Al giorno d&#8217;oggi l&#8217;aggettivo &#8220;collaborativo&#8221;, in riferimento a un&#8217;opera d&#8217;arte, sa un po&#8217; di vecchio, e tende a suscitare quel sorriso un po&#8217; beota che si riserva ai propri ricordi d&#8217;infanzia. Il suo momento di gloria l&#8217;ha avuto nella seconda met\u00e0 degli anni Novanta, quando si guardava con stupore alle nuove possibilit\u00e0 creative messe a disposizione dalla Rete, in particolare a quella designata da un&#8217;altra parolina magica, anch&#8217;essa un po&#8217; invecchiata: interattivit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;opera collaborativa sembrava una delle prove della morte dell&#8217;autore e una delle declinazioni dell&#8217;opera interattiva: entrambe passarono di moda quando si scopr\u00ec che l&#8217;autore restava sano come un pesce d&#8217;altri tempi, e che l&#8217;interattivit\u00e0, consistendo per lo pi\u00f9 in qualche click, era nella maggior parte dei casi una presa in giro dell&#8217;utente, denominato &#8220;coautore&#8221; ma di fatto relegato al solito ruolo di spettatore passivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">In realt\u00e0, interattivit\u00e0 e collaborazione sono due cose molto diverse, e la seconda ha una lunga tradizione che passa per i cadaveri squisiti di <span class=\"testoscuro\">Breton<\/span> e compagni e per le installazioni fotografiche di <span class=\"testoscuro\">Franco Vaccari<\/span>: una tradizione che la net art ha saputo raccogliere e potenziare in maniera reale, grazie alle dimensioni globali della Rete e alla possibilit\u00e0 di intervento in tempo reale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ma allora, la delusione per la &#8220;falsa&#8221; interattivit\u00e0 ebbe ripercussioni anche su quella vera, e l&#8217;entusiasmo resistette in alcuni sprovveduti che, arrivati buoni ultimi, credettero di aver scoperto chiss\u00e0 cosa, e in quei pochi artisti che si erano messi a lavorare seriamente sul coinvolgimento dell&#8217;utente e sulla natura realmente &#8220;pubblica&#8221; e comunitaria di un determinato progetto. Fra questi, l&#8217;artista americano <span class=\"testo_iframebold\">Andy Deck <\/span>occupa certamente un ruolo di primo piano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quando, nel 1994, Deck lancia il sito <span class=\"testo_iframebold\">artcontext.com<\/span>, ha gi\u00e0 ben chiaro in mente che debba trattarsi di una piattaforma di lavoro collettivo, in cui la sua funzione sia quella di stimolare e mantenere in vita dei processi a cui gli utenti del sito contribuiscano in maniera attiva, mettendo in gioco la loro creativit\u00e0 e le loro idee. A dodici anni di distanza, commentando la sua recente personale alla londinese <span class=\"testo_iframebold\">HTTP Gallery<\/span>, Deck riesce ancora a stupirsi di fronte a ci\u00f2 che questi processi sono riusciti a generare: &#8220;Sono stato sorpreso nel vedere alcune delle immagini prodotte attraverso i miei lavori. La quantit\u00e0 di cose archiviate nel mio sito \u00e8 cresciuta notevolmente e cos\u00ec non ho tempo di visionare tutto quanto.&#8221;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E a dodici anni di distanza, Deck pu\u00f2 orgogliosamente definire &#8220;collaborativo&#8221; il suo ultimo progetto, commissionato da <span class=\"testo_iframebold\">Tate Online<\/span> in collaborazione con la sezione <span class=\"testo_iframebold\">Artport del Whitney Museum<\/span>. In realt\u00e0, <span class=\"testo_iframebold\">Screening Circle<\/span> \u00e8 quasi un&#8217;apologia del processo collaborativo in Rete. Come rivela il nome, il progetto prende spunto dal &#8220;quilting circle&#8221;, un gioco diffuso fra le massaie americane dell&#8217;Ottocento: una sorta di &#8220;coperta collaborativa&#8221;, di cui ognuna delle donne coinvolte si assumeva il compito di realizzare un particolare.<\/p>\n<p align=\"justify\">La sostituzione di &#8220;quilting&#8221; con &#8220;screening&#8221; non \u00e8 legata solo al passaggio evidente dalla realt\u00e0 allo schermo di un computer, ma anche dall&#8217;affinit\u00e0 tra i pixel dello schermo e l&#8217;ordito di un tessuto, e quindi dalla continuit\u00e0 fra i due giochi e i due medium. In questa continuit\u00e0, tuttavia, la Rete introduce delle novit\u00e0 eccezionali. Innanzitutto, come si \u00e8 detto, il processo \u00e8 aperto a una comunit\u00e0 potenzialmente globale, che pu\u00f2 intervenire in tempo reale tanto sui pattern originali, quanto su quelli gi\u00e0 modificati da altri utenti, all&#8217;interno di un&#8217;economia che non prevede \u0096 come nel caso del &#8220;quilting circle&#8221; \u0096 un disegno complessivo predeterminato a cui attenersi, ma che consente di agire in assoluta libert\u00e0.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;unico limite imposto \u00e8 un limite estetico, legato alle caratteristiche della piattaforma collaborativa creata da Deck, che impone l&#8217;utilizzo di una tavolozza ristretta di colori e di una griglia di tessere quadrate di grandi dimensioni. Il risultato \u00e8 un output volutamente low tech, che ammicca alla bassa risoluzione della grafica a 8 bit, e che se da una parte da adito a infinite possibilit\u00e0 combinatorie, dall&#8217;altra limita al minimo la possibilit\u00e0 di esprimere uno stile personale. In questo, <em>Screening Circle<\/em> \u00e8 molto diverso da analoghe piattaforme collaborative, come <span class=\"testo_iframebold\">Gliphiti<\/span> dello stesso Andy Deck o come il <span class=\"testo_iframebold\">Drawingblog<\/span> lanciato nel 2002 dall&#8217;italiana <span class=\"testo_iframebold\">Helga Franza<\/span>, che guardava pi\u00f9 alla libert\u00e0 espressiva del graffito e del disegno, e che puntava alla costruzione di una vera e propria coperta-puzzle di immagini.<\/p>\n<p align=\"justify\">Viceversa, i singoli contributi di <em>Screening Circle<\/em> vanno visti singolarmente, in <em>slideshow <\/em>, e sono sempre modificabili: una scelta che consente a Deck non solo di mimare le caratteristiche strutturali dell&#8217;ordito di un tessuto, ma anche di incoraggiare l&#8217;intervento di chi \u00e8 poco sicuro delle proprie doti creative, mettendolo a suo agio con una interfaccia elementare e rendendo quindi il processo realmente aperto.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/artcontext.org\/act\/05\/screeningCircle\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/artcontext.org\/act\/05\/screeningCircle\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/artcontext.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/artcontext.org\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.http.uk.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.http.uk.net\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.tate.org.uk\/netart\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.tate.org.uk\/netart\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/artport.whitney.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/artport.whitney.org\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.drawingblog.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.drawingblog.net\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al giorno d&#8217;oggi l&#8217;aggettivo collaborativo, in riferimento a un&#8217;opera d&#8217;arte, sa un po&#8217; di vecchio, e tende a suscitare quel sorriso un po&#8217; beota che si riserva ai propri ricordi d&#8217;infanzia. Il suo momento di gloria l&#8217;ha avuto nella seconda met\u0088 degli anni Novanta, quando si guardava con stupore alle nuove possibilit\u0088 creative messe a disposizione dalla Rete, in particolare a quella designata da un&#8217;altra parolina magica, anch&#8217;essa un po&#8217; invecchiata: interattivit\u0088<\/p>\n","protected":false},"author":56,"featured_media":30191,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,167],"tags":[58,67],"class_list":["post-9987","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-014","tag-net-art","tag-software-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Deconstructing Deck &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Deconstructing Deck &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Nowadays the adjective collaborative, referred to an art work, sounds old and arouse a stupid smile typical of our infant memories. Its glorious moment was in the middle 90&#039;s, when the new creative possibilities given by the Net were a new entry, as the interactivity[:it]Al giorno d&#039;oggi l&#039;aggettivo collaborativo, in riferimento a un&#039;opera d&#039;arte, sa un po&#039; di vecchio, e tende a suscitare quel sorriso un po&#039; beota che si riserva ai propri ricordi d&#039;infanzia. Il suo momento di gloria l&#039;ha avuto nella seconda met\u0088 degli anni Novanta, quando si guardava con stupore alle nuove possibilit\u0088 creative messe a disposizione dalla Rete, in particolare a quella designata da un&#039;altra parolina magica, anch&#039;essa un po&#039; invecchiata: interattivit\u0088[:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:author\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/domenico40\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2006-05-02T10:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-10-21T10:01:03+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"280\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"210\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Domenico Quaranta\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Domenico Quaranta\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"8 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/\",\"name\":\"Deconstructing Deck &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg\",\"datePublished\":\"2006-05-02T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-10-21T10:01:03+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/f89b7ef03290b0865b4aed5db5cfa638\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg\",\"width\":280,\"height\":210},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Deconstructing Deck\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/f89b7ef03290b0865b4aed5db5cfa638\",\"name\":\"Domenico Quaranta\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/domenico-quaranta-96x96.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/domenico-quaranta-96x96.jpg\",\"caption\":\"Domenico Quaranta\"},\"sameAs\":[\"http:\/\/domenicoquaranta.com\/\",\"https:\/\/www.facebook.com\/domenico40\",\"https:\/\/twitter.com\/ran_dom\"],\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/domenico-quaranta\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Deconstructing Deck &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Deconstructing Deck &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:en]Nowadays the adjective collaborative, referred to an art work, sounds old and arouse a stupid smile typical of our infant memories. Its glorious moment was in the middle 90's, when the new creative possibilities given by the Net were a new entry, as the interactivity[:it]Al giorno d'oggi l'aggettivo collaborativo, in riferimento a un'opera d'arte, sa un po' di vecchio, e tende a suscitare quel sorriso un po' beota che si riserva ai propri ricordi d'infanzia. Il suo momento di gloria l'ha avuto nella seconda met\u0088 degli anni Novanta, quando si guardava con stupore alle nuove possibilit\u0088 creative messe a disposizione dalla Rete, in particolare a quella designata da un'altra parolina magica, anch'essa un po' invecchiata: interattivit\u0088[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_author":"https:\/\/www.facebook.com\/domenico40","article_published_time":"2006-05-02T10:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-21T10:01:03+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Domenico Quaranta","twitter_misc":{"Scritto da":"Domenico Quaranta","Tempo di lettura stimato":"8 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/","name":"Deconstructing Deck &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg","datePublished":"2006-05-02T10:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-21T10:01:03+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/f89b7ef03290b0865b4aed5db5cfa638"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg","width":280,"height":210},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-014\/deconstructing-deck\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Deconstructing Deck"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/f89b7ef03290b0865b4aed5db5cfa638","name":"Domenico Quaranta","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/domenico-quaranta-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/domenico-quaranta-96x96.jpg","caption":"Domenico Quaranta"},"sameAs":["http:\/\/domenicoquaranta.com\/","https:\/\/www.facebook.com\/domenico40","https:\/\/twitter.com\/ran_dom"],"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/domenico-quaranta\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9987","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/56"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9987"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9987\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59088,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9987\/revisions\/59088"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30191"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9987"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9987"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9987"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}