{"id":9976,"date":"2006-05-02T12:00:00","date_gmt":"2006-05-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-014\/viral-communication-hotbed\/"},"modified":"2020-10-21T10:54:41","modified_gmt":"2020-10-21T09:54:41","slug":"viral-communication-hotbed","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/viral-communication-hotbed\/","title":{"rendered":"Focolai Di Comunicazione Virale"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Secondo alcuni scienziati la parola &#8220;virus&#8221; non indica un essere vivente, ma una &#8220;informazione&#8221; contenuta nel DNA\/RNA con un diverso allineamento in qualche punto del genoma. Il virus si intrufola nell&#8217;organismo e sfruttandone cicli vitali e nutrimento lo infetta, ne modifica la morfologia cellulare riuscendo a volte a innescare modificazioni nella matrice informativa dell&#8217;ospite, rappresentata dal DNA. Da alcuni anni il macro organismo pubblicitario internazionale soffre di una singolare infezione virale che lentamente lotta al suo interno per mutarne morfogenesi e meccanismi riproduttivi: il <span class=\"testo_iframebold\">cultural jamming<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">I cultural jammers, sabotatori culturali, sono gruppi di pubblicitari, creativi e professionisti della comunicazione che, approfittando dell&#8217;assuefazione degli individui\/consumatori alla pubblicit\u00e0, inoculano nelle menti spot televisivi, pseudo-eventi, affiche, stickering, fake site, subdoli virus che replicandosi tra le menti provocano cortocircuiti semantici e deragliamenti del contenuto pubblicitario dalla retta via del produci-consuma-crepa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 2003 nasce in Italia <span class=\"testo_iframebold\">Guerrigliamarketing.it<\/span>, agenzia pubblicitaria che utilizza tecniche di comunicazione non convenzionali, come la creazione di eventi fittizi o campagne al limite della legalit\u00e0, attraverso le quali &#8220;fottere il mercato per entrarci&#8221;, insinuarsi nel sistema mediatico e spiazzarne gli automatismi comunicativi. Tra le campagne dei guerriglieri: <span class=\"testo_iframebold\">Rottama il Brand<\/span>, che promuove lo stanziamento di incentivi statali per le aziende che decidono di rottamare le proprie obsolete strategie di marketing; <span class=\"testo_iframebold\">Shock and Hoax<\/span>, rete di azioni di marketing urbano sul territorio nazionale durante le quali aree di diverse citt\u00e0 italiane sono state transennate con inquietanti annunci di &#8220;Limite invalicabile&#8221; ed &#8220;Esercitazioni Militari&#8221; per provocare nella tranquillit\u00e0 delle nostre vite occidentali un piccolo shock e un lampo di pensiero alla guerra in Medio Oriente; la creazione delle t-shirt <span class=\"testo_iframebold\">Spazio Disponibile<\/span> per far riflettere sulla promozione non retribuita del brand attraverso gli abiti che indossiamo; il sito di <span class=\"testo_iframebold\">Espropriproletari<\/span> che promuove ironicamente le azioni di esproprio nei confronti delle aziende come tattica per ottenere una repentina drizzata di antenne dei media, ergo pubblcit\u00e0 a costo zero.<\/p>\n<p align=\"justify\">Abbiamo avuto l&#8217;occasione di incontrare e scambiare quattro chiacchiere con <span class=\"testo_iframebold\">Andrea Natella<\/span>, fondatore e portavoce del progetto Guerrillamarketing.it; questo \u00e8 quello che ne \u00e8 venuto fuori&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/hackart_claudiadalonso01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>: <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Come nasce Guerrigliamarketing.it: da chi \u00e8 formato e dopo quali esperienze siete giunti a questo progetto?<\/span><\/p>\n<p><strong>Andrea Natella:\u00a0<\/strong>Guerrigliamarketing.it nasce come una scommessa. E&#8217; possibile immaginare delle modalit\u00e0 di intervento radicale sull&#8217;universo della marca presentandosi contemporaneamente come un&#8217;agenzia pubblicitaria? E&#8217; possibile per dei professionisti della comunicazione non rinunciare alle proprie idee politiche nello svolgere il proprio lavoro? Tuttora Guerrigiamarketing.it \u00e8 una scommessa che fa i conti con esigenze di reddito e il bisogno di non tradire questa progettualit\u00e0.<\/p>\n<p>I nostri background sono molto diversi. Personalmente provengo dalle esperienze della telematica alternativa, dal<span class=\"testo_iframebold\"> Luther Blissett project<\/span> e da un altro strano esperimento che si chiamava <span class=\"testo_iframebold\">Men In Red<\/span>, un falso collettivo di <span class=\"testo_iframebold\">Ufologia Radicale<\/span>. Gli altri componenti del gruppo hanno una provenienza dal mondo della militanza politica, dell&#8217;arte, del fumetto etc. Abbiamo sempre affiancato queste passioni con lavori mediamente noiosi, nella migliore delle ipotesi poco interessanti. Con guerrigliamarketing.it stiamo provando a uscire da una schizofrenia. Oggettivamente per\u00f2 siamo dei lavoratori precari.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/hackart_claudiadalonso03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>: Quali sono tecniche di guerriglia che preferite utilizzare?<\/span><\/p>\n<p><strong>Andrea Natella: <\/strong>Non c&#8217;\u00e8 una tecnica preferita. Ogni volta dipende dall&#8217;idea che deve essere comunicata. Ci divertiamo di pi\u00f9 quando giochiamo con il falso, inventiamo una storia improbabile e i mass-media abboccano.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>:<\/span><span class=\"testo_iframebold\">Ho notato che rispetto ad organizzazioni storiche del cultural jamming, come Adbusters, non fate uso dello spot televisivo. Mi spieghi le motivazioni di questa scelta? Come pensi stia cambiando la scena del culture jamming in relazione appunto alla scelta dei media nei quali iniettare la comunicazione virale? <\/span><\/p>\n<p><strong>Andrea Natella: <\/strong>Veramente all&#8217;inzio abbiamo realizzato un falso spot per la Esso. C&#8217;\u00e8 una coppietta che torna in auto da una festa, si fermano a un distributore e fanno benzina. Vediamo per\u00f2 che la benzina finisce in una bottiglia invece che nel serbatoio. Un istante dopo vediamo lui trasformarsi in blackbloc e lanciare bottiglie incendiarie. Poi arriva lo slogan: &#8220;Esso good for war, better for guerrilla&#8221;. Era un tentativo di riposizionare il marchio Esso durante la guerra in Iraq a fronte dei boicottaggi che venivano dal fronte no global.<\/p>\n<p>Per\u00f2 \u00e8 vero non realizziamo molti video. Questo perch\u00e9 cerchiamo di mantenere un profilo elevato e, nonostante l&#8217;abbattimento dei costi tecnici, realizzare un video di livello &#8220;pubblicitario&#8221; resta costoso dal punto di vista produttivo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/hackart_claudiadalonso04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>:<\/span><span class=\"testo_iframebold\">Vorrei parlare della nascita del cultural jamming in Italia. Quali sono le radici di questo fenomeno e quali influenze ne hanno caratterizzato lo sviluppo? <\/span><\/p>\n<p><strong>Andrea Natella: <\/strong>Possiamo dire che il cultural jamming \u00e8 sempre esistito. In un certo senso anche i futuristi facevano cultural jamming. Pi\u00f9 correttamente identificherei gli <span class=\"testo_iframebold\">indiani metropolitani<\/span> e l&#8217;esperienza della rivista <span class=\"testo_iframebold\">Il Male<\/span> come pi\u00f9 diretti precursori del cj odierno. Penso che il vero impulso sia per\u00f2 venuto dall&#8217;esperienza del cyberpunk che ha rappresentato una nuova occasione di presa di parola dentro il mainstream mediatico.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>:<\/span><span class=\"testo_iframebold\">Parlando di psicogeomarcketing, ci sono delle differenze generali tra le strategie di guerriglia attuabili in Italia rispetto a quelle messe in pratica in altri paesi, ad esempio rispetto agli Stati Uniti?<\/span><\/p>\n<p><strong>Andrea Natella: <\/strong>Ci sono pi\u00f9 che altro delle eredit\u00e0 diverse. Il Cj europeo resta tendenzialmente pi\u00f9 politico. C&#8217;\u00e8 sempre una riflessione pi\u00f9 profonda di quanto viene espresso negli Stati Uniti. Direi che nonostante l&#8217;etichetta sia americana il cj europeo \u00e8 pi\u00f9 maturo, non \u00e8 interessato semplicemente a sollevare una problematica e cerca ogni volta di dare una chiave di lettura aperta ma comunque complessa. Mi pare che il cj americano tenda alla massima semplificazione, questo in qualche modo facilit\u00e0 il risultato ma talvolta depotenzia i contenuti: \u00e8 pi\u00f9 facilmente inscatolabile.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/hackart_claudiadalonso05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>:<\/span><span class=\"testo_iframebold\">Tra le tecniche di comunicazione utilizzate, quanto \u00e8 mutuato dalle tattiche del marketing commerciale e quanto dalla controcultura, dalla street culture, come ad esempio lo stickering, il passaparola orizzontale delle mailing-list\u0085? <\/span><br \/>\n<span class=\"testo_iframebold\"><br \/>\n<strong>Andrea Natella<\/strong>:<\/span> L&#8217;innovazione nasce sempre dal conflitto. Se non c&#8217;\u00e8 conflitto non c&#8217;\u00e8 sviluppo. Per questo la strada \u00e8 il territorio dove si consuma l&#8217;innovazione. Il marketing \u00e8 sempre subalterno dal punto di vista dell&#8217;innovazione, altrimenti non si spiegherebbe la necessit\u00e0 di assoldare i cool hunter, veri e proprio crumiri dell&#8217;innovazione stilistica. Quello che cerchiamo di fare noi \u00e8 aumentare la consapevolezza che il vero valore viene prodotto proprio dai consumatori. Il marketing ha esclusivamente la capacit\u00e0 manageriale di mettere a valore questa innovazione. Il vero problema \u00e8 che la street culture \u00e8 il vero reparto ricerca e sviluppo del capitalismo post-fordista. Un reparto a cui per\u00f2 non \u00e8 riconosciuta alcuna contropartita economica.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>:<\/span><span class=\"testo_iframebold\">Siete un&#8217; agenzia pubblicitaria e come tale realizzate compagne su commissione. Vi ponete dei limiti etici rispetto ai lavori da accettare?<\/span><\/p>\n<p><strong>Andrea Natella: <\/strong>Non faremo mai pubblicit\u00e0 ad aziende che producono armi, pellicce o a forze militari o di polizia. Detto questo il nostro limite etico \u00e8 empirico. Riusciamo a dire qualcosa di interessante con una campagna? Se si accettiamo l&#8217;incarico, altrimenti cerchiamo di rifiutarlo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/hackart_claudiadalonso06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>:<\/span><span class=\"testo_iframebold\">Parliamo di Espropriproletari. Com&#8217;\u00e8 nata e qual \u00e8 il concept di questa campagna? E&#8217; un tipo di azione &#8220;storica&#8221; dei movimenti antagonisti; attraverso quali strategie comunicative l&#8217;avete reinventata?<br \/>\n<\/span><br \/>\n<strong>Andrea Natella: <\/strong>Espropriprolatari nasce da una constatazione. Subire un esproprio nella societ\u00e0 dello spettacolo \u00e8 oggettivamente un vantaggio per chi lo subisce. Oggettivamente sarebbe un vantaggio anche per chi lo realizza se non intervenissero questioni di tipo legale. Ci siamo interrogati su questo labile confine giuridico, come la questione della legalit\u00e0 possa contemporaneamente trasformare in valore un azione illegale e un azione che crea valore in qualcosa di illegale.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>:<\/span><span class=\"testo_iframebold\">Sicuramente vi aspettavate il polverone di polemiche che si \u00e8 sollevato nell&#8217;opinione pubblica in seguito ad alcuni espropri proletari, ma non pensate che per azioni di questo genere possa esistere il rischio di non raggiungere realmente le persone, di non riuscire a comunicare il messaggio che si intende diffondere, ma provocare al contrario una chiusura nell&#8217;italiano medio subito pronto ad etichettare? <\/span><\/p>\n<p><strong>Andrea Natella: <\/strong>Quando il corriere della sera titola: &#8220;Offriamo un esproprio, vale pi\u00f9 di uno spot&#8221; si crea un corto circuito comunicativo. Con questa operazione ci siamo esposti come agenzia pubblicitaria. Abbiamo fatto pensare che per vendere un&#8217;azienda \u00e8 disposta a tutto, anche all&#8217;illegalit\u00e0. Abbiamo provato a confondere dei confini. Dopo di che non \u00e8 sempre necessario che la decodifica sia lineare. Quando guardiamo un opera di Duchamp non stiamo a cercare un significato univoco. Le opere d&#8217;arte aprono dei mondi e questo \u00e8 uno degli aspetti delle cose che vogliamo fare, senza necessariamente essere confinati nel mondo dell&#8217;arte.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag14\/articoli\/img\/hackart_claudiadalonso07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>:<\/span><span class=\"testo_iframebold\">Pensate che le tecniche di guerriglia rischino di essere a volte rissorbite dalla pubblicit\u00e0 commerciale? Penso ad esempio al Diesel Wall, ai campionati di calcio sui tetti della Nike\u0085si corre a tuo avviso il rischio di essere nuovamente fregati dal mercato?<\/span><\/p>\n<p><strong>Andrea Natella: <\/strong>C&#8217;\u00e8 una questione che qualsiasi culture jammer dovrebbe porsi quando pensa un&#8217;azione: \u00e8 abbastanza eversiva, radicale, innovativa? Lo sarebbe anche se fosse &#8220;sponsorizzata&#8221;? Se la risposta a questa seconda domanda \u00e8 no, allora probabilmente \u00e8 negativa anche la risposta alla prima domanda. Se un&#8217;azione \u00e8 abbastanza radicale lo sarebbe anche se avesse uno sponsor. Per questa ragione le azioni veramente radicali difficilmente trovano degli sponsor.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.guerrigliamarketing.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.guerrigliamarketing.it\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo alcuni scienziati la parola virus non indica un essere vivente, ma una informazione contenuta nel DNA\/RNA con un diverso allineamento in qualche punto del genoma. 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