{"id":9968,"date":"2006-03-29T12:00:00","date_gmt":"2006-03-29T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-013\/finalmente-cosmesi\/"},"modified":"2020-10-21T10:37:39","modified_gmt":"2020-10-21T09:37:39","slug":"finalmente-cosmesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-013\/finalmente-cosmesi\/","title":{"rendered":"Finalmente Cosmesi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Il teatro italiano ricomincia dalla<span class=\"testo_iframebold\"> Drammaturgia dello Spazio<\/span>. Voglio cominciare con questa frase puntando i riflettori su un progetto nato nel 2003 grazie a due giovani friulani con alle spalle anni di ricerca artistica:<span class=\"testo_iframebold\"> Eva Geatti e Nicola Toffolini<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Lei, performer della nuova generazione, si \u00e8 &#8220;fatta&#8221; grazie a stagioni artistiche al fianco di alcuni gruppi gi\u00e0 affermati come i <em>Motus<\/em>, <em>Teatrino Clandestino, <\/em><em>Masque teatro <\/em>e <em>Teddy Bear Company<\/em>. Rappresenta a tutti gli effetti la carta vincente sulla quale puntare per un nuovo teatro in cerca di originalit\u00e0, professionalit\u00e0 e creativit\u00e0, ma Eva ha una marcia in pi\u00f9 che diventa evidente quando riesce a toccarci l&#8217;anima e a coinvolgerci durante la messa in scena. Nicola \u00e8 un artista conosciuto in ambito internazionale, gi\u00e0 finalista del <span class=\"testo_iframebold\">6\u00b0 Premio Cairo Communication<\/span>, ha partecipato alle maggiori rassegne artistiche contemporanee come la <em>Quadriennale di Roma, TECHNE 02 <\/em>, il <em>42\u00b0 Premio Suzzara <\/em> o all&#8217; <em>Opel and the united arts for Europe<\/em>; attualmente ha rivolto la sua attenzione al teatro di ricerca avendo competenze in diversi ambiti artistici fino al design e all&#8217;art Light.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fra la collaborazione di Eva e Nicola nasce <span class=\"testo_iframebold\">Cosmesi<\/span>, un progetto artistico che ha rivoluzionato i &#8220;modi&#8221; del Teatro contemporaneo, collocandosi subito ai vertici del panorama italiano. Mettono in scena diversi spettacoli, <span class=\"testo_iframebold\">Bionda I interno 5 <\/span> \u00e8 presente alla rassegna ENtoPAN al Foundry di Londra, <span class=\"testo_iframebold\">Prove di condizionamento <\/span> al Festival di Santarcangelo dei Teatri 2005 ed \u00e8 ospite anche del Festival Giostra di Maggio 2005, di B\u00e8 Bologna Estate 2005, della rassegna Avostanis 2005.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag13\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">A Gennaio di quest&#8217;anno \u00e8 avvenuta, presso il Teatro San Giorgio di Udine, la replica di uno spettacolo in bilico fra installazione e performance, fra gioco e tragedia, fra suono e silenzio, fra spazio artificiale e spazio in-naturale: <span class=\"testo_iframebold\">Avvisaglie di un cedimento strutturale<\/span>. Spettacolo vincitore del <em>Festival Iceberg 2005 <\/em>e replicato al <em>Festival di Santarcangelo dei Teatri <\/em> sempre nel 2005. Possiamo contemplare e ammirare questa performance a Roma, in occasione del <em>Festival Ipercorpo<\/em> a cura di <span class=\"testo_iframebold\">Paolo Ruffini <\/span>, esattamente il 19, 20, 21 e 22 Aprile presso gli spazi del <em>Teatro SantaSangre-Kollatino Underground. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Avvisaglie di un cedimento strutturale <\/em>riesce ad amare e poi a distruggere anche le cose che noi tutti sappiamo esserci amiche: la quotidianit\u00e0, la familiarit\u00e0, l&#8217;esperienza visiva ed introspettiva. Riesce a concepire dei processi instabili, ad orchestrare relazioni fra corpo e spazio senza bisogno del logos. E&#8217; l&#8217;estetica innovativa che contraddistingue l&#8217;azione di Eva, il rosso e bianco hanno un forte impatto visivo e sensoriale, come del resto le bare, il telefono, l&#8217;ombrello, la torta o le tazzine hanno un forte significato intrinseco, o solamente concettuale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag13\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il superamento del rapporto orizzontale platea-scena a favore di una prospettiva verticale non \u00e8 una scelta casuale, come per un&#8217;architettura amica\/prigione, per i neon freddi e asettici, cos\u00ec come per le piastrelle o i cubi\/podio al centro del rettangolo scenico. L&#8217;abitare questo spazio significa esserne parte integrante, condividerne i pregi ed i limiti, dialogare con i dettagli e con se stessi. Siamo di fronte ad una <em>nuova <\/em><em>esperienza dello spazio <\/em> proposta al pubblico e vissuta contemporaneamente dalla protagonista che prima si rispecchia e poi diviene vittima, e fa emergere, perch\u00e9 no, solitudini e malinconie della societ\u00e0 odierna.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se il richiamo all&#8217;interazione con il &#8220;proprio&#8221; spazio \u00e8 frequente, si tratta per\u00f2 di una &#8220;intimit\u00e0&#8221; vuota e truccata, perturbante oserei dire, dove pi\u00f9 che rassicurare sollecita domande e problemi che non immaginavamo. E&#8217; un ambiente artistico pi\u00f9 che una scenografia. La percezione che conoscevamo all&#8217;inizio ci si rivolge contro schiacciandoci sotto il proprio peso nel finale; si passa dalla convivenza con al dover convivere per non\u0085.Nessuna interfaccia, nessun effetto speciale, nessuna multimedialit\u00e0 ridondante, in fin dei conti l&#8217;arte deve far dimenticare la tecnologia per una costruzione estetica ed etica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag13\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;Ora possediamo un nostro spazio, immacolato ed oblungo. <\/em><em>Dove persone ed oggetti diventano presenze semplici, uguali e legate. <\/em><em>Gli oggetti posti all&#8217;interno di questo perimetro sterile ci si spiegano davanti per delimitare e caratterizzare un ambiente simbolico. <\/em><em>La persona, un abitante di situazioni, compone geometrie e costruisce dissonanze nello spazio, trasformandolo ed aprendolo alla decontestualizzazione. <\/em><em>Lo spazio \u00e8 comunque limpido, senza oscurit\u00e0, un luogo di certezze e di semplici sicurezze che l&#8217;abitante gestisce con disinvoltura ed in assoluta solitudine. La routine scandisce il tempo di un&#8217;esistenza protetta e sicura fatta di movimenti precisi all&#8217;interno di un luogo perfettamente conosciuto. <\/em><em>Situazioni standard. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Un gradevole ed apparente stato di quiete. Nell&#8217;attimo buio in cui tutto questo crolla, si modifica radicalmente il modo di stare ed il bisogno di appellarsi a qualcuno spinge alla parola. Tutto \u00e8 grande e troppo complesso; quello che era familiare ora risulta mostruoso. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 modo di mantenere il contatto con tutto il resto. Da questo momento gli oggetti non sono pi\u00f9 associazione poetica di pensiero, presenze omogenee alla persona ed allo spazio, ma diventano incastri macchinosi e cattivi compagni.&#8221; <\/em><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag13\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In questa installazione &#8220;asettica&#8221; \u00e8 bello scoprire che la drammaturgia si trasfigura attraverso il gesto, i movimenti accuratamente coreografici, i simbolismi comunicativamente forti nonch\u00e8 attraverso gli aspetti sonici e visivi. E&#8217; un teatro-immagine in cui si evidenzia un aspetto quasi minimalista, e il ritmo fluido gioca a favore dell&#8217;attenzione dei fruitori.<\/p>\n<p align=\"justify\">La stupenda Eva gioca con la &#8220;nostra&#8221; solitudine ospitando immaginari personaggi, coprendosi dalla pioggia inesistente, vestendosi con l&#8217;apprensione felice di un primo amore, telecomandando un &#8220;oggetto&#8221; volante sopra il pubblico, toccando un alberello attraverso un foro artificiale che d\u00e0 sul naturale o semplicemente introducendo, con morbosa precisione, oggetti quotidiani che diventano progressivamente estranei. Ecco quindi l&#8217;inquietudine del consumismo che prende il sopravvento o, pi\u00f9 semplicemente, l&#8217;inquietudine della solitudine contemporanea. Ricominciamo dunque da <span class=\"testo_iframebold\">Cosmesi<\/span>, finalmente, per una nuova ricerca teatrale.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finalmente Cosmesi. 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