{"id":9938,"date":"2006-03-02T12:00:00","date_gmt":"2006-03-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-012\/reality-addicts-transmediale-06\/"},"modified":"2020-10-21T10:49:34","modified_gmt":"2020-10-21T09:49:34","slug":"reality-addicts-transmediale-06","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/reality-addicts-transmediale-06\/","title":{"rendered":"Reality Addicts: Transmediale 06"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Il festival <span class=\"testo_iframebold\">Transmediale 06<\/span> di Berlino, si \u00e8 distinto quest&#8217;anno soprattutto per i cambiamenti. La prima eclatante novit\u00e0 riguarda la location, che non \u00e8 pi\u00f9 presso la spaziosa <span class=\"testo_iframebold\">Haus der Kulturen der Welt<\/span>, ma nella pi\u00f9 contenuta <span class=\"testo_iframebold\">Akademie der Kuenste<\/span>. Il direttore di questa edizione del festival, Andreas Broeckmann, vede nel trasferimento un segno che rafforza il legame con l&#8217;arte in generale; oltre che una necessit\u00e0 di natura logistica. E nella stessa direzione \u00e8 mutato anche il sottotitolo del festival: da International Media Art Festival, \u00e8 diventato <span class=\"testo_iframebold\">Festival for Art and Digital Culture.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Transmediale 06 ha avuto come tema di quest&#8217;anno <span class=\"testo_iframebold\">Reality Addicts<\/span> e il discorso che \u00e8 emerso, anche nelle molte conferenze, \u00e8 stato piuttosto interessante, anche se lascia aperti, a mio parere, molti interrogativi. Fatto il punto della situazione, e tirate le somme sui cambiamenti apportati dalle tecnologie soprattutto nell&#8217;ultimo decennio, si prende atto degli errori di valutazione e delle false illusioni. Il tema riguarda dunque la percezione della realt\u00e0 mediata dalle tecnologie, e la possibilit\u00e0 eventuale di mettere in atto processi che siano in grado di &#8220;smascherare&#8221; e sovvertire questa stessa realt\u00e0 filtrata. Transmediale.06 propone ai &#8216;dipendenti dalla realt\u00e0&#8217; di rivolgere alle macchine uno sguardo pi\u00f9 critico e consapevole; affinch\u00e9 cerchino la realt\u00e0, non nello schermo, ma oltre.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag12\/articoli\/img\/hackart_tizianagemin04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In sintonia col nucleo tematico di disillusione nei confronti della realt\u00e0 tecnologizzata, \u00e8 stata ospitata all&#8217;interno del festival la mostra <span class=\"testo_iframebold\">Smile Machines<\/span>, curata dalla francese <span class=\"testo_iframebold\">Anne-Marie Duguet<\/span>, che ha messo in rilievo il legame con l&#8217;arte contemporanea nella scelta dei lavori, proponendo un percorso storico, che non ha privilegiato necessariamente le opere pi\u00f9 innovative da un punto di vista tecnologico. Dai lavori di <span class=\"testo_iframebold\">Fluxus<\/span> sino ai contemporanei <span class=\"testo_iframebold\">Net Artist,<\/span> il filo conduttore che permette le connessioni fra presente e passato, \u00e8 lo humour; l&#8217;ironia che pu\u00f2 scaturire secondo modalit\u00e0 diverse.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dal sorriso provocato dai fallimenti della tecnologia e dell&#8217;idealizzazione della macchina, all&#8217;ironia che opera a livello mediatico, come forma di critica sociale e sovversiva del sistema stesso, all&#8217;ingenua ilarit\u00e0 che scaturisce osservando alcuni dispositivi squisitamente inutili.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag12\/articoli\/img\/hackart_tizianagemin01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sono presentate trenta opere di impatto molto diverso, attraverso le quali noi ci prendiamo gioco della tecnologia e lei fa lo stesso con noi. Fra i tanti lavori esposti: <span class=\"testo_iframebold\">Flux Smile Machine <\/span> (1971), l&#8217;inquietante congegno meccanico che forza a sorridere, di <span class=\"testo_iframebold\">George Maciunas<\/span>. <span class=\"testo_iframebold\">Helpless Robot (1987-1996) di Norman White <\/span>, scultura interattiva, o robot inutile, che aumenta la sua arroganza in rapporto a quanto l&#8217;utente lo asseconda nella sua costante richiesta di aiuto.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Paul Demarinis <\/span> con <span class=\"testo_iframebold\">Grind Snaxe Blind Apes <\/span> (1997) fa un tributo all&#8217;artista concettuale <span class=\"testo_iframebold\">Jim Pomeroy<\/span>, innalzando una costruzione di scatoloni, all&#8217;interno della quale \u00e8 inserita una gabbia con un braccio di scimmia che disegna il volto dell&#8217;artista, deceduto, con colori fluorescenti su un rullo. E ricordo alla fine di questa breve panoramica, lo scheletro dorato<span class=\"testo_iframebold\"> Gilda<\/span>, del lavoro <span class=\"testo_iframebold\">Dow does the right thing <\/span> (2002-2005) di <span class=\"testo_iframebold\">The Yes Men, <\/span> un progetto che mette in luce, tramite una beffa mediatica, la mancanza di etica nel mondo degli affari.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag12\/articoli\/img\/hackart_tizianagemin03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ritornando al festival, fra i progetti in concorso, il primo premio \u00e8 stato assegnato a <span class=\"testo_iframebold\">Eisberg Sonde \/ SGM-Iceberg-probe di Agnes Mayer Brandis<\/span>. In una piccola tenda allestita all&#8217;esterno dell&#8217;edificio di Transmediale, \u00e8 possibile guidare una sonda attaccata a un filo, all&#8217;interno di un foro nel terreno, e osservare le sue ricognizioni sullo schermo. La simulazione video \u00e8 composta da materiale 3d e materiale originale, ricavato da esplorazioni all&#8217;interno di iceberg sotterranei sotto le piste di ghiaccio della Germania .<\/p>\n<p align=\"justify\">Fra le altre nomination, l&#8217;installazione sonora <span class=\"testo_iframebold\">Vexations Composition in Progress<\/span>, di <span class=\"testo_iframebold\">Yuko Mohri e Soichiro Mihara<\/span>, che gioca sul passaggio da analogico a digitale in un&#8217;alternanza di spazio e tempo, partendo dal pezzo musicale <em>Vexations <\/em> del compositore <span class=\"testo_iframebold\">Erik Satie<\/span>. La composizione per pianoforte viene mandata in un ciclo di loop infinito, e un computer intreccia alle note della musica il rumore d&#8217;ambiente. Microfoni e sensori, presenti nello spazio espositivo, sono collegati infatti al processore, che ne analizza gli impulsi, li convertite in suoni da pianoforte, ed emette un segnale sonoro. Cos\u00ec facendo lo fa rientrare nuovamente dentro al sistema, in un gioco infinito di rimandi.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag12\/articoli\/img\/hackart_tizianagemin05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Interessante anche <span class=\"testo_iframebold\">GWEI Google will eat itself <\/span> di <span class=\"testoscuro\">Ubermorgen.com , Alessandro Ludovico , e Paolo Cirio<\/span> (vedi articolo GWEI-Il simpatico dittatore dello scorso numero di <a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=292\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">DigiMag 11<\/a>), che mette in evidenza il paradosso insito in un grosso sistema mediatico ed economico come Google. Il progetto consiste nell&#8217;acquistare azioni di Google, investendolo i proventi stessi della sua pubblicit\u00e0, guadagnati sfruttando il meccanismo del Google text advertisment.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto riguarda le altre location, ho trovato imponente il progetto <span class=\"testo_iframebold\">SPOTS<\/span>, curato dallo stesso direttore di Transmediale.06 Andreas Broeckmann. <em>SPOTS<\/em> \u00e8 un media interattivo e la facciata di un edificio a <span class=\"testo_iframebold\">Potsdamer Platz<\/span>, alla quale \u00e8 stata sovrapposta una matrice di 1800 lampade che visualizzano in giorni successivi lavori di diversi artisti: <span class=\"testo_iframebold\">Jim Campbell, Rafael Lozano-Hemmer, John Dekron, e Carsten Nicolai<\/span> che ha reso la parete interattiva, grazie a sensori posti nella piazza.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag12\/articoli\/img\/hackart_tizianagemin06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E infine presso il <span class=\"testo_iframebold\">Tesla media-lab<\/span> \u00e8 risultata ipnotica la performance <span class=\"testo_iframebold\">Kubic&#8217;s Cube<\/span>, una piece di danza eseguita da un robot, i cui movimenti sono stati studiati dal coreografo <span class=\"testo_iframebold\">Pablo Ventura<\/span>. Questo inquietante ammasso di alluminio alto tre metri e mezzo, assemblato da<span class=\"testo_iframebold\"> Louis Philip Demers<\/span>, si muove in modo affascinante, assecondando il ritmo della musica minimal di <span class=\"testo_iframebold\">Francisco Lopez<\/span> .<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel complesso mi sembra comunque che la scelta della sede presso la Akademie der Kuenste abbia creato qualche difficolt\u00e0 di gestione, con inutili code e una mostra sovraffollata, e abbia probabilmente influito sulla scelta di dare molto pi\u00f9 spazio a\u00ec video, ma meno a installazioni e performance.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.transmediale.de<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.researchraft.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.researchraft.net <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/cip.io\/about\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/cip.io\/ab o ut <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gwei.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ww w .gwei.org <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.spots-berlin.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www. s pots-berlin.com <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.ventura-dance.com\/stuff\/set.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ww w .ventura-dance.com\/stuff\/set.html<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il festival Transmediale 06 di Berlino, si \u008f distinto quest&#8217;anno soprattutto per i cambiamenti. 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