{"id":9937,"date":"2006-03-02T12:00:00","date_gmt":"2006-03-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-012\/inviting-horror-join-to-the-fear\/"},"modified":"2020-10-21T10:49:19","modified_gmt":"2020-10-21T09:49:19","slug":"inviting-horror-join-to-the-fear","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/inviting-horror-join-to-the-fear\/","title":{"rendered":"Inviting Horror: Unisciti Alla Paura"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">In quest&#8217;epoca di seconda modernit\u00e0 o modernit\u00e0 riflessiva, come la definisce il sociologo del rischio <span class=\"testo_iframebold\">Ulrich Beck<\/span>, chi non ha mai provato paura? Viviamo nella minaccia di rischi globali e ad alto potenziale distruttivo, alimentati e sfruttati dalle strutture del potere, che tentano di garantire ai propri cittadini il senso di sicurezza, in cambio della restrizione delle libert\u00e0 individuali.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Inviting Horror<\/span>, il progetto di arte interattiva ideato da <span class=\"testo_iframebold\">Karen Lancel e Hermen Maat<\/span>, ribalta questo meccanismo, creando e studiando situazioni di paura in luoghi pubblici, con la partecipazione di persone comuni a cui \u00e8 chiesto di reinterpretare con il loro corpo situazioni di fobia sociale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Chi soffre di fobie proietta un misto di aggressivit\u00e0 e desiderio su qualcosa o su qualcuno al di fuori di lui: l&#8217;oggetto fobico. Il soggetto sperimenta questo qualcosa o qualcuno come una minaccia per se stesso e convoglia la propria aggressivit\u00e0 su di esso come difesa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag12\/articoli\/img\/hackart_beatriceferrario04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;oggetto fobico rappresenta sia l&#8217;aggressivit\u00e0 che il desiderio. \u00abE&#8217; un oggetto allucinatorio\u00bb spiegano gli artisti, \u00ab\u00e8 continuamente alimentato dai mezzi di proiezione, con i quali si identifica colui che li proietta. Un oggetto fobico \u00e8 formato sia dall&#8217;oggetto proiettato sia dalla dinamica della proiezione\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Inviting Horror studia l&#8217;applicazione di questo concetto attraverso la mediazione delle nuove tecnologie. Dalle menti di studiosi, urbanisti, innovatori ma anche dalla partecipazione del pubblico, nascono cos\u00ec tecniche autosorveglianti come la <span class=\"testo_iframebold\">calzatura da sorveglianza e la maschera del bacio di Jill Magid, prelievi del sangue biometrici come il Ritratto biochimico di Hermen Maat e architetture fobiche, come Agora Phobia Digitalis ideata da Karen Lancel.<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag12\/articoli\/img\/hackart_beatriceferrario02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Vediamo quindi alcuni dei progetti presenti all&#8217;intrno di Inviing Horror, considerando la divisione sopra citata in &#8220;fobie del desiderio&#8221; e &#8220;fobie dell&#8217;aggressivit\u00e0&#8221;:<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\">IL DESIDERIO<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\"><span class=\"testo_iframebold\">Surveillance Shoe:<\/span> <span class=\"testoiframe\">Nell&#8217;architettura di un comune sandalo da donna \u00e8 stata installata una piccola telecamera mobile, che riprende &#8220;da sotto&#8221; le gambe di chi indossa la calzatura. La videocamera diventa una cosa sola con il corpo di chi si auto-osserva e auto-controlla. Le immagini prodotte sono erotiche e allo stesso tempo terribili perch\u00e9 mostrano fino a che punto la nostra intimit\u00e0 pu\u00f2 essere invasa da un occhio elettronico.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Kissmask:<\/span> La kissmask \u00e8 stata pensata per essere indossata da due donne. Si compone di due mascherine, che ricordano quelle antigas, poste all&#8217;estremita di un tubo a fisarmonica che le collega tra loro. All&#8217;interno del tubo c&#8217;\u00e8 un microfono che registra i respiri, le voci e i baci. L&#8217;effetto d&#8217;insieme sembra rievocare uno scenario cyberpunk, per la presenza di una minaccia globale da un lato e dall&#8217;altro la necessit\u00e0 di condividere uno spazio intimo di tenerezza. Per ricordarsi che si \u00e8 umani, dopotutto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag12\/articoli\/img\/hackart_beatriceferrario03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\"><span style=\"color: #ffffff;\"><span style=\"font-size: xx-small;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\">L&#8217;AGGRESSIVITA&#8217;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Biochemical Portrait:<\/span> Una signorina in camice bianco, dietro a uno stand situato in un luogo pubblico, pulisce accuratamente il dito di una persona di passaggio, lo buca con un ago e preleva una goccia di sangue. Sembra un normale test della glicemia, in realt\u00e0 il computer che effettua l&#8217;analisi restituisce l&#8217;immagine della persona in quel momento. L&#8217;artista specifica che non \u00e8 importante il significato del ritratto in s\u00e9. La situazione evoca invece la paura del &#8220;prelievo coatto&#8221;, a cui si pu\u00f2 venire sottoposti per legge e prefigura le frontiere della biometria impiegata nelle tecniche di identificazione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Agora Phobia (Digitalis):<\/span> Una cabina d&#8217;isolamento viene collocata in uno spazio affollato, come per esempio una piazza. All&#8217;interno della cabina c&#8217;\u00e8 spazio solo per una persona e un computer. I passanti sono cos\u00ec invitati ad auto-isolarsi all&#8217;interno, conversando attraverso una chat con persone agorafobiche (che hanno paura degli spazi aperti) o con carcerati, che sono costretti in condizioni tali da sviluppare vere e proprie fobie sociali.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.invitinghorror.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.invitinghorror.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.jillmagid.net\/Home.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.jillmagid.net\/Home.htm <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.lancelmaat.nl\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.lancelmaat.nl\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In quest&#8217;epoca di seconda modernit\u0088 o modernit\u0088 riflessiva, come la definisce il sociologo del rischio Ulrich Beck, chi non ha mai provato paura? 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