{"id":9929,"date":"2006-01-25T12:00:00","date_gmt":"2006-01-25T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-011\/one-step-away-from-history\/"},"modified":"2020-10-21T10:31:03","modified_gmt":"2020-10-21T09:31:03","slug":"one-step-away-from-history","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-011\/one-step-away-from-history\/","title":{"rendered":"A Un Passo Dalla Storia"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Teatro Lauro Rossi <\/span>di Macerata<strong>,<\/strong> 31 Dicembre 2005. Quindici persone. Tre spettacoli consecutivi della durata di venticinque minuti. Accompagnati all&#8217;interno di una camera ottica scenografica allestita sopra il palcoscenico, ci siamo seduti davanti a uno schermo di proiezione che per la vicinanza appariva a dir poco enorme, circondati da fondali neri mentre dietro a noi giganteggiava il diaframma di separazione al di l\u00e0 del quale uno spazio di cinque metri quadrati ospitava la messa in scena.<\/p>\n<p align=\"justify\">Buio assoluto, silenzio ottocentesco e curiosit\u00e0 che immobilizzava non solo il corpo ma anche la mente. Ecco che dalla camera chiara alle nostre spalle prendono vita movimenti e azioni performative alquanto destabilizzanti nella loro persuasivit\u00e0, che illuminate meticolosamente si vanno a proiettare, attraverso il dispositivo ottico, sul pannello dinanzi a noi, ovviamente rovesciate ed invertite. La Storia ci appariva a un passo: <em>l&#8217;hic et nunc <\/em>dell&#8217;esistenza unica ed irripetibile nel luogo in cui si trova l&#8217;opera d&#8217;arte era pienamente manifestato e risolto, ma rielaborato in chiave percettiva ed empaticamente spiazzante nello stesso istante in cui si crea. L&#8217;autenticit\u00e0 della messa in scena \u00e8 qui sia testimonianza storica sia autorit\u00e0 che riesce ad attualizzare in ogni nuova azione il ri-prodotto. <strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Orthographe de la physionomie en mouvement<\/span>, \u00e8 uno spettacolo diretto dal regista <span class=\"testo_iframebold\">Alessandro Panzavolta<\/span>, che ne cura anche l&#8217;allestimento e il funzionamento della camera ottica, con la partecipazione di un gruppo di giovani performer tra i quali <span class=\"testo_iframebold\">Sonia Brunelli , Angela Longo , Sabrina Maggiori e Francesca Calafiore <\/span>, senza dimenticare <strong class=\"testo_iframebold\">Francesca Pambianco <\/strong> nel ruolo di tecnico in scena. Gli <em>Orthographe <\/em>si concentrano essenzialmente nella ricerca di soluzioni sceniche attorno all&#8217;elemento della camera ottica, che ha come primo esito lo studio n\u00b0 1 di <em>Orthographe de la physionomie en mouvement <\/em>, allestito al <span class=\"testo_iframebold\">Museo Carlo Zauli di Faenza<\/span> nel maggio 2004. E&#8217; stato realizzato con successo, in collaborazione con <em>Inteatro, Comune di Forl\u00ec<\/em> e con il sostegno della <em>Regione Marche, <\/em> anche all&#8217;ultima <span class=\"testo_iframebold\">Biennale di Venezia <\/span>per poi approdare nei Teatri di alcune citt\u00e0 italiane fra le quali Modena, Milano e Macerata.<\/p>\n<p align=\"justify\">Possiamo ammirare il progetto anche in questo 2006 e precisamente al <span class=\"testo_iframebold\">Teatro Comandino di CESENA<\/span> il 3, il 4 ed il 5 Febbraio, e al <span class=\"testo_iframebold\">Teatro Rasi di RAVENNA<\/span> gioved\u00ec 20 Aprile e da Venerd\u00ec 21 a Domenica 23 aprile con diverse repliche.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La prestazione artistica degli interpreti viene presentata al pubblico in contemporanea alla visione degli stessi fruitori, in diretta quindi assistiamo a una visione morbida e delicata, elegante e nello stesso tempo ambigua; immagini senza parole, possibilit\u00e0 di essere discorso e assenza di narrazione, ci\u00f2 che non \u00e8 ancora comprensibile \u00e8 gi\u00e0 iconograficamente riconoscibile. Non ci sono suoni ma rumori. Gli stessi che provengono dagli spostamenti su pedane con binari o rotelle, dai camminamenti in bilico, dallo strusciamento erotico-psichico dei corpi femminili su probabili letti. O rumori di respiri soffocati, di sedie spostate e usate, di lenzuola arrotolate e gettate, di passi impercettibili o del rimbalzare degli stessi corpi su se stessi in una danza della mente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quelle menti isteriche che nella seconda met\u00e0 dell&#8217;ottocento hanno occupato uno dei pi\u00f9 importanti ospedali psichiatrici di Parigi, <span class=\"testo_iframebold\">la Salp\u00eatriere <\/span> sotto il controllo del <span class=\"testo_iframebold\">Dott.Jean-Martin Charcot <\/span>, fondatore della neurologia. L&#8217;intero spettacolo infatti richiama le immagini (raccolte in album fotografici di <span class=\"testo_iframebold\">D.M. Bourneville, P. R\u00e9gnard o Raymond Roussel Valmont <\/span>o rintracciabili su saggi come<span class=\"testo_iframebold\"> THEATRUM PSYCHOTECHNICUM &#8211; L&#8217;espressione poetica della persona<\/span><em>) <\/em> di soggetti isterici fotografati durante la loro permanenza nella clinica; per lo pi\u00f9 i ritratti sono di figure femminili, internate nel &#8220;quartiere delle epilettiche&#8221; dove <em>Charcot <\/em>teneva le sue lezioni dimostrative sull&#8217;ipnotismo e la grande <em>hyst\u00e8rie <\/em>, dando vita a veri e propri spettacoli-performance con le giovani donne come attrici. Una galleria di corpi in pose plastiche misurate e riproducibili, queste mute icone presto lasceranno il teatro anatomico per prendere posto nei fotogrammi delle prime pellicole cinematografiche.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Non vi \u00e8 una registrazione, una previsione, ma solamente uno scarto di millesimi di secondo dall&#8217;azione scenica al risultato visivo sul pannello. La &#8220;macchina&#8221; non si vede ma si avverte, i nostri sensi sono compressi e moltiplicati, pronti a succhiare il midollo di quella camera ottica che ci imprigiona, che ci disorienta se vogliamo, anche se sappiamo benissimo dove siamo ma non come percepiremo e reagiremo allo stimolo successivo che ci verr\u00e0 dato, che ci verr\u00e0 servito in immagine, in rappresentazione anatomica, icona, simbolo o flash dell&#8217;inconscio. <strong>\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Panzavolta <\/span> ha creato un meccanismo &#8220;partendo&#8221; dalla &#8220;camera obscura&#8221; di <span class=\"testo_iframebold\">Gian Battista Della Porta<\/span>, scienziato e mago napoletano che nel suo <span class=\"testo_iframebold\">Magiae naturalis <\/span> del 1558 descrive come servirsi della camera oscura per realizzare una sorta di realt\u00e0 artificiale anticipando l&#8217;arte cinematografica; apparizioni di immagini sonore in movimento, qualcosa che non \u00e8 pi\u00f9 teatro ma non \u00e8 ancora cinema. Con la camera ottica si assiste a quella che viene definita <em>visione diretta <\/em>, procedimento usato ancora oggi in fotografia con i cosiddetti banchi ottici o macchine a corpi mobili; una visione complicata ma pi\u00f9 veritiera possibile di una realt\u00e0 che si manifesta in questo caso nuda e cruda, storica e sociale, psicologicamente disturbata. E&#8217; un intreccio fra documentario e messa in scena. Fra storia e contemporaneit\u00e0. Fra opera autentica e autenticit\u00e0 canonizzata. Fra luogo di origine dell&#8217;immagine e luogo della visione data qui e ora.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Vorrei concludere con un breve ma significativo paragrafo scritto da <em>Walter Benjamin <\/em> che ricalca un po&#8217; il percorso fin d&#8217;ora esaminato, evidenziando il modo in cui l&#8217;essere umano elabora e ri-genera sotto stimolo un proprio inconscio primordiale ed in questo caso anche istintivo, grazie alle visioni create in camera ottica dagli <span class=\"testo_iframebold\">Orthographe<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;La natura che parla alla macchina fotografica \u00e8 una natura diversa da quella che parla all&#8217;occhio; diversa specialmente per questo, che al posto di uno spazio elaborato consapevolmente dall&#8217;uomo, c&#8217;\u00e8 uno spazio elaborato inconsciamente. Se \u00e8 del tutto usuale che un uomo si renda conto, per esempio, dell&#8217;andatura della gente, sia pure all&#8217;ingrosso, egli di certo non sa nulla del loro contegno nel frammento di secondo in cui si allunga il passo. La fotografia con i suoi mezzi ausiliari\u0085..[ ] glielo mostra. Soltanto attraverso la fotografia egli scopre questo inconscio ottico, come, attraverso la psicanalisi, l&#8217;inconscio istintivo.&#8221;<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.inteatro.it\/produzioni\/prodortho.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.inteatro.it\/produzioni\/prodortho.htm<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.therapeia.org\/SchedaTheatrum.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.therapeia.org\/SchedaTheatrum.html<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Lauro Rossi di Macerata, 31 Dicembre 2005. Quindici persone. 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