{"id":9919,"date":"2006-01-25T12:00:00","date_gmt":"2006-01-25T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-011\/gwei-against-the-nice-dictator\/"},"modified":"2020-10-21T10:34:41","modified_gmt":"2020-10-21T09:34:41","slug":"gwei-against-the-nice-dictator","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-011\/gwei-against-the-nice-dictator\/","title":{"rendered":"Gwei, Contro Il Simpatico Dittatore"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Pu\u00f2 un dittatore essere simpatico, indurre fiducia e avere anche la faccia pulita? Molte sono le risposte possibili e francamente io per primo mi troverei in imbarazzo nel dare una risposta precisa. Ma se nel mondo reale esiste una seria difficolt\u00e0 nell&#8217;individuare un soggetto che risponda a tali caratteristiche, nel mondo virtuale, quello di internet si intende, il giochino ha un esito leggermente diverso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo una riflessone nemmeno tanto profonda e prolungata, \u00e8 facile infatti individuare in Google, l&#8217;arcinoto e super diffuso motore di ricerca in rete, il pretendente numero uno al ruolo di Grande Dittatore di Internet. E&#8217; vero direte voi, il search engine californiano non \u00e8 l&#8217;unica corporate del mondo business It che persegue strategie di sviluppo aggressive e conclude partnership dagli esiti esplosivi nelle borse di tutto il mondo. E&#8217; per\u00f2 sicuramente vero che almeno 3 fattori lo contraddistinguono dai suoi competitor diretti: immagine chiara e pulita, potenza e magnificenza dei propri servizi e centralit\u00e0 di business verso l&#8217;advertising.<\/p>\n<p align=\"justify\">A ben vedere un altro fattore rende Google un fenomeno piuttosto unico e per molti versi allarmante: \u00e8 l&#8217;unico vero soggetto di Internet in grado di creare consenso attorno a un determinato contenuto della rete, sulla base di algoritmi di calcolo e strategie di ranking create e sviluppate secondo criteri totalmente autonomi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk1.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Un &#8220;mostro&#8221; di tale entit\u00e0 non poteva lasciare indifferenti a lungo alcuni dei protagonisti pi\u00f9 intraprendenti e fieri dell&#8217;attivismo mediatico internazionale, soggetti che hanno speso gli ultimi anni combattendo costantemente per un uso della rete quanto pi\u00f9 democratico e trasparente possibile. Sto parlando in particolare del duo austriaco<span class=\"testo_iframebold\"> Ubermorgen<\/span> (<span class=\"testo_iframebold\">Hans Bernhard<\/span> e <span class=\"testo_iframebold\">Lizvlx<\/span><span class=\"testo_iframe\">, il primo fondatore anche del gruppo <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Etoy<\/span><span class=\"testo_iframe\"> e insieme autori di progetti seminali come il <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Vote -Auction<\/span><span class=\"testo_iframe\"> del 2000 e l<\/span><span class=\"testo_iframebold\">&#8216;Injuction Generator<\/span><span class=\"testo_iframe\"> del 2002) e del progetto <\/span><span class=\"testo_iframebold\">GWEI &#8211; Google Will Eat Itself,<\/span><span class=\"testo_iframe\"> sviluppato in collaborazione con i nostri <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Paolo Cirio<\/span><span class=\"testo_iframe\"> (membro del collettivo <\/span><span class=\"testo_iframebold\">epidemiC<\/span><span class=\"testo_iframe\"> anch&#8217;esso autori di progetti storici primo tra tutti il virus <\/span><span class=\"testo_iframebold\">biennale.Py<\/span><span class=\"testo_iframe\">) e <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Alessandro Ludovico<\/span><span class=\"testo_iframe\">, fondatore e direttore dal 1992 del sito web e della rivista <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Neural<\/span><span class=\"testo_iframe\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il nome stesso del progetto dice tutto in modo programmatico: se Google appare invincibile e troppo grande per poterlo sconfiggere, l&#8217;unico modo per poterlo fermare \u00e8 sfruttarne le sue stesse dinamiche fino a indurlo a &#8220;mangiarsi&#8221; da solo, comprando quote delle sue azioni (gestite per mezzo della societ\u00e0 GTTP Ltd. [Google To The People Public Company]) per mezzo di denaro ricavato con i suoi stessi meccansimi di advertising online. Il progetto, come affermano pi\u00f9 volte i suoi autori nel corso di questa lunga intervista, \u00e8 un&#8217;opera di arte concettuale creata, pi\u00f9 che per raggiugnere effettivamente il suo utopistico scopo, per indurre tutti a una riflessione pi\u00f9 profonda sulle insidie nascoste dietro i pixel di uno dei soggetti virtuali pi\u00f9 diffusi nel mondo reale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk2.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk:<\/strong>\u00a0Parlando di Google, voi autori del progetto GWEI parlate di, cito testualmente, &#8220;una forma di dittatura all&#8217;interno della net economy&#8221;, e lo descrivete molto bene come un &#8220;mondo di efficienza (tecnica) e ricchezza (di contenuti e servizi), nonch\u00e9 di velocit\u00e0 ovviamente, un mondo luminoso a partire dal design dell&#8217;interfaccia per arrivare a servizi come le News o la ricerca di Immagini&#8221;. Al contempo \u00e8 indubbio che Google stia sviluppano una forma di monopolio nel mondo dell&#8217;High Tech e si stia comportando come una reale (e virtuale) corporation. Qual \u00e8 la vostra opinione riguardo al successo e alla strategia di comunicazione di Google nei confronti soprattutto degli altri motori di ricerca o di multinazionali del mondo It come Microsoft, Aol etc\u0085<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans Bernhard<\/strong>: <\/span> Google ha utilizzato la conoscenza accumulata dall&#8217;avanguardia economica di internet. Coloro che arrivano dopo hanno spesso un serio vantaggio sui primi pionieri, in qualsiasi contesto. Google ha messo insieme un&#8217;invenzione tecnologica di assoluto valore e un modello di business super- chiaro e pulito. Avevano in altre parole il prodotto giusto al momento giusto e nello stesso tempo hanno aprofittato della crisi degli altri motori di ricerca, delle loro scarse energie e dei loro piani di business andati ormai in fumo. Da allora fino ad oggi si sono sempre impegnati per rimanere i leader del gruppo (la competizione in questo senso ha sottostimato di molto il valore della &#8220;ricerca&#8221;), per essere considerati come l&#8217;interfaccia chiave per l&#8217;accesso dell&#8217;informazione in rete. Pensa in questo solo alla guerra tra browser che hanno combattuto Microsoft e Netscape, invece di combattere sul fronte molto pi\u00f9 importante della guerra per i motore di ricerca.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Alessandro Ludovico<\/strong>: <\/span> Google \u00e8 semplicemente il meglio<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Paolo Cirio<\/strong>: <\/span> Google \u00e8 un parassita di un banale algoritmo software che permette di indicizzare il web. La tecnologia che usa Google dovrebbe essere di pubblico dominio, in modo simile ai principali protocolli e standard.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk3.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Nella vostra presentazione, descrivete molto bene un altro meccanismo nascosto e complesso: il database di Google, che lavora per collezionare e archiviare dati personali e sensibili degli utenti in funzione delle loro ricerche e richieste fatte al motore, \u00e8 uno dei metodi di profilazione pi\u00f9 efficaci di internet. Pensate in tutta sincerit\u00e0 che Google possa vendere questi dati ad altre compagnie per le loro stratege di marketing? E, nel caso, come potrebbero gli utenti impedire ci\u00f2 pur utilizzando un servizio utile come un motore di ricerca?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans<\/strong>: <\/span>No, non penso che Google venda o vender\u00e0 mai i suoi dati. In realt\u00e0 potremmo dire che gi\u00e0 vende questi dati, non tanto come dati nudi e crudi, quanto come &#8220;advertisment knowledge&#8221;. Google necessita infatti di molti dati allo scopo di generare molto denaro nel proprio business principale: la pubblicit\u00e0. Ed \u00e8 questo ci\u00f2 in cui Google riesce meglio di tutti ed \u00e8 per questo che <em>GWEI \u0096 Google Will Eat<\/em> Itself \u00e8 indirizzato esattamente verso questo obbiettivo e non verso i risultati delle ricerche e\/o altre stronzate semantico-poetiche.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Paolo<\/strong>: <\/span>S\u00ec, il data mining \u00e8 a mio avviso il prossimo grande business della comunicazione digitale. Effettivamente l&#8217;incrocio dei dati derivanti dai nostri comportamenti sui motori di ricerca, dai siti che visitiamo, dagli acquisti elettronici che facciamo e dal tracciamento dei nostri dispositivi mobili, sar\u00e0 il vero e proprio boom del cosiddetto smart marketing; con la conseguente perdita di ogni forma di privacy. Google conosce gi\u00e0 tutto delle nostre vite private, analizzando le query attraverso il motore di ricerca e spiando i messaggi privati attraverso il servizio di Gmail. L&#8217;unico modo per contrastare questo processo \u00e8 di fare cose strane e diventare assolutamente inusuali. Quanto pi\u00f9 &#8220;rumore&#8221; si diffonde nei loro data base, tanto pi\u00f9 difficile \u00e8 per loro capire chi sei; essere liberi oggi significa essere imprevedibili.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk5.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Leggendo ancora sui vostri testi relativi al progetto, voi scrivete che &#8220;la posizione di Google \u00e8 predominante nel momento in cui entra in un nuovo business con un nuovo servizio&#8221;. E&#8217; l&#8217;effetto Google affermate: &#8220;creare consenso attorno a un nuovo business in modo tale che esso raggiunga immediatamente la posizione dominante&#8221;. Mi potete spiegare meglio questo concetto? Pensate che internet sia realmente la copia del &#8220;mondo reale&#8221; in cui ci sono dinamiche analoghe e in cui il pi\u00f9 grande soggetto in circolazione \u00e8 in grado di creare consenso attorno a qualcosa? E&#8217; un po&#8217; allarmante\u0085<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans<\/strong>: <\/span>Google entra in un nuovo settore del business online a intervalli regolari. Facendo questo essi diventano automaticamente i leader di questo nuovo settore. Al contempo comprano la compagnia numero uno in quel settore e sviluppano il miglior servizio si possa immaginare. Questa \u00e8 la semplice strategia di Google. Il problema \u00e8 che \u00e8 vero che distribuiscono prodotti di qualit\u00e0, ma al contempo costruiscono il proprio monopolio in un modo assolutamente aggressivo. Questo non perch\u00e9 non ci sia competizione ma perch\u00e9 il collante della maggior parte delle loro attivit\u00e0 \u00e8 la pubblicit\u00e0, e questa \u00e8 la loro competenza principale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Alessandro<\/strong>: <\/span>E tutto ci\u00f2 non sembra essere intenzionato a fermarsi, per cui \u00e8 meglio reagire piuttosto che allarmarsi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk8.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Quanto Google pu\u00f2 essere realmente pericoloso secondo voi? Voglio dire, pensate che Google o altre grandi compagnie coinvolte nelle sfere dell&#8217;infotainment in rete lavoreranno e maneggeranno le nostre coscienze, nonch\u00e9 le libere informazioni, come le grandi corporation televisive di oggi?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans<\/strong>: <\/span>Google afferma che loro stanno solo fornendo informazione. Con questa mentalit\u00e0 loro decidono per\u00f2 quali risultati mostrare e quindi cosa effettivamente noi utenti vediamo alla fine di ogni ricerca, e questo lo fanno su base giornaliera. Se fossero pi\u00f9 aperti e onesti sulla loro posizione, potremmo anche dialogare con loro, ma a loro effettivamente non interessa, non ne sono coscienti. Per cui la mia proposta \u00e8 di trasformare Google in un&#8217;istituzione pubblica controllata da un governo: il &#8220;Bureau per i motori di ricerca e le intenzioni digitali&#8221; (BSDI) potrebbe essere il nome di dipartimento all&#8217;interno delle Nazioni Unite che lavori a questo scopo. In alternativa a questo, se Google e i suoi azionisti si dovessero opporre a questa idea, potremmo obbligare l&#8217;intero staff di Google a dosi giornaliere di LSD per creare il caos di massa\u0085questo potrebbe realmente servire allo scopo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Alessandro<\/strong>: <\/span>Direi che internet non \u00e8 collegato alla televisione. Se pensiamo a come lavora internet, o si studiano le sue evoluzioni nell&#8217;ultimo decennio, ci rendiamo conto che esso \u00e8 completamente diverso nelle sue dinamiche. E questo Google lo ha capito molto bene.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Paolo<\/strong>: <\/span>Su internet la gente ha il potere. Quindi, la legge di Darwin dell&#8217;adattabilit\u00e0 all&#8217;ambiente di una tecnologia o una corporation, \u00e8 fondamentalmente determinata da quello che la gente vuole. Io spero per\u00f2 che con <span class=\"testo_iframebold\">GTTP Ltd<\/span>, Google diventer\u00e0 Open Source e auto organizzato da una comunit\u00e0 simile a internet, in maniera assolutamente democratica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk9.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Venendo al vostro progetto GWEI, volete raccontarmi come e quando \u00e8 partito?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">GWEI \u0096 Google Will Eat Itself<\/span> e il suo meccanismo \u00e8 stato ufficialmente realizzato il 3 Marzo 2005 a Johannesburg e a Bari. Il processo di creazione \u00e8 per\u00f2 iniziato al <span class=\"testo_iframebold\">Read_me 2004<\/span> software art festival che si era tenuto dal 23 al 27 Agosto 2004 ad Arhus in Danimarca. Quindi, il processo di incubazione ha richiesto pi\u00f9 di 6 mesi, per focalizzare i principi fondanti di Google, per ridurre e rimuovere tutto il materiale fuorviante e per pensare insieme alla storia. Quindi, nel Marzo di quest&#8217;anno, l&#8217;attuale programmazione e produzione \u00e8 partita, e la prima versione del sito web \u00e8 andata online, esattamente il 3 Aprile del 2005. La prima quota di Google \u00e8 stata poi acquistata il 19 Aprile 2005. La Prima \u00e8 stata al <span class=\"testo_iframebold\">The Premises Gallery<\/span> a Johannesburg il 2 Aprile 2005, mentre le prime emails informali agli opinon leader attorno al mondo furono mandate subito dopo il lancio del sito web per un periodo di due mesi circa. La prima press release ufficiale \u00e8 datata 26 Dicembre 2005.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quindi, GWEI \u00e8 stato praticamente non esistente, per lo meno ufficialmente, anche se nel frattempo abbiamo ottenuto una menzione d&#8217;onore al Prix Ars Electronica, una Rhizome.org Comission, abbiamo partecipato al runme.org di quest&#8217;anno e siamo stati nominati per il premio Transmediale del 2006 e per quello del Viper Festival 2006. Uno dei nostri obbiettivi primari, parallelamente al continuare il progetto online, \u00e8 di trasformare il materiale raccolto sul progetto in un&#8217;opera d&#8217;arte per gallerie e musei. GWEI \u00e8 un&#8217;opera d&#8217;arte altamente concettuale; la visualizzazione di GWEI in diagrammi non solo spiega il meccanismo ma rappresenta infatti il progetto in una forma pura ed estetica. L&#8217;uso di proiettori nell&#8217;installazione inoltre (ogni proiettore \u00e8 singolo nel colore e nell&#8217;intensit\u00e0 della luce), produce una &#8220;sensitive do-it-yourself light-sculpture into the white-cube&#8221; &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gwei.org\/exhibitions\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.gwei.org\/exhibitions<\/a> &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gwei.org\/diagrams\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.gwei.org\/diagrams <\/a><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: voi parlate di hackerare l&#8217;auto referenzialit\u00e0 di Google e, muovendovi come parassiti, di lavorare contro le dinamiche di Google e di succhiare contenuti e denaro dagli utenti, dando indietro ai pubblishers piccoli quantitativi di denaro ricavati proprio grazie ai servizi di pubblicit\u00e0 di Google. Come, tecnicamente, avete lavorato su GWEI? Potete spiegarmi come funziona?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans<\/strong>: <\/span>Il sistema lavora in modo semplice come prevede il concept stesso, che \u00e8 poi il vero motivo del suo successo tecnico, di media e di business. Noi utilizziamo semplicemente una serie di circa 40-50 <span class=\"testo_iframebold\">Google Adsense-accounts<\/span>. Questi account consentono di portare questi piccoli Google advertisments sul proprio sito web. Ogni qual volta uno dei visitatori al tuo sito web clicca su uno di questi advertisments, tu guadagni un po&#8217; di soldi, che puoi monitorare tramite un sistema di informazioni e accounting interno a Google, dove si possono vedere le statistiche e seguire il proprio bilancio. Google ti paga in contanti o in bonifici bancari mensilmente. Con il denaro che quindi noi guadagniamo da tutti questi account, compriamo regolarmente delle quote di Google; al momento possediamo circa 40 Google-Shares. Ma come raggiungiamo abbastanza clicks sulle nostre pubblicit\u00e0 per fare abbastanza soldi e poter comprare cos\u00ec le quote di Google? Paolo Cirio, ha creato un network di robots semi-intelligenti per cui ogni volta che un utente visita qualcuno dei nostri siti pubblici (per esempio lo stesso ubermorgen.com), il primo initiation-robot Al-Munba&#8217;ith (&#8220;quello che mente&#8221;) entra in azione e inizia una complessa manipolazione dialogando con &#8220;Alexander&#8221;, il triggering-robot, attivando alcuni dei siti web nascosti e quindi i loro Google advertisments. Attualmente Google identifica le truffe molto in fretta, ma noi abbiamo creato un vero e proprio network macchina-uomo per contrastare questo. Google Will Eat Itself lavora utilizzando un vero fenomeno sociale piuttosto che dipendere da un metodo puramente tecnico e quindi, proprio per la dimensione sociale sviluppata da questa tecnologia, Google non \u00e8 in grado di combattere GWEI.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Paolo<\/strong>: <\/span> Il software che ho sviluppato \u00e8 composto da una serie di robots che lavorano su un network di siti molto ampio. In astratto \u00e8 un vero e proprio generatore di comportamenti umani, ed \u00e8 attivato nel momento in cui qualcuno visita uno dei nostri siti &#8220;esca&#8221;. Cos\u00ec quando viene innescato, esso genera click e impression proprio sui quei siti nascosti in cui ci sono i classici AdSense banners. Ogni qual volta qualcuno visita un sito web del nostro network, lui (o lei) non vede ovviamente nulla dei banner in questione e non ha alcun feedback visivo di ci\u00f2 che sta accadendo, limitandosi a leggere i contenuti. Il tutto mentre i robots lavorano simulando il comportamento umano, essendo la fonte un vero unico computer con una vera e unica connessone che sta cliccando su un sito che per\u00f2 appartiene al nostro network nascosto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk7.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: come \u00e8 possibile per i publishers e gli utenti in genere entrare nel vostro network di siti nascosti e come funziona il GTTP?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testo_iframebold\">Hans<\/span>: <\/strong>noi lavoriamo insieme a utenti e artisti individualmente. Chiunque \u00e8 interessato a collaborare ci contatta all&#8217;indirizzo <a class=\"testoscuro\" href=\"mailto:magazine@gwei.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">magazine@gwei.org<\/a>. <span class=\"testo_iframebold\">GTTP \u0096 Google To the People<\/span> \u00e8 invece molto semplice, in quanto \u00e8 sufficiente andare sul sito web, riempire il form e aspettare l&#8217;arrivo dello Share Certificate via posta. Questo pu\u00f2 richiedere alcuni mesi perch\u00e9 il lancio ufficiale della compagnia sar\u00e0 nel Giugno 2006 &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gwei.org\/gttp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.gwei.org\/gttp <\/a>&#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gwei.org\/forum\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.gwei.org\/forum<\/a><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: quanto dovrebbe essere ampio questo network per poter distruggere questo complesso meccanismo di global advertisting (ho letto di una cifra pari a 3.443.287.037 milioni di anni\u0085)<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans<\/strong>: <\/span>Non sono molto bravo in matematica, tutto quello che so \u00e8 che dobbiamo creare un movimento globale di GWEI e che dobbiamo rimanere veloci e flessibili, come il Gigante stesso. Google si muove costantemente, condivide le sue quote, compra e vende compagnie e rimane al vertice essendo per prima cosa iperattivo. Siccome noi siamo un opera di arte concettuale, \u00e8 molto pi\u00f9 importante per noi infiltrarci nelle teste delle persone. Molte persone pensano che GWEI sia un progetto divertente; certo, lo \u00e8, ma al contempo \u00e8 un progetto di ricerca e come dice <span class=\"testo_iframebold\">Soren Pold:<\/span> &#8220;questa \u00e8 proprio critica cibernetica&#8221;. Siamo alla ricerca di legami intellettuali e concettuali e cerchiamo di trasfigurare un meccanismo complesso in un codice comprensibile.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Alessandro<\/strong>: <\/span>Se tieni presente che \u00e8 un pezzo di arte concettuale, esso pu\u00f2 realmente cambiare il mondo (come ogni pezzo di arte concettuale) e non importa quanti milioni di anni ci metter\u00e0 &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gwei.org\/text\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.gwei.org\/text<\/a><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag11\/articoli\/img\/hackart_mk6.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: C&#8217;\u00e8 nel sito una sezione molto divertente delle lettere ricevute da Google. Quale \u00e8 la vostra impressione e opinione a riguardo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans<\/strong>: <\/span>Ci sono delle lettere standard di chiusura account fraudolenti. Google, come VISa o Master Card, convive e accetta l&#8217;esistenza di un certo numero di frodi anche se ovviamente le combattano per quanto possono. Anche se sappiamo che i click fraudolenti sono saliti almeno al 30%-40%, cosa che potrebbe rendere il programma di Advertisment del tutto obsoleto. &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gwei.org\/googleletters\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.gwei.org\/googleletters<\/a><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Per concludere, come pu\u00f2 un dittatore essere divertente secondo voi? Pensate ci possa essere un parallelismo tra Google e&#8230;per esempio&#8230;il primo ministro italiano Silvio Berlusconi?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Hans<\/strong>: <\/span>I migliori dittatori sono sicuramente i migliori intrattenitori, i migliori coreografi del loro stesso spettacolo. Pensa alla Germania o all&#8217;Italia di 60 anni fa. Silvio Berlusconi non \u00e8 certamente un grande intrattenitore in questo senso.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Lizvlx<\/strong>: <\/span>Sono sicura che i dittatori sono divertenti non per intenzione ma principalmente perch\u00e8 sono ridicoli. Google di per se stesso non \u00e8 ridicolo, ma il mond in cui Google rappresenta il mondo digitale lo \u00e8. If Berlusconi is just as well ridiculous when he is representing \u0096 I leave that up to decide for our Italian partners\u0085.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Alessandro<\/strong>: <\/span> Sicuro! Ci sono voci di una piccola ditta, (il nome non \u00e8 ancora stato scoperto) controllata da una delle tante compagnie di Berlusconi, che sta sviluppando il codice del prossimo upgrade AdSense.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Paolo<\/strong>: <\/span>S\u00ec, direi che entrambi sono divertenti con lo scopo principale di ottenere consenso. Ma se Berlusconi ha il fascino del dittatore malvagio, Google comunica fiducia e divertimento e alla gente da un&#8217;immagine di se stesso assolutamente buona e onesta. Senza considerare che entrambi hanno il monopolio dell&#8217;informazione&#8230;<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gwei.org\/index.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.gwei.org\/index.php<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u0098 un dittatore essere simpatico, indurre fiducia e avere anche la faccia pulita? Molte sono le risposte possibili e francamente io per primo mi troverei in difficolt\u0088 nel dare una risposta precisa. 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