{"id":9905,"date":"2005-12-01T12:00:00","date_gmt":"2005-12-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-010\/ethical-hacktivismo-and-cuban-rhythm\/"},"modified":"2020-10-21T10:16:47","modified_gmt":"2020-10-21T09:16:47","slug":"ethical-hacktivismo-and-cuban-rhythm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-010\/ethical-hacktivismo-and-cuban-rhythm\/","title":{"rendered":"Hacktivismo Etico A Ritmo Cubano"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Come funziona il concetto di &#8220;nuovi media&#8221; laddove \u00e8 difficile avere disponibilit\u00e0 di tecnologia? E&#8217; possibile parlare di hacktivismo in spazi geografici, politici e sociali dove la scarsa diffusione di nuove tecnologie impedisce di sviluppare pratiche e attivit\u00e0 che coinvolgano esclusivamente Internet? Il quesito \u0096 e la sue possibili risposte \u0096 mi \u00e8 stato sottoposto dal collettivo di artisti e attivisti cileno<span class=\"testo_iframebold\"> Troyano<\/span>, che mi ha invitata a partecipare con una conferenza sulle pratiche artistiche che a Cuba coinvolgono i nuovi media, alla <span class=\"testo_iframebold\">VII Biennale di Video e Nuovi Media<\/span> che si \u00e8 svoltaa <span class=\"testo_iframebold\">Santiago del Cile<\/span> lo scorso mese di Novembre.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una lettura dell&#8217;hacktivismo come pratica collettiva, critica e non finalizzata alla produzione di &#8220;merci&#8221; artistiche mi ha permesso di presentare all&#8217;interno della tematica della serie di talks \u0096 incentrati sul tema dell&#8217;Hacker come virus che penetra e mette in crisi un Sistema \u0096 il lavoro di un gruppo di artisti e attivisti dell&#8217;Avana con cui ho lavorato per due mesi l&#8217;estate passata, all&#8217;interno di un progetto di ricerca sulle pratiche artistiche collettive e negli spazi pubblici a Cuba dalla fine degli anni Novanta fino ad oggi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/hackart_lucreziacippitelli02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;aggancio con la tematica generale della Biennale \u0096 i Nuovi Media quindi \u0096 mi \u00e8 data dalla pubblicazione e presentazione, avvenuta all&#8217;Avana nell&#8217;ottobre di quest&#8217;anno, del disco e libro <span class=\"testo_iframebold\">Alamar Express<\/span> del <span class=\"testo_iframebold\">Proyecto Omni Zonafranca<\/span>: realizzazione collettiva di un progetto multimediale \u0096 un cd audio e un testo \u0096 che raccolgono la storia visuale e sonora di sette anni di attivit\u00e0 di un gruppo di azione civica, che come un virus si muove all&#8217;interno della cultura cubana trasformando il pensiero critico in azione dell&#8217;artista, all&#8217;interno di una comunit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Omni \u00e8 nato, si \u00e8 sviluppato e lavora ad Alamar, sobborgo periferico e privo di infrastrutture dell&#8217;Avana dell&#8217;Est, una zona abitata da pi\u00f9 di 300 mila persone e mal servita dai mezzi di comunicazione, quasi priva di spazi pubblici di socializzazione e di servizi, ben differente dalle cartoline pittoresche dell&#8217;Avana barocca e decadente che sono vendute ai ricchi e corpulenti turisti europei e nordamericani. Spazio della controcultura a partire dagli Anni Settanta (oggi ospita un festival del Rap che vive dal 1995), Alamar \u00e8 un quartiere abitato da cileni profughi dalla dittatura, russi, intellettuali scomodi per il sistema cubano; ma \u00e8 anche parte della \u0096 breve e poco intensa \u0096 storia dell&#8217;urbanismo cubano post-rivoluzionario, progetto razionalista di matrice nordeuropea e sovietica che ha proposto grandi strutture abitative disseminate in un&#8217;area vicina al mare e sostanzialmente agricola (una specie di piccole Unit\u00e0 Abitative lecorbusieriane in mezzo al Nulla).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/hackart_lucreziacippitelli04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Alamar Express<\/em> \u00e8 la raccolta, sonorizzazione e visualizzazione dell&#8217;attivit\u00e0 del collettivo Omni che lavora come progetto di indagine sociale e di intervento diretto nel suo quartiere, che negli anni ha operato cambi strutturali, ha costruito spazi di socialit\u00e0 ed ha realizzato eventi che mostrano che l&#8217;arte pu\u00f2 ancora essere una procedura di miglioramento della vita umana. Usando inizialmente la parola e il corpo (poesia e performance), strumenti economici e che possono difficilmente essere controllati dalle pratiche censorie, Omni ha migliorato la vita del quartiere attaccando l&#8217;inuitle burocratismo, costruendo panchine nelle fermate degli autobus dove pu\u00f2 succedere di fare ore di attesa, restaurando un anfiteatro abbandonato che \u00e8 ora diventato spazio di socializzazione \u0096 anche popolare \u0096 dell&#8217;intera area dell&#8217;Avana dell&#8217;Est.<\/p>\n<p align=\"justify\">Composto da oltre 35 traccie, il cd <em>Alamar Express<\/em> raccoglie poesie urbane, rumori del quartiere, rap, suoni analogici remixati (la tastiera della macchina da scrivere che David Escalona, parte integrante del gruppo Omni, usa come base ritmica e sonora per le sue letture poetiche e performatiche negli spazi pubblici). Un progetto incredibile per qualit\u00e0, soprattutto se si pensa che \u00e8 stato interamente realizzato dagli stessi membri del gruppo, che dispongono solo di un computer e una macchina fotografica digitale, e un <em>monstrum <\/em> di intensit\u00e0. &#8220;Alamar Express&#8221; \u00e8 il racconto di un viaggio nel quartiere, di cui si possono vedere le immagini nei due video (integralmente filmati, editati e postprodotti dal gruppo stesso) che sono stati prodotti come visualizzazioni di due traccie sonoro\/poetiche del disco, e nelle videoinstallazioni che il collettivo realizza negli spazi del quartiere: proiezioni notturne ed illegali di serie di immagnii scattate nello spazio urbano.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/hackart_lucreziacippitelli05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;uso dei media digitali (l&#8217;uso creativo di quelli che sono disponibili e che si possono trovare al mercato nero in un paese in cui una connessione a internet costa tra i 6 ed i 10 dollari l&#8217;ora, quasi uno stipendio mensile minimo di un impiegato pubblico) e la loro forzatura (realizzare video filmandoli con il registratore di immagini in movimento di una macchina fotografica che pu\u00f2 salvare fino a 30 secondi di video in formato .mpg): vere pratiche hacker che portano alla comunicazione ed all&#8217;interattivit\u00e0 sociale. Per questo voglio pensare all&#8217;attivit\u00e0 del collettivo Omni come azione di hactivismo critico, cosciente e altamente etico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Forse l&#8217;annosa questione teorica che si interroga sull&#8217;uso delle tecnologie nell&#8217;arte e sul rischio che diventi un atto fine a s\u00e9 stesso \u00e8 risolto proprio qui ad Alamar: laddove ridotta all&#8217;osso e ripulita da ogni orpello e sovrastruttura possibile, la tecnologia si dimostra uno dei mezzi di comunicazione preferenziali per la realizzazione di azioni sociali.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.bienaldevideo.cl\/bienal\/index.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.bienaldevideo.cl\/bienal\/index.htm<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"mailto:alamarexpress@yahoo.es\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">alamarexpress@yahoo.es<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come funziona il concetto di nuovi media laddove \u008f difficile avere disponibilit\u0088 di tecnologia? \u00e9 possibile parlare di hacktivismo in spazi geografici, politici e sociali dove la scarsa diffusione di nuove tecnologie impedisce di sviluppare pratiche e attivit\u0088 che coinvolgano esclusivamente Internet? 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