{"id":9899,"date":"2005-12-01T12:00:00","date_gmt":"2005-12-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-010\/you-robot\/"},"modified":"2020-10-21T10:24:46","modified_gmt":"2020-10-21T09:24:46","slug":"you-robot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-010\/you-robot\/","title":{"rendered":"You, Robot"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Che cos&#8217;\u00e8 naturale e cosa artificiale? quale connotazione acquisisce questa distinzione oggi, ammesso che essa sia possibile? Che cosa pu\u00f2 l&#8217;uomo di fronte ad una natura che sfugge ormai al modello riduzionista e in cui l&#8217;uomo appare sempre pi\u00f9 un&#8217;eccezione?<\/p>\n<p align=\"justify\">Cimentarsi nella ricerca di una definizione esauriente di questi due termini appare un&#8217;impresa quanto mai rischiosa e forse sterile se astratta dalla consapevolezza di un universo in divenire che non esaurisce il suo mistero nel tentativo di dominio o di comprensione tipico delle singole discipline del nostro sapere scientifico e umanistico. Questa sembra essere la conclusione cui giunge <span class=\"testo_iframebold\">Riccardo Notte<\/span> alla luce di un affascinante studio condotto su uno dei grandi miti dell&#8217;ultramodernit\u00e0 dal titolo provocatorio: <span class=\"testo_iframebold\">You, Robot, antropologia della vita artificiale<\/span>, in cui affronta con arguzia e rigore scientifico le origini di un archetipo contraddittorio e a tratti inquietante, passando dalla robotica all&#8217;intelligenza artificiale con uno sguardo acuto che unisce ricerca scientifica e visione filosofica, analisi antropologica e studio sociologico.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/ia_miriampetruzzelli01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Il robot infatti \u00e8 un&#8217;immagine carica di connotazioni non sempre univoche. La sua splendente pelle d&#8217;acciaio, il suo sovrumano &#8220;sangue&#8221; elettrico, le sue fulminee facolt\u00e0 mentali non inquinate da vizi, da passioni e dall&#8217;intenzionalit\u00e0 che orienta le azioni nel bene e nel male, esibiscono una modalit\u00e0 dell&#8217;essere paragonabile alla condizione semidivina. In un secolo e oltre di storia l&#8217;immaginario robotico \u00e8 passato dalla &#8220;macchina supplente&#8221; alla prefigurazione di un nuovo stadio evolutivo dell&#8217;umanit\u00e0.&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Una riflessione dovuta, in un&#8217;epoca che eredita un immaginario tecnologico popolato di cyborg, umanoidi, mutanti, e ne traduce in parte concretamente gli esiti senza tuttavia poterne prevedere le conseguenze. Una vera \u00e8 propria metamorfosi, una promessa o una minaccia dai tratti comunque epocali. L&#8217;umanit\u00e0 robotizzata del futuro \u00e8 insomma nella percezione diffusa, e c&#8217;\u00e8 chi autorevolmente d\u00e0 per scontata siffatta transizione, mentre i robot proliferano nelle fabbriche, nei negozi di giocattoli, nei laboratori, nelle case, nelle strade e nei mezzi di comunicazione. Biorobot, gel-robot, nano-robot e robot insettiformi che sciamano; tutto lascia supporre che il ventunesimo secolo sar\u00e0 il tempo dell&#8217;integrazione fra uomini e robot. Ma i dubbi non mancano.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/ia_miriampetruzzelli02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In <em>You, Robot<\/em> l&#8217;autore muove dall&#8217;analisi del programma cibernetico per mostrare che esso mira a ridefinire lo statuto dell&#8217;essere umano. L&#8217;espansione dell&#8217;artificiale sembra infatti inconcepibile senza una preventiva &#8220;artificializzazione&#8221; dei rapporti umani. Ma quali le finalit\u00e0 dell&#8217;alterazione dei modelli comportamentali e cognitivi preesistenti? E quali gli effetti etici e sociali? E perch\u00e9 scrittori, filosofi e artisti che si sono cimentati col mito dell&#8217;uomo artificiale da tempo lanciano messaggi preoccupati, che smentiscono l&#8217;intenso attivismo ideologico delle tecnoculture?<\/p>\n<p align=\"justify\">Una ben nota scuola di pensiero sostiene ad esempio che la vita organica e la tecnologia stanno formando una nuova e superiore sintesi. Eppure l&#8217;evidenza dei fatti mostra il contrario: la discontinuit\u00e0 ontologica dell&#8217;artificiale si insinua tra la rete degli esseri viventi e ne frantuma le connessioni. L&#8217;unica relazione compatibile \u00e8 semmai la rete artificiale, stesa intorno all&#8217;uomo come un habitat psicosensoriale concreto, lanciato in insondabili profondit\u00e0 future. Ma anche in questo caso il distacco dalla rete naturale planetaria \u00e8 un destino annunciato, gi\u00e0 in parte attuato, e pagato a caro prezzo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/ia_miriampetruzzelli04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In realt\u00e0, parte del fascino del simulacro robotico, puntualmente amplificato dai prodotti della cultura popolare, deriva dal mito dell&#8217;affrancamento dalla catena delle esistenze effimere; \u00e8 il progetto di una singolare, ambigua &#8220;stasi dinamica&#8221;. Il robot, emblema antropomorfico dell&#8217;artificializzazione, seduce perch\u00e9 promette nuove strategie dell&#8217;immortalit\u00e0. La letteratura fantascientifica (ma non solo), e poi il fumetto, il teatro, il cinema e le arti figurali da oltre un secolo hanno modellato i vari sensi in cui si articola questa originaria intuizione. Molte proiezioni inconsce, classificate dall&#8217;autore, illuminano aspettative e timori derivanti dalla progressiva artificializzazione dell&#8217;umano: la forma contemporanea e futura di disumanizzazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">In conclusione, il robot compendia una peculiare fuga dalla &#8220;terrestrit\u00e0&#8221;, ma governata dalla tecnologia. Di pi\u00f9: la robotizzazione dei rapporti umani promette un nuovo paradiso, una nuova utopia, una aspirazione che eliminerebbe l&#8217;instabilit\u00e0, l&#8217;incoerenza, l&#8217;incertezza, l&#8217;indecidibilit\u00e0 e l&#8217;insieme di fluttuazioni cui \u00e8 sottoposta la contemporaneit\u00e0, in procinto di naufragare nella periferizzazione illimitata dell&#8217;umano.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/ia_miriampetruzzelli05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;uomo &#8220;artificiale&#8221; \u00e8 dunque l&#8217;immagine onirica di un ente meta-umano, virtualmente stabile, la cui presenza diventa nuovo centro e nuova circonferenza nel mondo moltiplicato dalla pressoch\u00e9 infinita capacit\u00e0 di espandersi, di approfondire, di decentrare operata dalla tecnica. L&#8217;artificializzazione esprime tutta la forza di questa utopia concreta, e acquista un suo indefinibile ma inquietante fascino ogni giorno che passa.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">L&#8217;autore: Riccardo Notte<\/span> (Napoli, 1958) \u00e8 docente di Antropologia culturale all&#8217;Accademia di Brera, a Milano. Muovendo dalle sue prime ricerche di logica e di epistemologia, sotto la guida di Michele Malatesta, presso l&#8217;Universit\u00e0 &#8220;Federico II&#8221; di Napoli, dalla fine degli anni &#8217;80 ha iniziato ad approfondire le ricadute sociali, politiche e culturali delle nuove tecnologie di comunicazione. Tra l&#8217;88 e il &#8217;95 \u00e8 stato redattore del bimestrale &#8220;Mass Media&#8221;, e ha collaborato a vari periodici italiani e stranieri. Intensa, quantunque collaterale, la sua esperienza di critico d&#8217;arte e di storico dell&#8217;arte e numerose le sue collaborazioni nell&#8217;organizzazione di mostre nazionali, tra le quali la XIV Quadriennale di Roma. \u00c8 autore, fra l&#8217;altro, di <span class=\"testo_iframebold\">Millennio virtuale<\/span> (Roma, 1996), <span class=\"testo_iframebold\">La razza stellare<\/span> (Roma, 1999), <span class=\"testo_iframebold\">La condizione connettiva <\/span>(Roma, 2002) e di <span class=\"testo_iframebold\">You, Robot. Antropologia della vita artificiale<\/span> (Firenze, 2005).<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\">Riccardo Notte<br \/>\nYou, Robot. Antropologia della vita artificiale<br \/>\nVallecchi, Firenze, giugno 2005<br \/>\npp. 174<br \/>\n\u0080 18,00<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cimentarsi nella ricerca di una definizione esauriente di questi due termini appare un&#8217;impresa quanto mai rischiosa e forse sterile se astratta dalla consapevolezza di un universo in divenire che non esaurisce il suo mistero nel tentativo di dominio o di comprensione tipico delle singole discipline del nostro sapere scientifico e umanistico. 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