{"id":9889,"date":"2005-12-01T12:00:00","date_gmt":"2005-12-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-010\/skoltz_kolgen-audiovisual-duo\/"},"modified":"2020-10-21T10:16:20","modified_gmt":"2020-10-21T09:16:20","slug":"skoltz_kolgen-audiovisual-duo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-010\/skoltz_kolgen-audiovisual-duo\/","title":{"rendered":"Skoltz Kolgen, Duo Audiovisivo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"justify\">\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Skoltz_kolgen<\/span> \u00e8 un duo canadese composto da <span class=\"testo_iframebold\">Dominique T. Skoltz<\/span> e<span class=\"testo_iframebold\"> Herman W. Kolgen<\/span>. Si tratta di uno dei casi, non infrequenti, di artisti new media che condividono vita artistica e vita affettiva. In Italia sono conosciuti prevalentemente per i loro perfetti ed efficaci live e progetti audio-video, anche se la loro attivit\u00e0 si estende alle produzioni audio, ai film sperimentali, alla grafica. La loro consapevolezza estetica, fredda senza essere glaciale, e la loro lucidit\u00e0 nella costruzione dei progetti li fa emergere come una delle realt\u00e0 pi\u00f9 importanti nel panorama globale delle performance audiovisive. I loro universi super-cool si articolano tra vita cellulare, high-design immateriale e poetica dei flussi. Come ricorder\u00e0 chi ha letto l&#8217;intervista ai <span class=\"testo_iframebold\">Rechenzentrum<\/span> nel numero scorso ( (<span class=\"testo_iframebold\">Digimag09\/nov05 &#8220;Nuovo centro di elaborazione dati&#8221;<\/span>), la condivisione del loro metodo &#8220;on stage&#8221; non \u00e8 unanime (e crea alcune perplessit\u00e0 anche in chi scrive). Allo stesso tempo, l&#8217;impatto e l&#8217;immersivit\u00e0 (per una volta lo possiamo dire: la bellezza) di quello che fanno \u00e8 fuori discussione. Cos\u00ec come non si discute il fatto che i loro standard qualitativi siano molto al di sopra di quelli della maggior parte delle performance sperimentali elettroniche in circolazione. Ho parlato con loro di questo e di altro, scoprendo che ogni loro nuovo progetto \u00e8 diverso da quello precedente, sia per quello che riguarda il concetto di liveness, sia per molti altri aspetti. Innanzitutto, a differenza di quello che appare superficialmente, gli <em>Skoltz_Kolgen<\/em>, grazie alla loro predisposizione di scrittura dei propri software, sono in grado di lavorare pariteticamente sia sul livello della generazione random di input audio e video interlacciati tra loro, sia su una componente live molto pi\u00f9 ampia di quel che appare a chi conosce il solo lavoro<em> Fluux:\/Terminal<\/em> che poi li ha resi famosi a livello internazionale. Un ottimo esempio di new media artist quindi che operano a un vero<em> livello meta<\/em>tra le arti elettroniche, capaci quindi di lavorare sui software cos\u00ec come sull&#8217;arte generativa, sulle performance audiovisive cos\u00ec come sul delicato rapporto etico ed estetico tra codici e linguaggi virtuali e ambienti biologici naturali.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: La composizione visuale dei vostri lavori \u00e8 decisamente complessa. Al di l\u00e0 di molteplici influenze (dai glitches alla fotografia, passando per l&#8217;architettura e la biologia) si pu\u00f2 individuare sempre un&#8217;impronta riconoscibile. Come descrivete le vostre scelte estetiche?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Skoltz_kolgen<\/strong>:<\/span> Una delle cose che ci hanno ispirato sono i micro-fenomeni, le microevoluzioni o le microtrasformazioni dei sistemi. La loro organizzazione interna, le loro regole, le loro contaminazioni, le loro lente permutazioni, le loro distruzioni o morfogenesi. E per noi questi sistemi possono essere organici o puramente sintetici. In <span class=\"testo_iframebold\">Fluux:\/Terminal<\/span>, per esempio, abbiamo creato delle strutture wireframe che si muovono da sole; \u00e8 il suono che pu\u00f2 influenzare la loro normale evoluzione nel tempo. L&#8217;audio, in questo caso, \u00e8 l&#8217;agente stimolatore\/perturbatore. Per <span class=\"testo_iframebold\">Epiderm<\/span>, abbiamo creato un ambiente virtuale che ha dei riferimenti biologici reali; l&#8217;audio, in questo caso, \u00e8 l&#8217;originatore di cellule e sistemi particellari. Per <span class=\"testo_iframebold\">Ovskii<\/span> tutto \u00e8 virtuale, pure matrici al computer in bianco e nero. I pixel si muovono con la dinamica dell&#8217;audio e costruiscono pattern o forme sinaptiche.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella nostra musica creiamo strumenti software che possono lavorare a livelli micro-estremi nel suono. Con questi tipi di interfacce possiamo lavorare quindi con le microstrutture delle forme d&#8217;onda per poter creare permutazioni e riorganizzazioni delle loro strutture. Sviluppiamo anche degli script e dei randomizzatori che possono iniettare informazioni, randomizzazioni appunto o decisioni precise nel suono; \u00e8 possibile infatti controllare ogni aspetto dell&#8217;audio oppure al contempo mettere in atto alcune regole e lasciare all&#8217;interfaccia il compito di scolpire il suono.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto riguarda l&#8217;aspetto estetico invece, il nostro obbiettivo \u00e8 quello di eliminare la distanza tra il sintetico e l&#8217;organico; la fusione tra questi due aspetti \u00e8 molto importante per noi. Siamo sempre alla ricerca di un modo per combinare i sistemi, per controllare cio\u00e8 (con il suono, i codici, i dati) la struttura del nostro micro-sistema virtuale in combinazione con sistemi tipicamente organici.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: Molti degli artisti che lavorano con le performance audiovisive danno molta importanza alla componente liveness; altri si concentrano maggiormente sulla costruzione di ambienti, considerando la liveness secondaria. Cosa ne pensate? Quanta componente &#8220;dal vivo&#8221; c&#8217;\u00e8 nel vostro lavoro?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Skoltz_kolgen<\/strong>:<\/span> Dipende molto dalla natura del progetto e dai suoi obiettivi. Per alcuni il primo scopo della performance \u00e8 quello di condividere un ambiente particolare e uno stato emozionale con precisione e in una direzione specifica. Per altri progetti, come<span class=\"testo_iframebold\"> Askaa<\/span>, la randomness \u00e8 il motore creativo della performance\/installazioni anche se ci interessa sempre mettere in atto alcune regole ferree e precisi parametri estetici. Ci piace in altre parole che ogni progetto abbia la sua struttura. Per <em>Ovskii<\/em>, \u00e8 difficile avere un controllo perfetto della matrice, cos\u00ec nelle situazioni live pu\u00f2 succedere qualsiasi cosa&#8230;e questo fa parte del progetto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un altro elemento sicuramente importante \u00e8 che in fondo noi siamo un po&#8217; schiavi della lentezza dei nostri computer; e dobbiamo confrontarci con questo limite, soprattutto dal vivo. Per alcuni progetti, come <em>Epiderm<\/em>, \u00e8 difficile avere il controllo completo di tutte le cellule genetiche dal vivo. Ma tutto cambia rapidamente al giorno d&#8217;oggi, per cui nel prossimo futuro potremo arrivare a fare tutto dal vivo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: quanto \u00e8 importante la programmazione degli strumenti che utilizzate? Potete descriverne alcuni?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Skoltz_kolgen<\/strong>:<\/span> La maggior parte dei nostri progetti ha bisogno di lavorare sullo sviluppo di tecnologie; non ci importa molto dei limiti dei software disponibili. Cos\u00ec, se un progetto ha bisogno di qualcosa di particolare che non esiste, lo creiamo. Da questo punto di vista, abbiamo alcuni amici che ci aiutano se le nostre conoscenze non sono abbastanza profonde. Ma la maggior parte delle volte sviluppiamo le nostre interfacce da soli.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per <em>Ovskii<\/em>, il nostro primo progetto live, tutto \u00e8 in real time. Abbiamo creato un tool che si chiama <span class=\"testo_iframebold\">Loefrek<\/span> per disegnare i pixel in una matrice in bianco e nero. Loefrek ha due diverse interfacce. La prima crea dei suoni granulari in tempo reale, la seconda \u00e8 un traduttore di audio in video. Il suono crea delle ripercussioni visuali sulla matrice XY, ed \u00e8 possibile modificare o modulare il risultato attraverso alcuni parametri di deformazione. A questo punto, abbiamo un visual che \u00e8 la combinazione delle dinamiche dell&#8217;audio sommate alle nostre decisioni estetiche. Questo nuovo visual ci influenza, come un feedback, e stimola il modo in cui costruiamo dei suoni completamente nuovi con la prima interfaccia di Loefrek. E&#8217; una sorta di continuum tra l&#8217;audio e il video, che si influenzano a vicenda. E&#8217; un tool molto flessibile.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: La stretta relazione tra audio e video \u00e8 un elemento che colpisce molto nelle vostre performance. Concepite la sinestesia audiovisiva come un dialogo tra l&#8217;audio e il video, come una lotta, o come una descrizione?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Skoltz_kolgen<\/strong>:<\/span> Tutti i nostri lavori (performance, installazioni, film) contengono l&#8217;idea della relazione tra il suono e l&#8217;immagine. Quando guardiamo un animazione cerchiamo sempre di sentire un possibile suono correlato, e viceversa. Collegando il suono all&#8217;immagine sentiamo di costruire un dialogo naturale e l&#8217;interesezione di elementi ci consente di proporre sempre nuove idee ed emozioni; solo attraverso questo amalgama di medium la nostra espressione \u00e8 polarizzata e diretta. Ma se in Fl\u00fcux;\/ Terminal ci sono alcune connessioni tra suono e immagine che sono molto forti e l&#8217;impatto sul pubblico \u00e8 molto intenso dal punto di vista fisico e cerebrale, in <span class=\"testo_iframebold\">Silent room<\/span> al contrario questa relazione \u00e8 interpretata in un modo pi\u00f9 metaforico; abbiamo deciso di evitare la narrazione a partire dai personaggi e ci siamo affidati alla musica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag10\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: Ci potete dire in conclusione qualcosa del vostro metodo di lavoro? Come viene concepito e realizzato un progetto?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Skoltz_kolgen<\/strong>:<\/span> All&#8217;inizio, per ogni progetto, ci confrontiamo in un brainstorming sul concept principale, fino a quando il focus non diventa chiaro ed eccita entrambi. A questo punto, discutiamo su come questo specifico lavoro sia diverso dai suoi predecessori: qual \u00e8 il legame, la continuit\u00e0, di cosa abbiamo bisogno per andare avanti nel concept. Sembra costrittivo, ma in realt\u00e0 \u00e8 un procesos che avviene in modo naturale, durante la colazione, quando facciamo una passeggiata, quando beviamo del buon vino (o uno spritz). La nostra vita \u00e8 una miscela e il confine tra vita e creativit\u00e0 \u00e8 sempre molto labile e sottile. Con questo ritmo e con queste dinamiche tutti i nostri progetti vanno avanti, in una specie di continuum.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.skoltzkolgen.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.skoltzkolgen.com<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Skoltz_kolgen \u008f un duo canadese composto da Dominique T. Skoltz e Herman W. Kolgen. Si tratta di uno dei casi, non infrequenti, di artisti new media che condividono vita artistica e vita affettiva. 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