{"id":9882,"date":"2005-10-31T12:00:00","date_gmt":"2005-10-31T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-009\/klee-as-software\/"},"modified":"2020-10-21T10:07:27","modified_gmt":"2020-10-21T09:07:27","slug":"klee-as-software","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-009\/klee-as-software\/","title":{"rendered":"Klee As Software"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Quando si fa il primo segno \/ la pagina non \u00e8 pi\u00f9 vuota. \/ La simmetria si rompe \/ e il disegno prende vita.&#8221; Con queste parole, <b>John F. Simon, Jr.<\/b> apre <span class=\"testo_iframebold\">Mobility Agents. A Computational Sketchbook<\/span>, da poco pubblicato da Printed Matter, Inc. in collaborazione con il <span class=\"testo_iframebold\">Whitney Museum of American Art<\/span> in un elegante CD-ROM con booklet allegato (un assaggio lo si pu\u00f2 trovare nell&#8217;ultima Gate Page di <b>Arport<\/b>, la collezione online del Whitney).<\/p>\n<p align=\"justify\">Come suggerisce il sottotitolo, si tratta di un album di schizzi, ma &#8220;computational&#8221;: quindi, non una semplice successione di appunti e disegni, come poteva essere il <span class=\"testo_iframebold\">Pedagogisches SkizzenBuch<\/span> pubblicato da<span class=\"testo_iframebold\"> Paul Klee<\/span> nel 1925, e a cui <i>Mobility Agents<\/i> rende esplicito omaggio. Non solo un album da leggere, ma anche un album da riempire; non un insieme di disegni, ma di software per disegnare. Scritto in Java, <i>Mobility Agents<\/i> raccoglie infatti tre strumenti da disegno, a loro volta sviluppati in diverse varianti: l&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">Hatch Tool, il Rake Tool e lo Spin Tool<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La riflessione di Simon si concentra sugli elementari del disegno, vale a dire punto, linea e superficie, e sulla capacit\u00e0 che il software ha di automatizzare una serie di processi complessi, impliciti nell&#8217;attivit\u00e0 del disegnatore. Ci\u00f2 significa che in <i>Mobility Agents<\/i> non troveremo gli strumenti e gli effetti comuni agli altri programmi di grafica, di norma orientati al fotorealismo, ma nemmeno la loro sovversione polemica, alla <span class=\"testo_iframebold\">Auto-Illustrator<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Simon si limita a conferire varie opzioni di complessit\u00e0 alla semplice operazione di tracciare una linea: una serie di opzioni limitate, ma che aprono a possibilit\u00e0 di sperimentazione e di combinazione praticamente infinite. Per esempio, l&#8217;<i>Hatch Tool<\/i> visualizza in modi diversi, attraverso delle linee che intersecano la linea principale, la velocit\u00e0 e la direzione del gesto; il <i>Rake Tool<\/i> rende multipla la linea tracciata, intervenendo poi su questo fascio di linee con vari parametri; e nello <i>Spin Tool<\/i>, lo strumento di disegno non \u00e8 un semplice punto, ma un&#8217;asticella che ruota attorno al suo asse. Ma questa descrizione non rende affatto merito alla complessit\u00e0 del progetto di John Simon.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><i>Mobility Agents<\/i> \u00e8 infatti ben lontano dall&#8217;essere semplicemente un tool per disegnatori in erba. E&#8217;, innanzitutto, un accorato omaggio a <b>Paul Klee<\/b>, il cui lavoro viene letto come un archivio di potenzialit\u00e0 che attendevano solo di essere attivate in un ambiente fluido: il che fa di Simon, in un certo senso, l&#8217;ultimo erede della tradizione del <span class=\"testo_iframebold\">Bauhaus<\/span>, e di <i>Mobility Agents<\/i> la ciliegina su una torta che comprende <span class=\"testo_iframebold\">L&#8217;arte del colore<\/span> di <span class=\"testo_iframebold\">Itten<\/span>, i testi di <span class=\"testo_iframebold\">Kandinsky<\/span> e di <span class=\"testo_iframebold\">Klee,<\/span> gli appunti di <span class=\"testo_iframebold\">Albers<\/span> e <span class=\"testo_iframebold\">Moholy-Nagy<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 uno strumento per disegnare, la tavolozza che Simon ha messo a punto per se stesso e con cui ha realizzato le sue opere, e che ora ci permette di utilizzare; ma \u00e8 soprattutto un&#8217;opera di Software Art, il risultato di una riflessione ventennale sul disegno e sul software, un esercizio di scrittura creativa (nel senso di scrittura che crea, dotata dell&#8217;enorme &#8220;potere di fare quello che dice&#8221;). Ed \u00e8, infine, uno straordinario diario di bordo, che ci accompagna attraverso tutto il percorso di John Simon e, con lui, attraverso vent&#8217;anni di sperimentazione con il software.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Un percorso che, per Simon, inizia nel 1989, e che registra il passaggio dal software al servizio della figurazione (e della ripetizione di vecchi processi) al codice come soggetto della ricerca e fulcro del lavoro; da quel capolavoro di spersonalizzazione e automazione che \u00e8 <span class=\"testo_iframebold\">Every Icon<\/span> &#8211; un lavoro che dovrebbe registrare tutte le possibilit\u00e0 figurative implicite in una griglia di 32 x 32 quadratini, e che si risolve in un processo che sfiora l&#8217;eternit\u00e0 senza restituirci, almeno per qualche secolo, la soddisfazione di un&#8217;immagine leggibile &#8211; alla rivelazione che il lavoro creativo di un artista nasce dalle scelte che compie all&#8217;interno di questo &#8220;catalogo di possibilit\u00e0&#8221;; dalle stampe, che fissano il dinamismo del processo nell&#8217;immobilit\u00e0 del disegno, alle sculture di schermi dei tardi anni Novanta, che mantengono in vita questo dinamismo; dall&#8217;interattivit\u00e0 alla contemplazione di un processo dinamico ma concluso.<\/p>\n<p align=\"justify\">In altre parole, <i>Mobility Agents<\/i> traccia una storia della sperimentazione recente con i media, attraverso la vicenda emblematica di uno dei suoi assoluti protagonisti: una storia fatta di entusiasmi, soprassalti, scoperte e delusioni, ma soprattutto di esperimenti. Provare per credere.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.numeral.com\/souvenirs\/mobilityagents\/mobilityagents.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.numeral.com\/souvenirs\/mobilityagents\/mobilityagents.html<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.numeral.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.numeral.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/artport.whitney.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/artport.whitney.org\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.auto-illustrator.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.auto-illustrator.com\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si fa il primo segno \/ la pagina non \u008f pi\u009d vuota. \/ La simmetria si rompe \/ e il disegno prende vita. Con queste parole, John F. 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