{"id":9881,"date":"2005-10-31T12:00:00","date_gmt":"2005-10-31T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-009\/its-time-to-zimmerfrei\/"},"modified":"2020-10-21T10:07:03","modified_gmt":"2020-10-21T09:07:03","slug":"its-time-to-zimmerfrei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-009\/its-time-to-zimmerfrei\/","title":{"rendered":"E&#8217; Il Tempo Di Zimmerfrei"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">&#8220;Non mi interessa creare &#8220;oggetti d&#8217;arte&#8221; nel campo dell&#8217;eccellenza, della bellezza, della novit\u00e0, della meraviglia\u0085ma proporre tempo e senso: modi di ascoltare il tempo, luoghi per condividerlo, pratiche per esercitare i sensi, modi per rintracciare il proprio senso. Avere la possibilit\u00e0 di lavorare nel campo dell&#8217;arte \u00e8 comunque un grande privilegio: si accede al diritto di espressione e di attenzione. C&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di mettere in comunicazione tutta la sensibilit\u00e0, il pensiero, la paura, la tensione, l&#8217;intuizione, l&#8217;energia con la propria attivit\u00e0. E&#8217; come vivere il doppio e nel pieno di una collettivit\u00e0.&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">In queste poche righe la regista video e performer <span class=\"testo_iframebold\">Anna de Manincor <\/span> esprime un concetto chiaro ma contemporaneamente anche difficile da assorbire e digerire all&#8217;istante; tempo e senso sono parole chiave nella vita di tutti i giorni ma possono anche entrare in conflitto d&#8217;interessi sul piano della percezione. Tempo e senso abitano lo stesso ambiente, la stessa anima, fino a quando per\u00f2 l&#8217;attivit\u00e0 artistica non ci mette di fronte a una possibilit\u00e0: quella dell&#8217;altro io, che ci predispone a essere aperti e consenzienti al nostro doppio quotidiano, a un altro tempo cio\u00e8 in cui sono pregnati altri sensi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Con l&#8217;attivit\u00e0 artistica del collettivo bolognese <span class=\"testo_iframebold\">ZimmerFrei<\/span>, formato tra l&#8217;altro da <strong class=\"testo_iframebold\">Anna Rispoli <\/strong> (regista teatrale e performer) e <strong class=\"testo_iframebold\">Massimo Carozzi <\/strong> (sound designer) andiamo al di fuori del tempo presente; come se il tempo non abbia una forma assoluta di manifestazione e misurazione. E lo si pu\u00f2 riscontrare nella penultima istallazione performativa presente fino al 23 ottobre scorso presso l&#8217;attivissimo <span class=\"testo_iframebold\"><strong class=\"testo_iframebold\">MAN<\/strong>, il Museo d&#8217;Arte Provincia di Nuoro<\/span> e curata all&#8217;interno della collettiva video arte <strong class=\"testo_iframebold\">Modern Times <\/strong> dalla critica Maria Rosa Sossai, <span class=\"testo_iframebold\">Panorama_Bologna<\/span> in cui la citt\u00e0 di Bologna viene ritratta letteralmente impressionando il tempo come una sorta di Grande Fratello per regalare alla citt\u00e0 frammenti di vita quotidiana.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si tratta di un video girato come un&#8217;unica e continua panoramica di 360\u00b0 attorno alla quale il tempo e la luce scorrono velocissimi. Contro questo sfondo alcuni individui sembrano invece perdurare, e lasciano una traccia pi\u00f9 vivida e definita, fino ad arrivare a moltiplicarsi nello stesso tempo presente e condiviso. Il set dura 12 ore e i cittadini, visitatori e transitanti della citt\u00e0 di Bologna sono espressamente invitati a passare e sostare quanto pi\u00f9 possibile in piazza del Nettuno, dove la videocamera-lancetta del tempo scorrer\u00e0 senza interruzione, registrando e ritraendo ogni volto e ogni passo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il suo scorrimento pu\u00f2 essere percepito in modo molto diverso da esistenze diverse che coesistono nello stesso istante: in piazza del Nettuno il <strong class=\"testo_iframebold\">Tempo <\/strong> procede lungo binari non paralleli e due videocamere puntate sullo stesso campo registrano due diversi <em>presenti<\/em> che scorrono con velocit\u00e0 e densit\u00e0 diverse. Il lavoro rappresenta una dimensione quasi immateriale, quella del pensiero e dell&#8217;immaginazione; il tempo non \u00e8 mostrato come sequenza di intervalli cronologici e lo spettatore non osserva immagini che rievocano la propria esperienza, ma qualcosa di puramente visionario, pi\u00f9 simile a un processo mentale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pi\u00f9 tempo si ha da spendere \u0096 o da perdere \u0096 pi\u00f9 si lascia traccia di s\u00e9 (se si riesce a sostare con tranquillit\u00e0 fino all&#8217;immobilit\u00e0), perch\u00e9 la dilatazione del tempo delle riprese viene trasformata in intensit\u00e0 attraverso l&#8217;estrema accelerazione del tempo nel montaggio. <em>Panorama_Bologna <\/em> materializza quindi il desiderio di incidere il proprio segmento di tempo, intensificandolo e affondandovi con forza, immaginando di non temere la morte. Tempo che fugge dunque, fragilit\u00e0 delle &#8220;cose&#8221; umane, presente dilatato e sensi moltiplicati.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">A novembre <em>ZimmerFrei <\/em> \u00e8 impegnata in una residenza produttiva in Germania, divisa tra Francoforte e Berlino. La prima della versione tedesca della performance <span class=\"testo_iframebold\">Quando <\/span> \u00e8 a Berlino gioved\u00ec 3 e venerd\u00ec 4 novembre prossimi, nell&#8217;ambito della rassegna di teatro italiano <span class=\"testo_iframebold\">Italienisher Theaterherbst in Berlin <\/span>presso la sede del <span class=\"testo_iframebold\"><strong>Sophiens\u00e6le <\/strong><\/span>, per poi approdare gioved\u00ec 12 e venerd\u00ec 13 novembre al <span class=\"testo_iframebold\">Festival plateaux <strong>&#8211; <\/strong>new positions in international performing arts<\/span> presso la sede del <span class=\"testo_iframebold\">K\u00fcnstlerhaus Mousonturm &#8211; Studio und Cristallobar<\/span><strong>. <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Anche questa preformance realizza uno dei nostri pi\u00f9 profondi desideri: accedere cio\u00e8 a una dimensione temporale parallela in cui, nello stesso momento, i nostri corpi hanno altre vite e altri destini. Essa si svolge in diverse stanze adiacenti (stanze libere: zimmer frei) in cui i tre perfromer si raddoppiano e sono visibili contemporaneamente in pi\u00f9 spazi. La loro presenza \u00e8 moltiplicata anche dalla proiezione di diapositive a grandezza naturale, con le quali le azioni sono anticipate di pochi istanti ma consentendo per\u00f2 la moltiplicazione reale delle persone. A questo scopo il collettivo ha organizzato un casting e un laboratorio in Germania per cercare i loro sosia tedeschi (come li hanno trovati a Bologna, a Roma, a Genova e Bruxelles). In questo modo sfruttano al massimo le possibilit\u00e0 di visibilit\u00e0 e illusionismo degli spazi architettonici che gli vengono offerti, cercando di conoscersi a fondo, muovendosi identicamente ma conservando le loro assolute diversit\u00e0 di percorsi vitali, intenzioni, storie e destini.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Spesso la gente dichiara di ricordare una vita passata; io dichiaro di ricordare una diversa, diversissima, vita presente&#8221;. \u00c8 da questo pensiero dello scrittore di fantascienza <span class=\"testo_iframebold\">Philip Dick <\/span> &#8211; supportato dalle ipotesi scientifiche di <span class=\"testo_iframebold\">Stephen Hawking e Paul Davies <\/span> \u0096 che muove la coinvolgente performance del collettivo bolognese che indaga su mondi semi-reali, abitati da persone gemelle, esseri che riproducono se stessi nella speranza distratta di permanere, sviluppando una forma di risonanza reciproca. I ricordi non riguardano il passato, bens\u00ec alludono ad un &#8220;altro&#8221; presente indicando un tempo parallelo. Suoni, corpi, proiezioni creano sdoppiamenti, sovrapposizioni, persistenze e slittamenti di figure, in un continuo biforcarsi di sentieri, che producono effetti di suggestiva ambiguit\u00e0 scenica.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Wann? Wenn <\/span>fa quindi parte del ciclo di performance che indaga il <span class=\"testo_iframebold\">Tempo <\/span> e i suoi piani laterali, tangenti e sovrapposti. Nello spettacolo convivono due diversi <em>presenti prossimi <\/em> e gli interpreti di ZimmerFrei sono <em>presenti <\/em> in carne e ossa in entrambi, ma in vite separate e diverse. La continua trasformazione del futuro in passato rende infatti impossibile definire il presente, nel quale, del resto, noi viviamo. <em>Quando <\/em>dunque? Quanto dura il <em>presente<\/em>? E dove si trova? Non sappiamo da dove veniamo n\u00e9 dove stiamo andando: \u00e8 <em>adesso <\/em> che il tempo ci incalza e ci manca. Di quante vite avremmo bisogno per vivere pienamente? E se stessimo vivendo contemporaneamente anche altre esistenze, in altri luoghi? Non lontano, ci sono le nostre altre vite, separate solo da cunicoli di tempo: non buchi neri di anti-materia, ma corridoi bianchi tra vite parallele o piccoli episodi di neghentropia in cui la stasi o l&#8217;inversione temporale sono possibili.<\/p>\n<p align=\"justify\">La performance approda quindi in terra tedesca proseguendo la sua ricerca del doppio, del d\u00f6ppelganger, dell&#8217; &#8220;altro me&#8221;. Cos\u00ec, la concezione vettoriale della storia entra in crisi, e il tempo diventa una zona.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><strong><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.museoman.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.museoman.it<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sophiensaele.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sophiensaele.com <\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.mousonturm.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.mousonturm.de <\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.plateaux.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.plateaux.info<\/a><\/strong>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l&#8217;attivit\u0088 artistica del collettivo bolognese ZimmerFrei, formato tra l&#8217;altro da Anna Rispoli e Massimo Carozzi andiamo al di fuori del tempo presente; come se il tempo non abbia una forma assoluta di manifestazione e misurazione. 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