{"id":9878,"date":"2005-10-31T12:00:00","date_gmt":"2005-10-31T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-009\/new-media-art-selling-immateriality\/"},"modified":"2020-10-21T10:01:23","modified_gmt":"2020-10-21T09:01:23","slug":"new-media-art-selling-immateriality","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-009\/new-media-art-selling-immateriality\/","title":{"rendered":"New Media Art, Vendere L&#8217;immateriale"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">L&#8217;immaterialit\u00e0 della new media art crea un certo scompiglio nel sistema dell&#8217;arte mondiale, tanto che al principio sembrava in dubbio l&#8217;appartenenza di queste opere digitali al sistema artistico tradizionale e istituzionale. A ben vedere per\u00f2 \u00e8 proprio questo l&#8217;aspetto eccitante del fenomeno, la vera rivoluzione culturale: l&#8217;arte creata mediante le nuove tecnologie \u00e8 costituita nella sua forma pura da software, il software \u00e8 composto di 0 e 1 che altro non sono che impulsi elettromagnetici, on e off, segnali che, essendo digitali e quindi elettrici, sono per loro stessa natura immateriali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa forma d&#8217;arte \u00e8 composta quindi da un codice scritto appositamente dall&#8217;artista. In termini tradizionali, il codice \u00e8 come il colore o l&#8217;argilla che l&#8217;artista tradizionale utilizza per creare. I risultati, come in tutte le arti, possono essere i pi\u00f9 svariati, soprattutto per la maggiore versatilit\u00e0 che lo strumento digitale offre rispetto agli strumenti tradizionali. Immateriale \u00e8 per\u00f2 da sempre anche il valore dell&#8217;arte, la sua fruibilit\u00e0, immateriale \u00e8 il godimento estetico e quindi, per esempio con il percorso compiuto dalla net.art, l&#8217;arte si avvicina un po&#8217; di pi\u00f9 alla sostanza che ne costituisce il suo stesso valore. Dopo diversi anni dalla nascita vediamo quindi a che punto \u00e8 arrivato il mercato della new media art, ma soprattutto a che punto di comprensione del fenomeno sono arrivati i compratori e i collezionisti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/newmedia_mariaritasilvestri03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La new media art allo stato puro, come dicevamo, \u00e8 il software. E il solo al mondo che ha avuto il coraggio di venderlo \u00e8 ancora lui: <span class=\"testo_iframebold\">Steve Sacks<\/span>, gallerista di New York e oggi anche di Seoul. Il suo sito <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.softwareartspace.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.softwareartspace.com <\/a> vende software artistici e li spedisce a casa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di software Steve Sacks ne spedisce abbastanza, ma egli stesso ci spiega che il mercato richiede preferibilmente installazioni, perch\u00e9 i compratori, comprese istituzioni e musei, preferiscono che il gallerista e l&#8217;artista diano loro gli strumenti pi\u00f9 adatti per godere dell&#8217;opera. In effetti molte delle installazioni vendute dalla galleria Bitforms sono semplici opere di net.art installate in pc con monitor touch screen. &#8220;Chi compra, dal collezionista alle corporation, preferisce ancora acquistare un oggetto materiale piuttosto che un software&#8221;, ci dice Sacks. E non importa che l&#8217;opera dai 200 arrivi ai 10.000 dollari.<\/p>\n<p align=\"justify\">Attenzione per\u00f2, non \u00e8 che il software costi sempre cos\u00ec poco: <span class=\"testo_iframebold\">Mark Amerika<\/span> ha venduto il DVD di <span class=\"testo_iframebold\">Filmtext <\/span> a un collezionista privato per 10.000 dollari e il noto Guggenheim di New York ha acquistato un paio di anni fa due opere di net.art a 15.000$ ognuna: <span class=\"testo_iframebold\">Net.flag e Unfolding Object<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/newmedia_mariaritasilvestri02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;\u00e8 poi chi vende l&#8217;accesso ad un&#8217;opera on-line, \u00e8 successo con <span class=\"testo_iframebold\">Waiting Room di Mark Napier<\/span>. Lo stesso artista rappresentato da Bitforms, afferma che <em>&#8220;<\/em>il vendere installazioni \u00e8 solo una metodologia intermedia, in attesa che i compratori comprendano il reale valore di un software&#8221;. Ci sono installazioni geniali nel mercato che contraddicono per\u00f2 questa teoria: dagli specchi di <span class=\"testo_iframebold\">Daniel Rozin<\/span> alle opere con i led di <span class=\"testo_iframebold\">Jim Campbell<\/span>. Queste sono opere che utilizzano le tecnologie digitali insieme ad altri materiali tradizionali ed i risultati possono variare dalle sculture interattive ai quadri in movimento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel mondo dell&#8217;arte digitale una metodologia di vendita molto utilizzata \u00e8 la stampa. Le opere, create con software scrittii appositamente dagli artisti o software per la grafica diffusi nel mercato, vengono stampate su tela o carta e vendute in diverse gallerie da Bitforms alla ginevrina <span class=\"testo_iframebold\">Analix Forever<\/span>. Perfino qui in Italia ne esiste una on-line, si chiama <span class=\"testo_iframebold\">Graphola<\/span> e vende stampe di opere digitali a prezzi molto concorrenziali (dai 150 ai 200 euro). Graphola ha una selezione di 100 artisti e a sentire il suo direttore vende soprattutto nell&#8217;ambito dell&#8217;interior design.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag09\/articoli\/img\/newmedia_mariaritasilvestri04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Vi sono poi dei &#8220;net.artist&#8221; che arrivano a vendere dei veri e propri feticci: oggetti che generalmente richiamano l&#8217;opera on-line, merchandising venduto come opera d&#8217;arte. Cos\u00ec mentre il marketing della new media art lavora in maniera sempre pi\u00f9 consistente per vendere opere e sostenere i nuovi artisti, \u00e8 necessario lavorare affinch\u00e9 i compratori siano pi\u00f9 informati e arrivino a comprendere quali sono le opere che vale la pena acquistare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Solo diffondendo la cultura dei new media potremo arrivare ad avere un mercato solido della new media art.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.markamerika.com\/filmtext\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.markamerika.com\/filmtext\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.guggenheimcollection.org\/site\/medium_works_Internet_Art_0.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.guggenheimcollection.org\/site\/medium_works_Internet_Art_0.html <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.graphola.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.graphola.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.jimcampbell.tv\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.jimcampbell.tv\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/smoothware.com\/danny\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/smoothware.com\/danny\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;immaterialit\u0088 della new media art crea un certo scompiglio nel sistema dell&#8217;arte mondiale, tanto che al principio sembrava in dubbio l&#8217;appartenenza di queste opere digitali al sistema artistico tradizionale e istituzionale. 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