{"id":9864,"date":"2005-10-01T12:00:00","date_gmt":"2005-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-008\/italiano-professione-cinema-al-femminile\/"},"modified":"2020-10-20T14:52:59","modified_gmt":"2020-10-20T13:52:59","slug":"italiano-professione-cinema-al-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-008\/italiano-professione-cinema-al-femminile\/","title":{"rendered":"Professione Cinema&#8230;al Femminile"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Il cinema \u00e8 stato definito sin dalle sue origini una luccicante fabbrica dei sogni. Ma cosa succede se si apre gli occhi e lo si fa attraverso lo sguardo di una donna che sta vivendo una realt\u00e0 concreta, con tutte le sue difficolt\u00e0, paure, piaceri e innumerevoli salite e discese?<\/p>\n<p align=\"justify\">La risposta \u00e8 la trilogia dei film <span class=\"testo_iframebold\">Sue, Fiona e Bridget <\/span> realizzati dal regista <span class=\"testo_iframebold\">Amos Kollek<\/span> (Gerusalemme, 1947) e presentati alla 48\u00b0, 49\u00b0 e 52\u00b0 Berlinale, in cui l&#8217;attrice protagonista \u00e8 <span class=\"testo_iframebold\">Anna Thomson<\/span>, diventata ormai una sorta di alter-ego del regista. La new media agency berlinese <span class=\"testo_iframebold\">Monitorpop<\/span> ci introduce, dopo il successo del DVD <span class=\"testo_iframebold\">Berlin super 80<\/span>, nel regno dell&#8217;arte cinematografica e ci presenta il regista e l&#8217;attrice durante la mostra-evento <span class=\"testo_iframebold\">The Movies of Amos Kollek<\/span>, con foto di <span class=\"testo_iframebold\">Osnat Shalev-Kollek<\/span>, tenutasi a Berlino nella scorsa estate in occasione dell&#8217;uscita dei tre film in DVD.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella trilogia <em>Sue <\/em>, <em> Fiona <\/em> e <em>Bridget <\/em>, vediamo le storie di una donna che si confronta con una vita quotidiana ai limiti, con problemi come solitudine, violenza, amore, droga, prostituzione, debiti, successo e decadenza. Anche se vite estreme, in realt\u00e0 quelle di Sue, Bridget o Fiona, sono esistenze in cui viene immediato identificarsi, perch\u00e8 parlano di problemi reali che ogni donna deve affrontare, soprattutto se in cerca della propria libert\u00e0 e indipendenza. Una miscela di arte e vita, in parte autobiografica dato che l&#8217;attrice, come Fiona, \u00e8 stata trovata abbandonata dopo pochi giorni di vita a New York, vivendo poi fra l&#8217;America e la Francia con la sua famiglia adottiva.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag08\/articoli\/img\/videoart_tatianabazzichelli02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Danzatrice e costumista, \u00e8 entrata nel teatro all&#8217;et\u00e0 di 18 anni e nel cinema con ruoli minori in film come <span class=\"testo_iframebold\">Unforgiven <\/span> di Clint Eastwood e <span class=\"testo_iframebold\">Wall Street <\/span> di Oliver Stone. I film di Amos Kollek, spesso paragonati per il realismo a quelli di Eric Rohmer, investigano criticamente e emozionalmente la quotidianit\u00e0 del presente, portando alla luce storie di donne single che vivono in una ostile New York, senza necessariamente andare in cerca del lieto fine. Film di grande impatto realizzati in un tempo breve e con poco budget, che danno speranza a tutti coloro che lavorano con passione sui contenuti e non possiedono grosse fonti di finanziamento e danno forza a tutte le donne che, come le protagoniste dei film, vivono una vita difficile seguendo le proprie passioni e lottando per la propria indipendenza.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>: Nella trilogia <em>Sue, Fiona <\/em> e <em>Bridget <\/em> \u00e8 centrale la lotta per la vita e per la libert\u00e0. Le protagoniste dei film riflettono le tue esperienze di vita, oppure sono parte del tuo essere artistico?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Anna Thomson<\/strong>: <\/span>Per me arte e vita sono state sempre necessariamente collegate. Ho conosciuto incidentalmente Amos Kollek ed \u00e8 stato un incontro incredibilmente positivo. Nella nostra vita tutti gli incontri avvengono incidentalmente e molto spesso possono portare grandi novit\u00e0. Amos stava cercando delle persone con una vita estrema e particolare ed \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stata la mia. Aspetti della mia esistenza ritornano infatti in quella delle protagoniste dei film <em>Sue <\/em>, <em>Fiona <\/em> e <em>Bridget <\/em>; nella mia vita si ritrova la solitudine di Sue dopo la perdita di mio marito e in lei ho rivissuto l&#8217;importanza di lottare e sopravvivere quando l&#8217;esistenza si blocca tragicamente per qualche motivo; allo stesso tempo in Fiona esprimo il mio lato pi\u00f9 estremo e pi\u00f9 selvaggio e in Bridget l&#8217;ambivalenza del vero e del falso, anch&#8217;essi aspetti centrali di ogni esistenza, al limite come quella della protagonista o pi\u00f9 regolare come quella di tanti altri.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag08\/articoli\/img\/videoart_tatianabazzichelli03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Il soffrire, la violenza e il dolore ritornano in ciascuno dei film della trilogia come elementi centrali dell&#8217;esistenza femminile. Credete che sia possibile per una donna con una vita &#8220;non regolare&#8221; raggiungere la propria indipendenza senza soffrire? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Anna Thomson<\/strong>: <\/span> Credo di non aver mai conosciuto una donna, o una persona in generale, che abbia raggiunto i suoi scopi senza dolore. Il soffrire appartiene a tutte le nostre esistenze. Per essere realmente libero, bisogna sempre pagare un prezzo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Amos Kollek<\/strong>: <\/span>Soffrire \u00e8 un aspetto importantissimo nel cinema, oltre che nella vita in generale. Il &#8220;soffrire&#8221; \u00e8 elemento vitale di quei film non hollywoodiani che meglio si avvicinano alla vita vera. Possiamo assistere a tanti incredibili film e voler andare a rilassarci e divertirci di fronte a una commedia, ma tutto quello \u00e8 un&#8217;astrazione che non ha a che vedere con la vita quotidiana, in cui le persone lottano per la vita, per la sopravvivenza e per il successo. Questo succede invece nella trilogia <em>Sue <\/em>, <em>Fiona <\/em> e <em>Bridget <\/em>, dove tre persone con una vita al limite si misurano quotidianamente con difficolt\u00e0 e ostacoli. In un certo senso, nei tre film c&#8217;\u00e8 sempre la stessa persona, che vive diverse esistenze e si relaziona con le contraddizioni del vivere.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag08\/articoli\/img\/videoart_tatianabazzichelli01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Hai iniziato a lavorare come una danzatrice e assistente costumista e precedentemente hai frequentato la famosa Joffrey Ballet School di New York. In che modo l&#8217;uso artistico e performativo del tuo corpo ritorna nei film di cui sei protagonista? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Anna Thomson<\/strong>: <\/span>Io uso il mio corpo per dare informazioni all&#8217;audience, per me anch&#8217;esso \u00e8 parte fondamentale della sceneggiatura. In inglese si usa un&#8217;espessione come <em>women intuition <\/em>. Questo \u00e8 in realt\u00e0 un grosso &#8220;potere&#8221; delle donne, una qualit\u00e0 subliminale che si esprime parallelamente al &#8220;potere&#8221; maschile, che agisce per lo pi\u00f9 in forma spesso diretta, diffusa e di superficie. Le donne hanno imparato a saper guardare, essere pronte a cogliere dei segni che parlano di quello che accadr\u00e0, proprio perch\u00e8 hanno meno potere materiale e di conseguenza devono saper difendersi, leggere oltre le righe, andare oltre. E in questo linguaggio simbolico, il corpo gioca un ruolo fondamentale.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>: Qual \u00e8 l&#8217;importanza del corpo nei film da te diretti in cui recitano molti attori non professionisti e con una reale &#8220;vita di strada&#8221;?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Amos Kollek<\/strong>: <\/span> La scelta degli attori \u00e8 stata motivata dal fatto di rendere ancor pi\u00f9 realistico il film. Non sono andato a scegliere persone provenienti dalla classe media, ma gente che conduce normalmente una vita al limite, ed \u00e8 quindi in grado di trasmetterla al meglio. Molti di loro comunicano direttamente con il corpo, perch\u00e8 \u00e8 pi\u00f9 facile e immediato, e lo fanno in maniera non prevedibile, pi\u00f9 intima, pi\u00f9 vera. In ogni caso per me il corpo non \u00e8 pi\u00f9 importante delle parole. Nei film sono ugualmente centrali i dialoghi. Tutti noi comunichiamo attraverso i due canali, corpo e parole, linguaggi che possono essere ambedue intimi allo stesso modo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag08\/articoli\/img\/videoart_tatianabazzichelli05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">I ruoli di Anna Thomson nei film <em>Sue <\/em>, <em>Fiona <\/em> e <em>Bridget <\/em>sono molto sensuali, una commistione di tenerezza e ironica distanza, un esempio dei pi\u00f9 intimi lati dell&#8217;esistenza di ogni donna. In questa esperienza, in che modo si inseriscono concetti come pornografia e femminismo? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Anna Thomson<\/strong>: <\/span>Ci sono tanti diversi aspetti della pornografia. Ci pu\u00f2 essere una forma di pornografia violenta e eterodiretta o qualcosa di diverso, pi\u00f9 indipendente e con altri fini, come quello di realizzare un film sulla storia di una donna. Se la pornografia \u00e8 quindi funzionale allo sviluppo del film e il film ha uno scopo che io giudico positivo, non credo che ci debbano essere restrizioni. Non sono comunque d&#8217;accordo con tutte quelle persone che dicono che la pornografia \u00e8 sempre violenta, pu\u00f2 anche non esserlo. Se una persona realmente vuole essere un&#8217;attrice di film pornografici, perch\u00e8 no? L&#8217;importante \u00e8 che le cose vengano scelte liberamente e si creda in ci\u00f2 che si fa. Dipende sempre da cosa si vuole fare della propria vita, se si riesce a gestirla in maniera indipendente e infine se si \u00e8 fortunati o no.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Amos Kollek<\/strong>: <\/span> Ho scelto di realizzare i film <em>Sue <\/em>, <em>Fiona <\/em> e <em>Bridget <\/em> perch\u00e8 come regista mi trovo molto bene a lavorare con le donne, mi sento a mio agio e attratto dal loro modo di esprimere le emozioni. Personalmente trovo noiosa la pornografia, soprattutto quella <em>trash<\/em>, con mancanza di reali significati e spesso violenta, non credo che renda le persone pi\u00f9 felici.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag08\/articoli\/img\/videoart_tatianabazzichelli06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Il fatto che film come <em>Sue <\/em> e <em>Fiona <\/em> sono stati girati in una decina di giorni, d\u00e0 qualche speranza ai registi che vogliono realizzare un film senza un budget elevato? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Amos Kollek<\/strong>: <\/span> Ci sono sia vantaggi che svantaggi nel girare un film in poco tempo. Naturalmente si deve partire sempre da una buona sceneggiatura, ma se si hanno attori bravi e capaci \u00e8 possibile fare qualcosa di valido. Anzi, il fatto di lavorare direttamente sul campo e nell&#8217;immediatezza delle situazioni, rende il film pi\u00f9 naturale e imprevedibile, perch\u00e8 si possono verificare spontaneamente delle circostanze che non si riuscirebbero mai a realizzare in uno studio, anche se iperattrezzato. La scelta degli attori, dei luoghi in cui girare le scene, l&#8217;attenzione ai contenuti e la cura nei particolari di una sceneggiatura diventano elementi fondamentali per la buona riuscita del film, proprio perch\u00e8 girato in pochi giorni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Che consigli dareste a delle donne che vorrebbero iniziare una carriera nel cinema? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Amos Kollek<\/strong>: <\/span> Semplicemente essere se stesse.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Anna Thomson<\/strong>: <\/span> Andare avanti anche se le persone criticano il tuo lavoro, consiglio che darei sia alle donne che agli uomini.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.monitorpop.de\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.monitorpop.de<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cinema \u008f stato definito sin dalle sue origini una luccicante fabbrica dei sogni. 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Ma cosa succede se si apre gli occhi e lo si fa attraverso lo sguardo di una donna che sta vivendo una realt\u0088 concreta, con tutte le sue difficolt\u0088, paure, piaceri e innumerevoli salite e discese? 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