{"id":9853,"date":"2005-10-01T12:00:00","date_gmt":"2005-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-008\/italiano-computer-sicuro-ma-per-chi\/"},"modified":"2020-10-20T14:50:35","modified_gmt":"2020-10-20T13:50:35","slug":"italiano-computer-sicuro-ma-per-chi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/italiano-computer-sicuro-ma-per-chi\/","title":{"rendered":"Computer Sicuro, Ma Per Chi?"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">E&#8217; in arrivo l&#8217;ennesima batosta in materia di diritti digitali. Si tratta del <span class=\"testo_iframebold\">Trusted Computing<\/span> (dall&#8217;inglese, computer affidabile) ed \u00e8 un sistema hardware e software che impedisce di eseguire sul proprio computer programmi non autorizzati. Sponsorizzato come la soluzione a spam e virus che fanno impazzire gli utenti Windows, in realt\u00e0 di affidabile ha ben poco. O meglio, i concetti di affidabilit\u00e0 e sicurezza non sono pensati per l&#8217;utente, quanto piuttosto per le case produttrici di software, che avranno il pieno controllo dei programmi che potranno venire eseguiti su quel computer &#8220;affidabile&#8221; e dei file che potranno essere scambiati con altri computer &#8220;non affidabili&#8221;. Ad avvertire del pericolo la comunit\u00e0 degli utenti ci ha pensato <span class=\"testo_iframebold\">no1984.org,<\/span> neonato gruppo di discussione con l&#8217;obiettivo di tutelare i diritti dei consumatori digitali.<\/p>\n<p>Il sistema di gestione dei contenuti digitali che rende i computer &#8220;affidabili&#8221; \u00e8 stato creato da un team di sviluppo, il <span class=\"testo_iframebold\">Trusted computing group (Tcg)<\/span>, che si dichiara &#8220;un&#8217;organizzazione no profit, nata per sviluppare, definire e promuovere standard accessibili per l&#8217;hardware dei computer affidabili e le tecnologie di sicurezza&#8221;. Nella lista dei suoi membri figurano le pi\u00f9 grosse case di hardware e software a livello mondiale, dalla Hewlett-Packard alla Intel, dall&#8217;IBM alla Sony, dalla Sun Microsystems all&#8217;immancabile Microsoft. E&#8217; lampante quindi l&#8217;esistenza di ingenti interessi economici, nonostante la dicitura &#8220;no-profit&#8221;. L&#8217;ultima &#8220;creazione&#8221; del Tcg \u00e8 la <span class=\"testo_iframebold\">Trusted platform module (Tpm)<\/span>, un chip inserito nel computer che permette di eseguire un programma solo se certificato, cio\u00e8 autorizzato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag08\/articoli\/img\/hackart_beatriceferrario02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Gli entusiasmi dell&#8217;industria verso il Tpm hanno provocato allarmi in rete. \u00e9 nato cos\u00ec il gruppo di no1984. Obiettivo: scoprire come funzionano i dispositivi di Trusted computing e in che modo minacciano i diritti digitali. <span class=\"testo_iframebold\">Riccardo Tortorici<\/span>, portavoce del progetto, racconta: .<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 2002 <span class=\"testo_iframebold\">Richard Stallman<\/span>, guru dell&#8217;open source e fondatore della <span class=\"testo_iframebold\">Free Software Foundation<\/span>, prefigurava uno scenario orwelliano: attraverso componenti hardware appositamente modificati e software specifici, questi computer affidabili potranno scaricare dalla rete regole create e aggiornate di continuo, che non permetteranno di condividere file con altri utenti. Anche un semplice documento scritto in word su un computer affidabile sarebbe impossibile da aprire con un altro programma non proprietario. Sarebbe la fine dei programmi open source, i cui sviluppatori con fatica cercano di decifrare le regole nascoste gi\u00e0 presenti nei programmi proprietari, per rendere possibile lo scambio di file e di conseguenza la compatibilit\u00e0.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag08\/articoli\/img\/hackart_beatriceferrario01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Tc si o no, a prima vista potrebbe fare poca differenza, dato che anche ora l&#8217;utente che utilizza software proprietari non ha il pieno controllo di quello che fa. Eppure non \u00e8 cos\u00ec. .<\/p>\n<p align=\"justify\">Il movimento open-source ha spesso fatto della volont\u00e0 di controllo una questione politica. E le proposta di leggi ad hoc negli Stati Uniti non danno loro torto. Ma per Tortorici la questione \u00e8 pi\u00f9 complessa: .<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag08\/articoli\/img\/hackart_beatriceferrario05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; background-color: #ffffff; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Anche l&#8217;economia digitale, apparentemente beneficiaria del Tpm, finirebbe con l&#8217;esserne vittima: . Insomma l&#8217;appello \u00e8 forte e l&#8217;allarme suscitato nella comunit\u00e0 internazionale \u00e8 alto, si parla di computer sicuri, ma in fondo, sicuri per chi?.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.no1984.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.no1984.org\/\u00a0<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/www.trustedcomputinggroup.org\/home\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.trustedcomputinggroup.org\/home <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.complessita.it\/tcpa\/rms.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.complessita.it\/tcpa\/rms.html<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00e9 in arrivo l&#8217;ennesima batosta in materia di diritti digitali. Si tratta del Trusted Computing ed \u008f un sistema hardware e software che impedisce di eseguire sul proprio computer programmi non autorizzati. 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