{"id":9845,"date":"2005-08-31T12:00:00","date_gmt":"2005-08-31T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-007\/italiano-power-dossing\/"},"modified":"2020-10-15T16:55:09","modified_gmt":"2020-10-15T15:55:09","slug":"italiano-power-dossing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-007\/italiano-power-dossing\/","title":{"rendered":"Power Dossing"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">&#8220;Due ragazzi di West London a cui, tra le altre cose, piace fare film insieme&#8221;. Questa \u00e8 la definizione che danno di loro stessi i due artisti britannici <span class=\"testo_iframebold\">Oliver Payne e Nick Relph<\/span>. Hanno esordito entrambi giovanissimi (22 e 24 anni) nel 1999 con il film <span class=\"testo_iframebold\">Driftwood<\/span>, un viaggio nella Londra dei nostri giorni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il loro sguardo sulla citt\u00e0 \u00e8 quello di chi la vede per la prima volta, di chi ne subisce la fascinazione, ma non solo. Il punto di vista \u00e8 quello di chi percepisce la citt\u00e0 da un&#8217;angolazione diversa (entrambi gli artisti sono legati al mondo dello skateboard): marciapiedi, stazioni, infrastrutture sgradevoli alla vista, ma anche fiori che sbocciano. Questo \u00e8 il &#8220;contorno&#8221; di Londra, i luoghi in cui le persone vivono. Girato con mezzi assolutamente lo-fi, Driftwood mescola tutti questi elementi in modo onirico, forse un po&#8217; naif. Una serie di associazioni di idee-immagini, con una voce narrante che racconta il percorso e parla della citt\u00e0. Il loro intento \u00e8 quello di fare bei film, film &#8220;fatti con il cuore&#8221; come dicono loro stessi. Ma gi\u00e0 a partire da questa prima produzione, e poi con le successive, si vede che nei lavori del duo britannico c&#8217;\u00e8 molto di pi\u00f9.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/videoart_isabelladepanis01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Parlano della vita contemporanea, della cultura giovanile che sta diventando cultura delle grandi compagnie e multinazionali, di controllo sociale e rivolta personale, un confronto tra problemi individuali e la realt\u00e0 in cui siamo immersi. Driftwood termina con queste parole: &#8220;costruisci il tuo cammino nella citt\u00e0: segui gli odori, i rumori, qualunque cosa. Se un desiderio pu\u00f2 trasformarsi in una attivit\u00e0 fisica, allora combatti le restrizioni sociali che si sviluppano cos\u00ec rapidamente e agisci secondo i tuoi desideri. Nel nome del tuo cuore, distruggi i simboli dell&#8217;Impero.&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Se quindi Driftwood parla della dimensione cittadina, <span class=\"testo_iframebold\">House and garage<\/span> (il titolo si riferisce sia ai generi musicali che all&#8217;aspirazione di possedere una casa con garage) \u00e8 il suo corrispettivo per quanto riguarda la periferia, e <span class=\"testo_iframebold\">Jungle<\/span>, come \u00e8 intuibile, ci racconta il &#8220;contryside&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/videoart_isabelladepanis02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">I loro riferimenti alla musica dance non sono affatto casuali. La musica \u00e8 parte del loro linguaggio ed \u00e8 proprio quest&#8217;ultima che spesso ispira i loro film. Per <span class=\"testo_iframebold\">Mixtape<\/span> del 2002, hanno affermato che ci\u00f2 che volevano realizzare era un &#8220;film che fosse come un rave al cinema&#8221;. E&#8217; una celebrazione della giovinezza e una voce contro la sempre pi\u00f9 ingombrante presenza nella cultura giovanile delle multinazionali e delle marche, che si insinuano dentro ci\u00f2 che \u00e8 nato spontaneamente perch\u00e9 sta diventando un fenomeno &#8220;cool&#8221; e presumibilmente fonte di guadagno. Payne e Relph vogliono celebrare l&#8217;altro lato della questione, quello che loro chiamano &#8220;the pure, raw cane sugar&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Gentlemen<\/span> (2003) ha sempre questo tipo di approccio. Payne e Relph stavolta hanno filmato il cambiamento che sta avvenendo a Carnaby Street, uno dei simboli di Londra. I vecchi negozi stanno cedendo il passo ai vari Starbucks e Gap. La novit\u00e0 \u00e8 nell&#8217;atteggiamento con cui i due ci mostrano questo cambiamento. Il passaggio \u00e8 visto con un certo senso dell&#8217;umorismo. Abbracciano l&#8217;arrivo di questi marchi considerandoli una possibile fonte di rinnovamento, punti di incontro dove si incrociano pensieri.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/videoart_isabelladepanis03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Oliver Payne e Nick Relph<\/span> (il quale \u00e8 entrato recentemente a far parte del gruppo di Mark Leckey, DonAteller) provengono dalla cultura punk e ne hanno sicuramente mantenuto l&#8217;atteggiamento. Sembra che una certa vena nichilista li accompagni sempre. Nei loro incoraggiamenti a distruggere c&#8217;\u00e8 sempre per\u00f2 la volont\u00e0 di ricostruire, accettando le enormi contraddizioni e costrizioni che ci sono imposte. I due artisti vogliono cannibalizzare la &#8220;cultura giovanile&#8221; delle grandi compagnie per poi risputarne fuori una assolutamente nuova, pura e libera. Un romantico grido di lotta celato da un atteggiamento (apparentemente) distaccato e disfattista.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.theblowup.com\/nickoliver\/main.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.theblowup.com\/nickoliver\/main.htm<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due ragazzi di West London a cui, tra le altre cose, piace fare film insieme. Questa \u008f la definizione che danno di loro stessi i due artisti britannici Oliver Payne e Nick Relph. 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