{"id":9833,"date":"2005-08-31T12:00:00","date_gmt":"2005-08-31T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-007\/italiano-bianco-valente-alive-art-nel-relational-domain\/"},"modified":"2020-10-15T16:57:03","modified_gmt":"2020-10-15T15:57:03","slug":"italiano-bianco-valente-alive-art-nel-relational-domain","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-007\/italiano-bianco-valente-alive-art-nel-relational-domain\/","title":{"rendered":"Bianco Valente: Alive Art Nel Relational Domain"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testo_iframebold\">Bianco Valente <\/strong> opera tra macchine intelligenti, paradossi, scenari futuribili e il mistero di quella fucina di crittografie ancora insolute chiamate cervello, con le sue immagini svaporate poggiate su strutture di una logica ineludibile. Arte elettronica? No. Limitante.<\/p>\n<p align=\"justify\">I due artisti sono interessati a quella linea di confine che separa il vivente dalla sua riproposizione artificiale, alla vita nelle sue articolate relazioni, quelle che ormai da tempo suscitano l&#8217;interesse di tutta la comunit\u00e0 scientifica; parliamo di dinamiche complesse, logiche vitali su cui anche l&#8217;arte sembra interrogarsi. Video ed immagini digitali che compongono una percezione del mondo che si sta trassformando attraverso complessi processi biochimici, veloci correnti e guizzi sinaptici (<span class=\"testo_iframebold\">Mind Landscape , Untitled<\/span>). Due macchine di Turing che dialogano vicendevolmente, un ping pong di limiti e possibilit\u00e0 delle intelligenze artificiali: un gioco perverso (<span class=\"testo_iframebold\">Killing Time<\/span>). Essere unicellulari, in lotta per la sopravvivenza, che si evolvono nuotando tra bit e codici informatici (<span class=\"testo_iframebold\">Alife<\/span>). Miliardi di cellule strutturate ed organizzate, percezione corticale, immagini allucinate, droghe chimiche (<span class=\"testo_iframebold\">JSR<\/span>). Una cartografia celebrale come una mappa stellare ( <span class=\"testo_iframebold\">Relational Domain<\/span>).<\/p>\n<p align=\"justify\">Questi alcuni &#8220;frame&#8221; della ricerca dei due artisti napoletani; approfondiamo direttamente con loro alcuni temi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/ia_teresadefeo03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0<\/span>Cominciamo dall&#8217;ultima installazione <span class=\"testo_iframebold\">Relational Domain<\/span> presentata alla <span class=\"testo_iframebold\">Galleria V.M.21<\/span> di Roma. Come molti vostri lavori si gioca sulla rappresentazione di processi cerebrali invisibili che sottostanno a quel lavoro di mediazione che ci permette di relazionarci con il mondo, di figurarlo. Lavoro di figurazione che sembra non poter essere scisso dal nostro bagaglio immaginativo fatto di ricordi, passate esperienza, rielaborazione e montaggio inconscio, che pare sempre interferire con la possibilit\u00e0 di una oggettiva rappresentazione della realt\u00e0, evidentemente impossibile. Con questa installazione mi sembra che questa attenzione ai processi cerebrali, che ha sempre caratterizzato il vostro lavoro, si stacchi dal risultato finale, ma voglia invece tradurre in immagine lo stesso funzionamento cerebrale: i suoi percorsi, le sue mappe processuali. E&#8217; una sorta di ribaltamento quello di evidenziare il processo anzich\u00e9 il risultato finale?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Nel corso degli anni, l&#8217;orizzonte di riferimento della ricerca che portiamo avanti si \u00e8 ampliato. Se prima l&#8217;attenzione era ossessivamente focalizzata sui processi cerebrali e sul tentativo di rappresentare immagini mentali, adesso sono entrati in gioco molti altri fattori a stimolare il nostro lavoro: i paradossi e lo stupore che di qui a breve verranno suscitati dalle prime timide interazioni fra entit\u00e0 intelligenti artificiali e esseri umani per esempio, ma anche il fatto che la scienza, a tutt&#8217;oggi, \u00e8 di fatto incapace di descrivere o predire le dinamiche presenti in natura in maniera plausibile.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il metodo attuato \u00e8 quello di scomporre un problema grande e complesso in tanti problemi piccoli e meglio gestibili, nella speranza di poter poi riunire i pezzi del puzzle per avere la soluzione del tutto. Ma le cose non stanno propriamente cos\u00ec, e Relational Domain, oltre che a rappresentare una sorta di lenta navigazione attraverso una mappa mentale tridimensionale, guarda caso rappresenta anche le dinamiche naturali complesse, dove ogni elemento \u00e8 legato a tutti gli altri mediante una fittissima rete connettiva e dove il pi\u00f9 piccolo cambiamento provoca, grazie ad un meccanismo di causa\/effetto, un cambiamento pi\u00f9 o meno importante di tutta la struttura. L&#8217;esistente \u00e8 in continuo mutamento e quindi la sua rappresentazione non pu\u00f2 che essere dinamica. Questo pu\u00f2 essere vero per la rappresentazione della realt\u00e0 che manteniamo viva nel cervello e che ci aiuta ad interagire con essa, ma va bene anche per rappresentare un modello plausibile delle dinamiche naturali.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/ia_teresadefeo04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0Giocare sul rapporto visibile\/invisibile e in particolare sulla possibilit\u00e0 di evidenziare in immagini processi, come i meccanismi di funzionamento organico, in altro modo celati. L&#8217;arte \u00e8 questo? Permettere la visibilit\u00e0 dell&#8217;invisibile? L&#8217;artista deve svelare?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Un&#8217;opera d&#8217;arte deve essenzialmente suscitare emozioni, altrimenti rischia di diventare un freddo gioco intellettuale fine a se stesso. Per comunicare opinioni esistono i saggi, per le storie esiste la fiction, l&#8217;arte \u00e8 essenzialmente uno scambio emotivo e quella di buona qualit\u00e0 deve avere la peculiarit\u00e0 di essere quanto pi\u00f9 universale possibile, permettendo questo scambio anche fra menti che non hanno molto in comune fra loro. Se hai bisogno di studiare per emozionarti, sei probabilmente di fronte ad un gioco esasperato o perverso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Suona strana questa cosa detta da noi, ma il nostro sforzo costante \u00e8 quello di mantenere sempre presente questo primo livello di lettura in ogni opera.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0In alcune interviste avete spesso sottolineato di utilizzare la tecnologia solo in modo strumentale, di non esserne sedotti. Ma mi chiedo quanto la tecnologia ha influenzato la vostra ricerca, dal momento che spesso nel vostro lavoro emergono interrogazioni su limiti e possibilit\u00e0 dello strumento tecnologico. In sintesi, quanto lo strumento tecnologico orienta la ricerca di artisti che non amano definirsi artisti digitali?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Se per <span class=\"testo_iframebold\">Breathless<\/span> il discorso era effettivamente incentrato sulla macchina intesa in senso fisico e sulla sua capacit\u00e0 di produrre al momento una voce verosimile, per <span class=\"testo_iframebold\">Killing Time<\/span> invece \u00e8 incentrato sulla presunta intelligenza delle due macchine coinvolte nell&#8217;opera. Per quanto ci riguarda, queste macchine potrebbero anche essere fabbricate con rotoli di carta igienica, in quanto la teoria del lavoro non cambierebbe di una virgola. La realt\u00e0 delle cose \u00e8 che pi\u00f9 della macchina in s\u00e9, ci affascinano le sue potenzialit\u00e0 non ancora espresse.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con l&#8217;uso di software adeguati, anche i computer che oggi stampano le ricevute fiscali negli studi medici potrebbero turbarci con i loro atteggiamenti pseudo intelligenti e innescare paradossi senza risposta. \u00c8 questo il vero fascino delle macchine quiescenti ed inoperose.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/ia_teresadefeo01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0Sempre in riferimento agli strumenti e al linguaggio digitale, avete spesso dichiarato di amare il video, ed in particolare il video digitale, in quanto avete trovato similitudini molto forti fra immagine elettronica ed immagine mentale, entrambe non molto risolute e tendenzialmente volatili, entrambe frutto di un codice. Allo stesso modo avete dichiarato di essere interessati in modo peculiare ai &#8220;meccanismi soffic&#8221;, a tutto ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;software&#8221;, dai processi della macchina al contenuto della nostra mente. Tutto questo sembra far intravedere una sorta di insofferenza all&#8217;hardware, al supporto, al corpo o alla materia come limite. La materia, il corpo, l&#8217;hardware, \u00e8 davvero un limite, qualcosa di limitante? Andiamo verso la smaterializzazione? E se \u00e8 cos\u00ec \u00e8 un processo che trovate auspicabile?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Il corpo \u00e8 una gran bella cosa, tutto il gusto di vivere vi \u00e8 essenzialmente legato. Cose come il sesso e il cibo, ad esempio, non avrebbero grande appeal per entit\u00e0 completamente smaterializzate, per\u00f2 il corpo nasconde un&#8217;insidia: come tutti gli equilibri instabili \u00e8 destinato a cessare, portandosi via tutte le emozioni vissute ed immaginate, i sogni e le intuizioni. In questo senso, poter sganciare la mente dal corpo non sarebbe male, ma \u00e8 un discorso controverso e probabilmente i tempi non sono ancora maturi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0In realt\u00e0 nel vostro lavoro <span class=\"testo_iframebold\">Unit\u00e0 minima di senso<\/span>, intravedendo il prossimo ingresso di macchine intelligenti, avete per cos\u00ec dire fatto il &#8220;back up&#8221; della vostra memoria, trascrivendo esperienze, ricordi, immagini su una sottile carta velina lunga 3,5 Km (a tutt&#8217;oggi) ai fini di fornire materiale cognitivo a queste futuribili creature artificiali. Dare in eredit\u00e0 la propria memoria a una macchina \u00e8 una strada verso l&#8217;immortalit\u00e0? Credete possibile un giorno affidare ad una macchina il nostro &#8220;bagaglio soffice&#8221; per continuare ad esistere &#8220;come entit\u00e0 coscienti immateriali&#8221;?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Il problema delle entit\u00e0 intelligenti artificiali, che saranno attivate di qui a breve, \u00e8 proprio quello di avere la cognizione (anche se per grandi linee) del mondo nel quale saranno chiamate ad interagire. Ci vorrebbero anni per permettere ad ognuna di queste macchine di sviluppare le proprie esperienze in maniera diretta, e quindi abbiamo pensato che descrivere su un nastro di carta le esperienze principali che hanno segnato la nostra crescita personale sarebbe stato sicuramente d&#8217;aiuto in questo senso, costituendo almeno un buon punto di partenza. Ovviamente, anche questo lavoro \u00e8 un paradosso, una provocazione. Il tipo di carta che abbiamo scelto \u00e8 talmente fragile che non c&#8217;\u00e8 certezza che possa sopravviverci, ma comunque sia, vedere i 3 chilometri e mezzo di nostre riflessioni, ricordi ed esperienze ammassate sul pavimento, \u00e8 veramente impressionante e d\u00e0 subito l&#8217;idea di trovarsi di fronte alla complessa rete di informazioni caoticamente ammassate nel cervello.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/ia_teresadefeo05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0Il vostro interesse oltre ad indirizzarsi verso meccanismi di funzionamento cerebrale legati alla percezione e il ricordo, si rivolge anche alle dinamiche complesse dei nuovi studi sulla vita artificiale. Parliamo, ovviamente in entrambi i casi, di sistemi complessi, con le loro caratteristiche di riconoscibilit\u00e0 nei termini di adattivit\u00e0, auto organizzazione, emergenza. Non possiamo allora non far riferimento al <span class=\"testo_iframebold\">Santa Fe Institute<\/span> del New Mexico; per il progetto<span class=\"testo_iframebold\"> Alife<\/span> avete parlato di una collaborazione con alcuni ricercatori di questa fucina di grandi cervelli ed idee.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Abbiamo per la prima volta letto di questo istituto nel libro <span class=\"testo_iframebold\">Complessit\u00e0 (Complexity)<\/span> di M. Waldrop, che ne tracciava la storia a partire dalla sua fondazione, e dedicava ampie pagine alle biografie dei principali personaggi che ne animano le attivit\u00e0. Fra le altre cose, ci hanno subito colpito le ricerche sui simulatori software, in grado di predire le emergenze evolutive in un ambiente naturale, simile a quello che era possibile trovare sulla terra all&#8217;epoca delle prime forme di vita che la abitavano. Le prime versioni di questi simulatori erano molto scarne dal punto di vista grafico, essendo progettate essenzialmente per fornire dati numerici relativi alle tendenze emergenti. Qualche tempo dopo, abbiamo avuto una commissione per la realizzazione di un&#8217;installazione permanente in una stazione della metropolitana, e abbiamo subito immaginato l&#8217;uso di uno di questi simulatori, modificato nella grafica, per rendere le dinamiche evolutive non in termini numerici, ma in immagini, come se ci si trovasse veramente ad osservare l&#8217;ambiente simulato. Abbiamo contattato alcuni giovani ricercatori dell&#8217;istituto, i quali ci hanno risposto entusiasti della cosa e pronti ad attivare questa collaborazione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0Parliamo di Alife, allora. Progetto commissionato dall&#8217;Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari per la stazione De Ferrari della Metropolitana di Genova. Si tratta di una simulazione di vita artificiale (Artificial LIFE) proiettata in tempo reale negli spazi della stazione e che andr\u00e0 avanti all&#8217;infinito. I semplici esseri &#8220;unicellulari&#8221; iniziali, negli anni, andranno a riprodursi ed evolveranno in diverse strutture aggregate via via sempre pi\u00f9 complesse, in una lenta ma continua evoluzione casuale. Il vostro interesse e intervento, come avete dichiarato, riguarder\u00e0 il modo in cui verr\u00e0 rappresentato lo scenario evolutivo nel quale interagiranno questi piccoli esseri viventi e la possibilit\u00e0 da parte dei frequentatori della stazione di seguire questa crescita e farne indicatore di una propria personale evoluzione. Un angolo di vita che brulica alle spalle di uno spazio pubblico di operosa attivit\u00e0 distratta. Impazzire, dominare, liberarsi dal supporto, sviluppare coscienza. Credete nella possibilit\u00e0 futura di macchine o entit\u00e0 artificiale evolute a tal punto da generare una &#8220;coscienza&#8221; ?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Eccoci finalmente al punto! Visto che i ricercatori che studiano il cervello non sono ancora d&#8217;accordo sull&#8217;origine organica di concetti astratti, come coscienza, ricordo, desiderio, come potremo mai capire se una macchina ritenuta intelligente per le sue attitudini vedr\u00e0 emergere &#8220;dentro di se&#8221; autonomamente queste peculiarit\u00e0 umane?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/ia_teresadefeo07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0Rimanendo sempre sulla nuova epistemologia della complessit\u00e0 e rispetto al clima di dialogo e collaborazione interdisciplinare da essa generato, credete possibile che l&#8217;artista possa entrare a pieno titolo in questo dibattito e dare, di pi\u00f9, un contributo rilevante all&#8217;interno di questa sfaccettata ricerca? Se si, in che modo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Siamo ben contenti di non aver alcun obbligo nel dover dimostrare scientificamente le nostre teorie e che i lavori che realizziamo possono fermarsi al livello della provocazione o del paradosso. D&#8217;altro canto, molti fra gli scienziati che perseguono questo tipo di ricerche, devono avere la sensibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di rimettersi in gioco ad ogni nuovo passo, che \u00e8 tipica degli artisti. Possiamo quindi considerarli artisti essi stessi, anche se si esprimono con linguaggi differenti e in un mondo parallelo (ma non alternativo) a quello delle arti visive.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0Per concludere, avete citato tra i vostri riferimenti il bellissimo saggio di Richard Dawkins, <span class=\"testo_iframebold\">Il gene egoista<\/span> secondo cui i geni avrebbero trovato nella replicazione del proprio codice una sorta di immortalit\u00e0 e, quindi, l&#8217;evoluzione sempre pi\u00f9 complessa di organismi viventi sarebbe un modo attraverso il quale essi garantivano la loro sopravvivenza. In un intervista, a questo proposito, avete accennato ad una inversione di tendenza attraverso le dinamiche di manipolazione genetica . In che senso?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:\u00a0Le conclusioni a cui arriva Dawkins nel suo libro sono che, per milioni di anni, i geni hanno utilizzato tutto lo spettro delle forme viventi presenti sulla terra, per perseguire il loro scopo: duplicare il proprio codice, generazione dopo generazione, verso l&#8217;immortalit\u00e0. Con il passare del tempo, la complessit\u00e0 degli esseri viventi (portatori delle informazioni genetiche da duplicare) \u00e8 via via aumentata, fino a giungere, in una delle sue molteplici sfaccettature, all&#8217;uomo, il quale, grazie al suo cervello e agli strumenti che \u00e8 stato in grado di affiancarvi, riesce ora a comprendere e manipolare le dinamiche evolutive legate al codice genetico. E&#8217; come se ai geni, in un continuo gioco al rialzo, fosse sfuggita la cosa di mano. Adesso sar\u00e0 l&#8217;uomo a gestire i geni e non pi\u00f9 il contrario. Con tutte le implicazioni positive e negative che la cosa comporta.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag07\/articoli\/img\/ia_teresadefeo06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Teresa De Feo<\/strong>:\u00a0Apocalittici o integrati rispetto alle nuove frontiere dell&#8217;ingegneria genetica, argomento reso ancora pi\u00f9 di attualit\u00e0 dalle controversie generate dall&#8217; ultimo referendum? Come si pongono Bianco e Valente davanti a questi problemi di grande responsabilit\u00e0 etica?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Bianco Valente<\/strong>:<\/span>\u00a0La nostra fortuna \u00e8 che al mondo esistono nazioni totalmente indipendenti dai condizionamenti dogmatici legati ai vari credo religiosi. Sar\u00e0 probabilmente in Cina oppure a Singapore che verranno fuori tutti gli aspetti positivi legati a questo tipo di ricerche. Il tempo ci ha dimostrato che non sar\u00e0 certo un medicinale a base chimica a poter fermare il cancro. Per questo tipo di malattie, come per molte altre che ancora ci assediano, l&#8217;unica risposta valida \u00e8 la genetica.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.bianco-valente.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.bianco-valente.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.santafe.edu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.santafe.edu\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bianco Valente opera tra macchine intelligenti, paradossi, scenari futuribili e il mistero di quella fucina di crittografie ancora insolute chiamate cervello, con le sue immagini svaporate poggiate su strutture di una logica ineludibile. Arte elettronica? No. Limitante. 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