{"id":9827,"date":"2005-06-30T12:00:00","date_gmt":"2005-06-30T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-006\/italiano-sound-art-e-audiovisivi-interattivi\/"},"modified":"2020-10-15T16:32:37","modified_gmt":"2020-10-15T15:32:37","slug":"italiano-sound-art-e-audiovisivi-interattivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/italiano-sound-art-e-audiovisivi-interattivi\/","title":{"rendered":"Sound Art e Audiovisivi Interattivi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Edwin Van Der Heide<\/span> incrocia la mia sfera di interesse in tempi relativamente recenti, o per lo meno viene da me focalizzato non molto tempo fa, lo scorso febbraio in occasione dell&#8217;ultima edizione del Festival Transmediale. Il suo lavoro e la sua ricerca sia nel contesto della sound art che in ambito audiovisivo era a me noto solo in parte e in modo piuttosto frammentario; conoscevo in altre parole alcuni suoi lavori di sound art come <span class=\"testo_iframebold\">Spatial Sound 100 Km\/h at 100 Db<\/span> e <span class=\"testo_iframebold\">Son-O-House<\/span> ma non li avevo mai associati alla performance <span class=\"testo_iframebold\">LSP (Laser sound project)<\/span> che tanto mi ha affascinato in quel di Berlino e che a Roma, in occasione dell&#8217;ultimo Dissonanze, ha finito per convincermi che Edwin Van Der Heide \u00e8 artista unico nel panorama internazionale, tecnicamente e concettualmente molto pi\u00f9 avanti di tanti suoi colleghi pi\u00f9 famosi e conosciuti in ambito audiovisivo. Senza in questo dimenticare lo spirito di ricerca di una nuova forma di interattivit\u00e0, sia fisica che emotiva, che guida tutto il suo lavoro.<\/p>\n<p align=\"justify\">Edwin Van Der Heide \u00e8 quindi il prototipo del moderno artista multimediale che, fedele a questa ormai vetusta e abusata definizione, \u00e8 pi\u00f9 di altri in grado di esprimere il suo lavoro tramite differenti mezzi, siano essi il suono, sempre usato come strumento di penetrazione in uno spazio fisico multiforme, le luci e i laser, mezzo che nelle sue mani diventa oggetto di analisi matematica e immersione profonda per il pubblico, i sensori e le pi\u00f9 diverse tecnologie per garantire un interessante livello di interattivit\u00e0 tra uomo e macchina.<\/p>\n<p align=\"justify\">Al momento Edwin Van Der Heide sta raccogliendo i frutti di una lunga attivit\u00e0 artistica che negli ultimi anni l&#8217;ha portato a produrre differenti installazioni, come Son-O-House, Spatial Sound e <span class=\"testo_iframebold\">Push-Pull <\/span>e ad affinare quel live LSP che lo ha reso noto al grande pubblico internazionale sempre alla ricerca di innovative modalit\u00e0 performative in campo audiovisivo. S\u00ec perch\u00e9 Laser Sound Project \u00e8, a mio avviso, una delle performance audiovisive pi\u00f9 spettacolari, affascinanti e immersive in cui \u00e8 possibile imbattersi oggi. Uno spazio fisico, indipendente per forma e dimensioni, nebbia da discoteca, suoni e droni elettronici e un fascio sincrono di raggi laser colorati che penetra nella nebbia disegnando affascinanti architetture tridimensionali con cui il pubblico \u00e8 chiamato ad interagire e a giocare, in modo dolcemente infantile e stupefatto. Questa e molto altro \u00e8 LSP di Edwin Van Der Heide, un modo del tutto nuovo e relativamente semplice di interpretare una live media performance, basato non pi\u00f9 sul classico impianto grafico da schermo, ma impostato sul concetto di spazio, sulla diffusione immersiva nell&#8217;ambiente di suono e luce, sulla capacit\u00e0 di giocare con il pubblico e di coinvolgerlo attivamente, sull&#8217;abilit\u00e0 di lavorare con un campionario vasto di strumenti forniti dalle moderne tecnologie.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/interaction_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il concetto di interattivit\u00e0 fornito da LSP \u00e8 diverso da quello spiegato nei libri e studiato da tecnici e accademici. E&#8217; un livello di interattivit\u00e0 che gioca pi\u00f9 sulla sfera emotiva, sulla comprensione di un nuovo linguaggio creativo, sulla capacit\u00e0 dell&#8217;artista di ritagliarsi un ruolo di mero strumento cardine nel rapporto tra pubblico e tecnologia, sull&#8217;abilit\u00e0 di immergere le persone in un universo architettonico di suoni e laser nel quale muoversi percependo un costante cambiamento dell&#8217;ambiente circostante. Ecco, in LSP convergono, forse in maniera spontanea, molti degli elementi portanti del concetto di interattivit\u00e0, lo studio dell&#8217;ambiente circostante, il trasporto fisico del suono e della luce in un mezzo spaziale, la differenti forme di reazione del pubblico e i suoi spostamenti, la diversa e soggettiva percezione che ognuno di noi pu\u00f2 sviluppare mentre si muove nel mondo elettronico creato da Edwin Van Der Heide.<\/p>\n<p align=\"justify\">La maggior parte di questi concetti sono ricreati poi, in maniera tecnicamente pi\u00f9 analitica ma emotivamente meno efficace, nelle sue installazioni di sound art come Spatial Sound 100Km\/h at 100Db, vista sempre a Transmediale 2005, in cui un braccio meccanico rotea sul proprio asse verticale in funzione dei movimenti delle persone da esso registrati, distribuendo nello spazio circostante il proprio suono a 100Db simile al rumore di un reattore inferocito, Son-O-House, vera e propria architettura sonora interattiva realizzata in collaborazione con un altro genio come NOX e riconducibile a una generale tendenza verso gli electronic landscapes che innerva la creativit\u00e0 elettronica mondiale, Push-Pull, doppio sistema di interazione tra oggetti fluttuanti sull&#8217;asfalto della citt\u00e0 di Rotterdam o infine le architetture poliformi viventi del <span class=\"testo_iframebold\">Water Papillon<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/interaction_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto il lavoro di Edwin Van Der Heide\u00a0\u00e8 raccolto sul suo sito web, corredato di una serie di testi teorici che, come nella tradizione olandese della creativit\u00e0 con i nuovi media, accompagnano le opere realizzate. Per saperne ancora di pi\u00f9 \u00e8 in uscita per V2 (una delle media agency pi\u00f9 famose del pianeta, in grado in questi anni di creare una fitta e profittevole rete di artisti multimediali in Europa, guidata da Alex Adrianseen, direttore artistico del festival biennale Deaf di Rotterdam) un libro che riporta le idee, le teorie e le realizzazioni tecniche dei suoi lavori. Ma, come sempre accade, molto di pi\u00f9 si pu\u00f2 sapere da una piacevole chiacchierata a quattr&#8217;cchi:<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\"> Mk: <\/strong>Edwin, quanto \u00e8 importante per te il concetto di immersione, sia essa fisica che emotiva, dello spettatore, del pubblico. Sia per quanto riguarda le tue installazioni che per i tuoi live shows<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Edwin Van Der Heide<\/strong>:\u00a0Mi piace riuscire a fornire al mio pubblico un certo livello di libert\u00e0 all&#8217;interno del lavoro che faccio. S\u00ec, sono interessato nel concetto di immersione, ma nello stesso tempo non in una forma chiusa di immersione, bens\u00ec in una forma maggiormente aperta. Molto del mio lavoro si concentra sugli ambienti, i quali \u00e8 richiesto che vengano esplorati e con i quali il pubblico \u00e8 invitato a interagire<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Mk:<\/strong> Pensi che le reazioni del corpo, quelle dei sensi e anche l&#8217;ambiente all&#8217;interno del quale esse si muovono, possa essere considerato come un vero e proprio ambiente di lavoro?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Edwin Van Der Heide<\/strong>:\u00a0Beh, sicuramente. Grazie alla precisione nel controllo degli strumenti e delle potenzialit\u00e0 espressive fornito dalle attrezzature elettroniche, questi aspetti sono sicuramente diventati parte del lavoro di molti artisti nel mondo. Sicuramente \u00e8 per\u00f2 necessario separare diversi livelli di composizione. Un compositore classico tradizionale scrive brandi musicali indipendenti dalla performance finale o dall&#8217;ambiente nella quale sar\u00e0 inserita. Sicuramente egli pu\u00f2 tentare di essere il pi\u00f9 preciso possibile nel scrivere il brano, ma il livello di controllo sar\u00e0 sicuramente limitato, ma nello stesso \u00e8 pensata e verr\u00e0 recepita come qualcosa di indipendente dal luogo e dagli ascoltatori presenti. Altre forme di musica sono al contrario concepite per un luogo particolare, gli spettatori possono essere coinvolti individualmente ed \u00e8 possibile creare effetti psico acustici del tutto particolari. In quel momento, quando i parametri dei nostri sensi e della nostra percezione formano la base per un contenuto strutturale di un&#8217;opera, possiamo parlare esattamente di &#8220;composizione per i sensi&#8221;<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/interaction_mk03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Mk:<\/strong> Perch\u00e9 ami utilizzare i laser per le tue performance piuttosto che le grafiche e gli ormai classi visual in 2d e 3d. E&#8217; anche questa una via per un&#8217;esperienza sensoriale completamente immersiva?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Edwin Van Der Heide<\/strong>: Devi pensare che per me il suono \u00e8 un fenomeno &#8220;spaziale&#8221;. Anche l suono proveniente da un solo loudspeaker \u00e8 &#8220;spaziale&#8221;, in quanto viaggia attraverso lo spazio fisico e lo spazio fisico reagisce ad esso. La musica che faccio, la sound art che creo, non fa altro che enfatizzare la natura &#8220;spaziale&#8221; del suono. Combinare questo tipo di musica con una normale proiezione video sacrifica questa percezione, dato che la proiezione non \u00e8 altro che una rappresentazione grafica su un muro o su uno schermo e localizzata in una certa porzione di tutto lo spazio a disposizione. Quindi uso i laser proprio perch\u00e9 essi mi consentono una rappresentazione tridimensionale e immersiva del suono. Mi consentono di ricreare delle vere e proprie architetture visive e sonore nel quale lo spettatore \u00e8 invitato a perdersi. Con una proiezione video tutto questo non sarebbe possibile e la mia percezione del suono ne verrebbe sacrificata totalmente<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Mk:<\/strong> X=Asin(nt+c) and Y=Bsin(t); quale \u00e8 la possibile combinazione matematica tra suono e immagini?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Edwin Van Der Heide<\/strong>:\u00a0Questa formula da te riportata non ha un significato generale per relazionare la musica alle immagini, essa \u00e8 la formula per produrre le cos\u00ec dette figure di Lissajous. La maggior parte della musica \u00e8 sicuramente troppo complessa per essere riprodotta graficamente con questa formula. Sicuramente, in funzione del parametri usati, \u00e8 possibile produrre un suono molto basico e una forma grafica che abbia con esso una relazione significativa. Questa formula \u00e8 quindi per me il punto di partenza per, simultaneamente, trovare una direzione nella musica e in quelle rappresentazioni grafiche che possano avere una relazione di significato con il suono generato. Ma nello stesso tempo io ho ampliato ed esteso questa formula e il concetto che ne sta alla base in differenti direzioni, per creare maggiore complessit\u00e0 e maggiori possibilit\u00e0 di controllo<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/interaction_mk07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Mk:<\/strong> Mi stai dicendo che quindi in qualche modo \u00e8 possible ricreare matematicamente la complessit\u00e0 della musica, qualunque essa sia, e il suo legame con le immagini o con la luce in generale<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Edwin Van Der Heide<\/strong>:\u00a0S\u00ec, ti sto dicendo che \u00e8 possibile studiare e sviluppare un sistema per unire la musica complessa a degli output visivi che non sia il semplice wallpaper su un muro o su uno schermo. Non \u00e8 difficile realizzare dei screen saver e dei wallpaper legati e sincronizzati alla musica. Se per\u00f2 vuoi andare un livello oltre e ottenere risultati artistici veramente significativi, sar\u00e0 sempre necessario introdurre delle parti di composizione matematica, sia per la musica che per i visual<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong class=\"testoscuro\">Mk:<\/strong> Hai mai pensato a raggiungere una vera e profonda interazione con il tuo pubblico? Sto palando di interazione tra uomo e macchina ma anche di interazione tra uomini mediante le macchine <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Edwin Van Der Heide<\/strong>:\u00a0La mia installazione <span class=\"testo_iframe\">&#8220;Spatial Sound 100Km\/h at 100Db<\/span>&#8221; \u00e8 un&#8217;installazione che ho realizzato in collaborazione con Marnix de Nijs. Questa installazione si relazione in maniera molto diretta con il pubblico e lo costringe a ripensare e modificare le proprie azioni di volta in volta. Siccome in questo caso l&#8217;interazione \u00e8 cos\u00ec chiara, \u00e8 molto interessante in quanto pubblico, guardarsi e relazionarsi vicendevolmente. Questa installazione pu\u00f2 essere infatti nello stesso tempo molto divertente ma anche molto spaventosa e inquietante. In generale penso che sia molto difficile creare un lavoro dove molte persone possono interagire allo stesso momento. Spatial Sound \u00e8 abbastanza, ma non del tutto, significativa di questo tipo di interattivit\u00e0. &#8220;Son-O-House&#8221; \u00e8 invece un&#8217;installazione realizzata in collaborazione con l&#8217;architetto Lars Spuybroek (meglio noto come Nox per chi non lo conoscesse). Essa fornisce diversi livelli di interattivit\u00e0 con il visitatore. Parte dell&#8217;interazione \u00e8 molto diretta, mentre un&#8217;altra parte \u00e8 pi\u00f9 indiretta \u00e8 legata alla storia di ci\u00f2 che accade nella struttura in cui \u00e8 inserita. In questo lavoro il livello di interattivit\u00e0 \u00e8 sicuramente molto pi\u00f9 complesso. Infine <span class=\"testo_iframe\">Push-Pull<\/span> \u00e8 un altro lavoro svolto in collaborazione con Marnix de Nijs. L&#8217;installazione in questo caso consta di due specie di overcraft (sull&#8217;asfalto) che possono essere spostati dal pubblico ma che possono anche produrre forza e movimento da soli. I due oggetti fluttuanti comunicano tra loro i rispettivi movimenti e il risultato finale \u00e8 che il pubblico \u00e8 effettivamente in grado di comunicare forza e movimento con le macchine.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/interaction_mk08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Mk:<\/strong> Allo scopo di accrescere l&#8217;interattivit\u00e0 con il pubblico, hai mai pensato di tornare all&#8217;inizio della tua carriera in cui facevi grande uso di sensori?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Edwin Van Der Heide<\/strong>:\u00a0In questo momento sto usando pochissimo i sensori e i miei strumenti basati su di essi nelle mie performance come LSP. D&#8217;altro canto sto usando molto tutta l&#8217;esperienza accumulata e sviluppata in quella direzione per le mie installazioni interattive e per i miei live ambientali. Un ottimo esempio sono proprio le installazioni descritte sopra, ognuna di loro utilizza i sensori in molti modi differenti. Spatial Sound per esempio utilizza un sistema di misurazione triangolare ultrasonico della distanza, della angolo nonch\u00e9 dell&#8217;asse di rotazione. Son-O-House utilizza sensori di posizionamento all&#8217;infrarosso e sensori per la misurazione della distanza. Infine Push-Pull utilizza dei giroscopi, dei sensori per il 3d compass, dei sensori di accelerazione e dei sensori di rotazione. Insomma grazie a tutti questi strumenti, l&#8217;interattivit\u00e0 con il pubblico \u00e8 sicuramente garantita.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.evdh.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.evdh.net\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Edwin Van Der Heide incrocia la mia sfera di interesse in tempi relativamente recenti, o per lo meno viene da me focalizzato non molto tempo fa, lo scorso febbraio in occasione dell&#8217;ultima edizione del Festival Transmediale. Il suo lavoro e la sua ricerca sia nel contesto della sound art che in ambito audiovisivo era a me noto solo in parte e in modo piuttosto frammentario; conoscevo in altre parole alcuni suoi lavori di sound art come Spatial Sound 100 Km\/h at 100 Db e Son-O-House ma non li avevo mai associati alla performance LSP che tanto mi ha affascinato in quel di Berlino e che a Roma, in occasione dell&#8217;ultimo Dissonanze, ha finito per convincermi che Edwin Van Der Heide \u008f artista unico nel panorama internazionale, tecnicamente e concettualmente molto pi\u009d avanti di tanti suoi colleghi pi\u009d famosi e conosciuti in ambito audiovisivo.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":30794,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,36,159],"tags":[29,80,53,55],"class_list":["post-9827","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-design","category-issue-006","tag-audiovideo","tag-interaction","tag-interviews","tag-live-media"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Sound Art e Audiovisivi Interattivi &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/design\/italiano-sound-art-e-audiovisivi-interattivi\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Sound Art e Audiovisivi Interattivi &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:it]Edwin Van Der Heide incrocia la mia sfera di interesse in tempi relativamente recenti, o per lo meno viene da me focalizzato non molto tempo fa, lo scorso febbraio in occasione dell&#039;ultima edizione del Festival Transmediale. 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STRP, Nemo, V2, Elektra, Todaysart, Impakt tra gli altri. \u00c8 il fondatore della piattaforma Digicult, co-fondatore di SSH - Sound Studies Hub presso l'Universit\u00e0 Iuav e membro dell'advisory board per il progetto \\\"Future Innovation\\\" presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. \u00c8 anche autore dei libri \\\"Arte, Tecnologia e Scienza\\\" (2018) e \\\"Intervista con New Media Art\\\" (2020).\",\"sameAs\":[\"http:\/\/www.marcomancuso.net\",\"https:\/\/www.facebook.com\/marcomancuso.digicult\",\"https:\/\/twitter.com\/digicult\"],\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/marco-mancuso\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Sound Art e Audiovisivi Interattivi &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/design\/italiano-sound-art-e-audiovisivi-interattivi\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Sound Art e Audiovisivi Interattivi &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:it]Edwin Van Der Heide incrocia la mia sfera di interesse in tempi relativamente recenti, o per lo meno viene da me focalizzato non molto tempo fa, lo scorso febbraio in occasione dell'ultima edizione del Festival Transmediale. 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