{"id":9826,"date":"2005-06-30T12:00:00","date_gmt":"2005-06-30T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-006\/italiano-datascapes-al-sonarmatica\/"},"modified":"2020-10-15T16:35:25","modified_gmt":"2020-10-15T15:35:25","slug":"italiano-datascapes-al-sonarmatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-006\/italiano-datascapes-al-sonarmatica\/","title":{"rendered":"Datascapes Al Sonarmatica"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Sonar 2005<\/span>: comunque importante, almeno da alcuni punti di vista, e nonostante tutto. Prima i limiti: effettivamente, il successo di pubblico e alcune caratteristiche strutturali (ma forse anche alcune scelte dei curatori: se la location tra il CCCB e il MACBA sembra impossibile da sostituire, forse si dovrebbe semplicemente rinunciare a fare entrare tot mila persone, per non far stare tutti stretti e scomodi) rendono la fruizione delle diverse installazioni o performance pi\u00f9 difficile di quanto non fosse anni fa, a volte addirittura impossibile; cos\u00ec il festival \u00e8 pi\u00f9 faticoso da seguire, e l&#8217;esperienza incompleta e meno incredibile. Questa \u00e8 forse la pi\u00f9 impopolare tra le conseguenze della sconfinata popolarit\u00e0 che la cultura elettronica e il festival hanno raggiunto negli ultimi tempi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Poi il programma: per quanto in parte ancora molto interessante e divertente, non \u00e8 certo pi\u00f9 sconvolgente. Forse, per\u00f2, \u00e8 proprio la cultura digitale che non ci sconvolge pi\u00f9, perch\u00e8 questo non \u00e8 pi\u00f9 un momento di rottura n\u00e8 di scoperte; e perch\u00e8 ormai l&#8217;elettronica, sotto forma di &#8216;arte o comunicazione, ci appartiene e ci avvolge: perfino in Italia ci sono tante serate, tanti festival, tante occasioni per sentire e vedere elettronica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/techmedia_giuliabaldi01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ora, per\u00f2, gli orizzonti: qui al Sonar \u00e8 tutto diverso, \u00e8 tutto pi\u00f9 vero, pi\u00f9 emozionante. Cos\u00ec, la fatica almeno a tratti scompare. E la folla (bella, interessante, interessata), la musica, le immagini, nella loro forse infinita variet\u00e0, ci riconquistano. Il resto perde importanza, e rimane solo il desiderio di immergersi nel multiforme paesaggio sonoro e visivo che ci circonda. Che qui \u00e8 davvero contemporaneo, e perci\u00f2 sempre affascinate, cos\u00ec in bilico tra naturale e digitale. Sempre tanti gli artisti, e sempre pi\u00f9 multimediali e interessati a pensieri, discorsi, cose diverse. In sintesi ci costringono a stare un po&#8217; sintonizzati, ci hanno semplicemente fatto sentire di pi\u00f9 e meglio il qui e ora e ci hanno fatto rivedere e ripensare le nostre geografie, i nostri panorami&#8230; reali, mentali, virtuali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Proprio il paesaggio, non a caso, \u00e8 stato uno dei temi del Sonar di quest&#8217;anno; insieme all&#8217;intenso rapporto tra organico e artificiale che di questo paesaggio, appunto, \u00e8 la prima caratteristica. Il <span class=\"testo_iframebold\">Sonarmatica<\/span>, l&#8217;esposizione tematica che ogni anno esplora nuovi territori della creazione multimediale, quest&#8217;anno era dedicata a <span class=\"testo_iframebold\">Randonn\u00e9e (A Walk Through 21st Century Landscaping)<\/span>, cio\u00e8 &#8216;forse una interpretazione delle modulazioni della nuova arte del paesaggio del XXI secolo [&#8230;] con l&#8217;intento di analizzare il modo in cui sta sopravvivendo nei nuovi media&#8217;, come scrivono i curatori (\u00d3scar Abril Ascaso , con Andy Davies e Jos\u00e9 Luis de Vicente).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/techmedia_giuliabaldi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Per dare spazio alle 4 macrotendenze nella rappresentazione e costruzione del paesaggio del XXI secolo, l&#8217;esposizione era divisa in 4 sezioni. I primi passi si muovevano attraverso i <span class=\"testo_iframebold\">paesaggi figurativi<\/span> delle intriganti creazioni audiovideo di <span class=\"testo_iframebold\">Mira Calix, Kid 606, Thomas Koner, Scanner, Semiconductor<\/span> e altri artisti che, partiti dal digitale e astratto, si stanno sempre pi\u00f9 muovendo verso il naturale e figurativo, anche se rielaborato al computer. Si attraversavano poi paesaggi costruiti per rappresentare lo stato mentale creato dalle citt\u00e0, dalla organizzzione fisica dell&#8217;uomo nello spazio urbano, il cui paradigma era incluso tra il panorama virtuale del videogame <span class=\"testo_iframebold\">sim city<\/span> e quello reale ma mediato del video <span class=\"testo_iframebold\">CCTVL<\/span> di <span class=\"testo_iframebold\">Alex Haw<\/span>, basato sulle riprese delle videocamere di sorveglianza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Seguivano poi i &#8216;paesaggi aumentati&#8217;, che aggiungono dettagli immaginati a quelli incontrati e rilevati (sempre pi\u00f9 spesso attraverso l&#8217;uso di locative media); qui il discorso diventava anche interattivo, come in <span class=\"testo_iframebold\">Manhattan Timeformations<\/span> di <span class=\"testo_iframebold\">Brian McGrath e Mark Wattkins<\/span>, o concettuale, come in <span class=\"testo_iframebold\">Here, Here and&#8230;Here<\/span>, di <span class=\"testo_iframebold\">Petere Gomes<\/span>. Concludeva il viaggio la sezione forse pi\u00f9 interessante, quella dei &#8216;paesaggi di dati&#8217;, cio\u00e8 di quei paesaggi i cui moduli sono numeri, dati, equazioni, ancora invisibili ma ormai onnipresenti nella nostra vita quotidiana.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/techmedia_giuliabaldi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Riportiamo dal catalogo: &#8216;nei datascapes convergono discipline di diversa origine, come la visualizzazione scientifica, l&#8217; info rmation design e la software art. [&#8230;] La magia dei datascapes \u00e8 quella di far emergere l&#8217;ordine dal chaos&#8217;. Questo \u00e8 per esempio il caso di &#8216;Greenpeace CLEAR&#8217;, una mappa che chiarisce graficamente i rapporti di potere tra gli esseri umani, e in particolare tra alcuni scienziati poco inclini alla salvaguardia del clima del pianeta e la Exxon, la pi\u00f9 grande compagnia petrolifera del mondo. Ma la magia sta anche nel rendere visibile il lirismo della organizzazione dei dati, attraverso una rappresentazione 3D delle strutture dei siti web, come in &#8216;Tree&#8217; di Risc, che trasforma in tempo reale la struttura di ogni sito in alberi e boschi. E cos\u00ec, in qualche modo, in conclusione si tornava al figurativo da cui si era partiti. Pure in questo difficile inizio di XXI secolo, pieno di dubbi e incertezze, sincretismi e sfumature impercettibili, al Sonar il nostro paesaggio mentale \u00e8 ancora ben rappresentato.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sonar, 2005: comunque importante, almeno da alcuni punti di vista, e nonostante tutto. 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