{"id":9820,"date":"2005-06-29T12:00:00","date_gmt":"2005-06-29T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-006\/italiano-alive-art-maurizio-bolognini\/"},"modified":"2020-10-15T16:42:28","modified_gmt":"2020-10-15T15:42:28","slug":"italiano-alive-art-maurizio-bolognini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-006\/italiano-alive-art-maurizio-bolognini\/","title":{"rendered":"Alive Art, Maurizio Bolognini"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Dall&#8217; 8 al 26 giugno 2005 <span class=\"testo_iframebold\">Maurizio Bolognini<\/span> ha presentato con, <span class=\"testo_iframebold\">Macchine programmate 1990-2005,<\/span> una selezione dei suoi lavori pi\u00f9 significativi , nell&#8217;ambito della rassegna <span class=\"testo_iframebold\">4 Rooms <\/span> presso il Museo d&#8217;Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova. L&#8217;artista, che si occupa di tecnologie digitali dagli anni Ottanta, \u00e8 da considerarsi sicuramente tra gli artisti pi\u00f9 radicali nell&#8217;ambito delle arti elettroniche, oltre che una reale ed evidente eredit\u00e0 storica del futurismo italiano.<\/p>\n<p align=\"justify\">A ci\u00f2 va aggiunto che il modus operandi di Bolognini \u00e8 straordinariamente prossimo anche all&#8217;Eventualismo, nel senso di strutturalit\u00e0, minimalit\u00e0, astinenza espressiva e, forse, d interattivit\u00e0 ed eventualit\u00e0 &#8211; Lombardo 1980, elemento che fa di lui un concreto avanguardista. Comunque sia, la sua produzione, fortemente innovativa ma alttrettanto in linea con i movimenti storici quale Fluxus ed in sintonia con artisti elettronici di riferimento quali Paik, ebbe inizio alla fine degl&#8217;anni Ottanta con la costruzione dellle prime macchine programmate per produrre flussi di immagini casuali a ciclo infinito, le <span class=\"testo_iframebold\">Imaging Machines <\/span>e i<span class=\"testo_iframebold\"> Computer sigillati<\/span> (realizzati rispettivamente dal 1988 e dal 1992).<\/p>\n<p>Fattost\u00e0 che, l&#8217;aspetto pi\u00f9 affascinante di Maurizio Bolognini, come sottolinea il filosofo e critico d&#8217;arte Mario Costa e in linea con l&#8217;Eventualismo, \u00e8 l&#8217;aver &#8220;messo al centro del proprio lavoro gli stessi dispositivi e la loro fisiologia, rinunciando a qualsiasi sovrastruttura simbolica&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/ia_luigipagliarini03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;artista considera centrale nella sua ricerca la &#8220;delega alla macchina&#8221; che se da una parte significa la rinuncia al controllo, dall&#8217;altra consiste nella possibilit\u00e0 di dilatare il proprio gesto all&#8217;infinito. La &#8220;sproporzione&#8221; che si determina tra l&#8217;artista e il suo lavoro \u0096 egli sottolinea \u0096 &#8220;diventa una nuova versione della sproporzione tra noi e la realt\u00e0, che per la prima volta possiamo contemplare, ridurre a esperimento e spettacolo&#8221;. Nel Bolognini, quindi, osserviamo la materializzazione di ci\u00f2 che nel 1999 si definiva <span class=\"testo_iframebold\">Alive Art Effect<\/span>, come <em>conditio sinequa non <\/em> delle avanguardie artistiche e per cui &#8220;the artist, having designed and set in motion their generative principles would control over his\/her own work&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo stesso, difatti, definisce il suo lavoro con le macchine (ne ha realizzate centinaia) come &#8220;programmate per produrre flussi inesauribili di immagini casuali&#8221; e che &#8220;servono a generare delle infinit\u00e0 fuori controllo, a costruire universi d&#8217;informazione paralleli che spostano la ricerca dal livello dei significati a quello dei dispositivi e delle loro operazioni&#8221; e di cui egli si considera allo stesso tempo autore e spettatore. Bolognini, con le sue opere infinite, costituisce la riprova vivente dell&#8217;effettiva consistenza del paradigma teorico che, nel 2000 denominavamo come <span class=\"testo_iframebold\">Alive Art<\/span>, per cui &#8220;\u0085 while Benjamin, in his time, saw a loss of spatio-temporal unity in art (i.e.: pointing to the problem of the reproducibility of the work of art), electronics seems to undermine the very identity of the artist &#8221; (Pagliarini, Locardi e Vucic).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/ia_luigipagliarini04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;autore, quindi, si colloca nel panorama operazionale di coloro che, di recente, amo pensare come i &#8220;post-umani&#8221;, ovvero, quel nucleo di artisti\/scienziati che affrontano in maniera diretta il problema dell&#8217;ibridazione, sia essa esecutiva cognitiva e intrisa nel rapporto uomo-macchina.<\/p>\n<p align=\"justify\">Forte di tal piedistallo teorico, l&#8217;artista ha materializzato: la serie <span class=\"testo_iframebold\">IMs <\/span> (produzione computerizzata d&#8217;immagini di dimensioni infinite), la serie dei <span class=\"testo_iframebold\">Computer sigillati <\/span> (macchine che producono un flusso d&#8217;immagini casuali), la serie <span class=\"testo_iframebold\">Atlas 2 <\/span> ( in cui utilizza programmi la cui realizzazione \u00e8 stata delegata senza vincoli a programmatori di ogni parte del mondo), le applicazioni di intelligenza artificiale usate in <span class=\"testo_iframebold\">AIMS ( Artificial Intelligence Mediated Sublime)<\/span> e le applicazioni di intelligenza collettiva usate nelle <span class=\"testo_iframebold\">CIMs ( Collective Intelligence Machines),<\/span> installazioni interattive collegate alla rete telefonica cellulare di cui, in particolare, il Museo ha presentato un&#8217;installazione distribuita in due diverse postazioni &#8211; una nella proprie sale, l&#8217;altra in una via del centro di Genova &#8211; coordinate attraverso la rete telefonica e aperte all&#8217;intervento del pubblico che poteva interferire con il funzionamento altrimenti autosufficiente delle macchine.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.bolognini.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.bolognini.org<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.museovillacroce.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.museovillacroce.it <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sergiolombardo.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sergiolombardo.it <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.artmedia.unisa.it\/newt\/index.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.artmedia.unisa.it\/newt\/index.htm <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.artificialia.com\/AliveArt\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.artificialia.com\/AliveAr<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Dall&#8217; 8 al 26 giugno 2005 Maurizio Bolognini ha presentato con, Macchine programmate 1990-2005, una selezione dei suoi lavori pi\u009d significativi , nell&#8217;ambito della rassegna 4 Rooms presso il Museo d&#8217;Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova. 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