{"id":9816,"date":"2005-06-29T12:00:00","date_gmt":"2005-06-29T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-006\/italiano-levoluzione-digitale-del-djing\/"},"modified":"2020-10-15T16:32:14","modified_gmt":"2020-10-15T15:32:14","slug":"italiano-levoluzione-digitale-del-djing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-006\/italiano-levoluzione-digitale-del-djing\/","title":{"rendered":"L&#8217;evoluzione Digitale Del Djing"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Nell&#8217;immaginario popolare il dj \u00e8 colui che mixa con due giradischi e un mixer, ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec raro vedere dj che mixano usando lettori cd professionali e addirittura laptop. E&#8217; vero che molti dj professionisti preferiscono ancora lavorare principalmente con il vinile ma \u00e8 anche vero che molti dj preferiscono di gran lunga mixare con lettori cd (<span class=\"testo_iframebold\">Pioneer CDJ &#8211; 1000 e Technics SL \u0096 DZ1200 e Numark CDX<\/span> sono gli standard) che offrono nuove potenzialit\u00e0 di loop e campionamento in tempo reale allargando cos\u00ec le possibilit\u00e0 creative della performance.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche l&#8217;uso di computer portatili \u00e8 sempre pi\u00f9 diffuso tra i dj: a partire dal mixaggio all&#8217;interno del laptop con software come <span class=\"testo_iframebold\">Traktor di Native Instrument<\/span> fino ad arrivare all&#8217;ibrido di<span class=\"testo_iframebold\"> Stanton Final Scratch<\/span>, dove i brani sono in memoria su un laptop ma il mixaggio avviene per mezzo di due vinili particolari, suonabili attraverso dei normali giradischi. La possibilit\u00e0 di avere su hard disk un archivio sterminato di brani cambia notevolmente le prospettive di selezione dei brani limitate dalle canoniche due\/tre borse di dischi in vinile. La creativit\u00e0 del dj subisce una mutazione e anche lo stile di mixaggio sar\u00e0 sicuramente diverso. I moderni mixer da dj sono studiati in modo diverso per ogni utilizzo: mixer semplici e robusti per lo scratch, mixer con effetti e campionatori ed eq estremi per i club. Il rapporto creativit\u00e0\/tecnologia \u00e8 quantomai sentito anche perch\u00e9 essere dj \u00e9 relativamente facile. Un tempo non era cos\u00ec: 35 anni fa qualcuno inizi\u00f2 a mixare con una tecnologia spartana. Non esisteva ancora il concetto di djing come lo intendiamo oggi. La figura del dj da club \u00e9 riconducibile ad un solo pioniere: <span class=\"testoscuro\">Francis Grasso<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/elettronica_alexdandi01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Grasso \u00e8 stato il primo dj ad elevare lo status del dj da semplice juke box umano ad abile artista del mixaggio e della selezione. Gi\u00e0 nel 1968 con dei rudimentali giradischi Rekocut e con solo fader per mixare inizi\u00f2 a fare beat mixing, ovvero a sovrapporre i brani tenendoli a tempo. E&#8217; stato il primo dj a fare mixaggi lunghi con l&#8217;ausilio di giradischi <span class=\"testo_iframebold\">Thorens TD 125<\/span>, costruendo <span class=\"testo_iframebold\">selezioni di flusso<\/span>, proprio come le conosciamo oggi. Una cosa non da poco se si considera che a quei tempi non c&#8217;era il controllo della velocit\u00e0 sui piatti, non c&#8217;era la partenza istantanea dei piatti a trazione diretta e soprattutto le ritmiche dei brani erano suonate da musicisti che potevano anche non andare a tempo perch\u00e9 registravano senza &#8220;click&#8221; e senza sequencer.<\/p>\n<p align=\"justify\">Insieme ai suoi discepoli <span class=\"testo_iframebold\">Steve D&#8217;Acquisto e Michael Cappello<\/span>, Grasso speriment\u00f2 anche la prime tecniche di &#8220;slip cue&#8221;, ovvero far partire un disco istantaneamente tenendolo fermo con una mano e facendo roteare il piatto sotto di esso (con un panno antistatico tra il piatto e il disco).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/elettronica_alexdandi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Furono i primi a suonare due copie dello stesso disco per prolungare le versioni e renderle pi\u00f9 adatte al ballo. Nei primi anni &#8217;70 furono autentici pionieri. Il leggendario <span class=\"testo_iframebold\">David Mancuso<\/span> apprese le tecniche di mixaggio da loro, anche se poi costru\u00ec la sua personale teoria secondo cui la musica va ascoltata senza mixare e\/o tagliare i brani. In quel periodo il decisivo contributo tecnico alle attrezzature da dj e ai sound system da discoteca venne dato da progettisti come <span class=\"testo_iframebold\">Alex Rosner e Louis Bozak<\/span>. Rosner cur\u00f2 i controlli separati delle frequenze nei mixer e nei sound system (il primo a sfruttarle fu il dj Nick Siano) e aiut\u00f2 Bozak a progettare il <span class=\"testo_iframebold\">Mixer Bozak 1971<\/span> che divenne lo standard dei mixer per dj per quindici anni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con l&#8217;avvento della disco music negli anni &#8217;70 il beat mixing divenne uno standard e i dj iniziarono a sentire l&#8217;esigenza di creare versioni pi\u00f9 lunghe da mixare. Il primo che ebbe l&#8217;idea di trasferire quelle versioni su disco non fu un dj ma un modello frequentatore di club di nome <span class=\"testo_iframebold\">Tom Moulton<\/span>. Nacquero cos\u00ec i vinili 12&#8243;. Introdotti sul mercato nel &#8217;75, fino al &#8217;78 si pensava sarebbero scomparsi nel nulla in quanto la maggior parte dei dj era piuttosto restia ad utlizzarli. Fu in quel periodo che i dj divennero anche artisti e remixer.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/elettronica_alexdandi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ma un ulteriore passo in avanti lo fecero dj come<span class=\"testo_iframebold\"> Kool Herc, Grandmaster Flash e Grand Wizard Theodore<\/span>. Il primo in pratica \u00e8 il padre dell&#8217;hip hop, invent\u00f2 la tecnica del breakbeat mixando i break di dischi rock, funk e disco uno dietro l&#8217;altro. Il secondo perfezion\u00f2 le tecniche di Kool Herc, divenne maestro del preascolto (cueing) e del cutting e di fatto invent\u00f2 il concetto di &#8220;turntablism&#8221; elaborando le teorie base del djing in stile hip hop. Grand Wizard Theodore invece invent\u00f2 lo scratch quasi per sbaglio. Eravamo nei primi anni &#8217;80 e con un mixer Sony MX8 e i neonati<span class=\"testo_iframebold\"> Technics SL1200MKI<\/span>I si potevano fare cose che prima non erano nemmeno immaginabili.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli analogici 1200 Technics sono ancora oggi lo standard e seppure superati nella tecnologia (ora esistono i <span class=\"testo_iframebold\">modelli MK5 totalmente digitali)<\/span> hanno tutto ci\u00f2 che serve per manipolare al meglio un disco. Trazione diretta con partenza istantanea, pitch control e una robustezza ineguagliabile. Senza i &#8220;milledue&#8221; il djing non sarebbe stato come lo conosciamo oggi. Dalla fine degli anni &#8217;80 con l&#8217;intensificarsi e l&#8217;estremizzarsi del concetto di &#8220;turntablism&#8221;, grazie alle &#8220;battle&#8221; fra djs e ai vari DMC e simili, le tecniche per suonare un piatto sono andate moltiplicandosi. Parallelamente, con la nascita della musica costruita al sequencer e con il diffondersi di dischi che mantengono lo stesso bpm dall&#8217;inizio alla fine, i dj hanno iniziato a fare mixaggi sempre pi\u00f9 lunghi. Come prima conseguenza creativa \u00e8 nato quello che si chiama <span class=\"testo_iframebold\">mash up o bastard pop<\/span>, ovvero un brano costruito sovrapponendo per tutta la sua durata due o pi\u00f9 brani diversi<\/p>\n<p align=\"justify\">.Ovviamente sono i computer che lo rendono possibile ma il concetto creativo nasce dal mixaggio lungo. Le frontiere del djing digitale sono ancora tutte da esplorare\u0085.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;immaginario popolare il dj \u008f colui che mixa con due giradischi e un mixer, ma oggi non \u008f pi\u009d cos&#8221; raro vedere dj che mixano usando lettori cd professionali e addirittura laptop. \u00e9 vero che molti dj professionisti preferiscono ancora lavorare principalmente con il vinile ma \u008f anche vero che molti dj preferiscono di gran lunga mixare con lettori cd che offrono nuove potenzialit\u0088 di loop e campionamento in tempo reale allargando cos&#8221; le possibilit\u0088 creative della performance. 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