{"id":9810,"date":"2005-06-29T12:00:00","date_gmt":"2005-06-29T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-006\/italiano-ippolita-open-pubblishing-e-nuova-etica-hacker\/"},"modified":"2020-10-15T16:33:34","modified_gmt":"2020-10-15T15:33:34","slug":"italiano-ippolita-open-pubblishing-e-nuova-etica-hacker","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/italiano-ippolita-open-pubblishing-e-nuova-etica-hacker\/","title":{"rendered":"Ippolita, Open Pubblishing E Nuova Etica Hacker"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">IIppolita &#8211; www.ippolita.net<\/span> \u00e8 un server indipendente, in costante aggiornamento, che propone alle comunit\u00e0 scriventi una serie di servizi, tra cui mailing list e spazio wiki per coordinare e scrivere progetti. E&#8217; anche il nome collettivo che ha firmato il libro <span class=\"testo_iframebold\">Open non \u00e8 Free<\/span> da qualche tempo nelle librerie e scaricabile anche dalla rete. Un libro scritto a pi\u00f9 mani, proprio grazie ad un wiki, e che i suoi autori, tutti provenienti da molte e diverse esperienze nel mondo hacker, descrivono come non concluso, costantemente senza finale. E&#8217; infatti ancora in corso di scrittura; \u00e8 ancora possibile modificarlo e aggiornarlo.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Open non \u00e8 Free&#8221;, spiega Ippolita, non \u00e8 &#8220;divulgativo o assertivo, \u00e8 uno strumento per cercare di problematizzare, ricercare e rivoltare la realt\u00e0&#8221;. E&#8217; anche un &#8220;metodo&#8221; e un &#8220;processo&#8221; che si sta tentando di condividere e diffondere attraverso il server. Quel che si spera \u00e8 che si riesca a suscitare domande, stimolare il confronto, il ragionamento e la riflessione sulle dinamiche, le comunit\u00e0 e le regole del free software e dell&#8217;open source. Ed \u00e8 proprio quel che \u00e8 accaduto all&#8217;HackIT05. Quella che doveva essere una specie di presentazione del libro, infatti, si \u00e8 trasformata, grazie anche agli autori che hanno preferito alla comoda stanza con cattedra, il giardino antistante al centro sociale, un&#8217;atmosfera quindi meno formale, in &#8220;un momento di riflessione, un&#8217;occasione di apprendimento collettivo, un atto di ribellione, uno scambio di idee, esperienze, sogni, utopie, amore&#8221; (HackIT 98). &#8220;Open non \u00e8 Free&#8221; ha svolto egregiamente parte del compito per il quale \u00e8 stato concepito e Ippolita ci ha fatto anche scoprire come l&#8217;HackIT sia davvero tutto questo, nella pratica, non solo nella teoria.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/hackart_mariamolinari09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Nell&#8217;intervista che segue cercheremo di capire meglio quali progetti ospiter\u00e0 il server; di cosa parla e a cosa mira &#8220;Open non \u00e8 Free&#8221;; e qual \u00e8 lo spirito e la filosofia che anima l&#8217;identit\u00e0 multipla di Ippolita.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> Ippolita.net \u00e8 un server che fornisce servizi alle comunit\u00e0 scriventi e alle soggettivit\u00e0 che vogliono sperimentarsi nella produzione di progetti editoriali. Chi pu\u00f2 usufruirne e come?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> Pu\u00f2 partecipare al progetto chiunque voglia cimentarsi in progetti di scrittura collettiva. Non abbiamo deciso di circoscriverne i contenuti: dal saggio all&#8217;howto fino alla narrativa. Il focus sta nel rendere pubblica l&#8217;opera (finita o in fase di elaborazione) e il proprio metodo di sviluppo. E&#8217; possibile leggere la policy presso il sito Ippolita.net<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> Il primo progetto ad inaugurare sia la pagina di sviluppo (denominata <em>devel <\/em>) che l&#8217;area di consultazione dei progetti di Ippolita.net, \u00e8 &#8220;Open non \u00e8 Free&#8221; che dal 16 giugno \u00e8 possibile acquistare anche in libreria. Questo libro \u00e8 stato scritto a pi\u00f9 mani utilizzando strumenti di <span class=\"testo_iframebold\">open publishing <\/span>in rete, che ora metterete a disposizione anche di altri. Che voi sappiate esistono progetti simili al vostro? Quali i vantaggi e quali le difficolt\u00e0 che avete incontrato?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> Un progetto &#8220;cugino&#8221; dal punto di vista del metodo di scrittura e di relazione con l&#8217;editoria \u00e8 sicuramente <span class=\"testo_iframebold\">Il sapere liberato<\/span> di <span class=\"testo_iframebold\">Laser<\/span> edito da Feltrinelli e scaricabile tra qualche giorno sia sul sito di Ippolita che sullo stesso sito di Laser. Si tratta di una riflessione sul copyleft applicato a materie scientifiche. Troviamo riferimenti anche in esperienze meno prossime ma fondamentali nelle loro intuizioni come Wikipedia.org. Questa esperienza reca con s\u00e8 l&#8217;idea che la dimensione pubblica della &#8220;cultura&#8221; possa avere un flusso in uscita come in entrata, ovvero essere condivisa ed essere anche prodotta. Per quanto ripensare l&#8217;oggetto libro in una forma ipertestuale possa sembrare un semplice esercizio, quasi all&#8217;ordine del giorno per chi si occupa di contenuti per il web, il cartaceo ha un suo proprio soffio vitale e una morfologia unica il cui confronto ha scatenato una libidine non indifferente. Decostruire e rimodellare l&#8217;idea del &#8220;volume&#8221; nelle due formule carteceo e digitale \u00e8 stato gettare ponti semantici e relazionali tra visioni classiche e soggetti i cui linguaggi si traducono in codici. Far dialogare nelle differenze \u00e8 stato uno sforzo metodologico che ha posto l&#8217;attenzione sui processi costituitivi pi\u00f9 che sui contenuti e credo che questo abbia pagato in termini di trasparenza ed onest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/hackart_mariamolinari11.png\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> &#8220;Open non \u00e8 Free&#8221; \u00e8 firmato con il nome collettivo Ippolita. Viene spontaneo chiedersi: nasce prima il libro e poi il server o viceversa?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> Si tratta anche qui di una scomposizione, di una contemporaneit\u00e0 dell&#8217;azione (obviously). Ma la soggettivit\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 avanti dell&#8217;elaborazione teorica, il mondo digitale sta cambiando. I continui cicli di feedback propri della comunicazione sulle reti non rende possibile che la progettazione degli strumenti sia precedente all&#8217;azione, bens\u00ec l&#8217;agire determina la ridefinizione degli strumenti in real time. Sentivamo il desiderio di esprimerci e di cercare il confronto in campo neutro, e da questo sono nate le vesti degli oggetti-soggetti che abbiamo creato per raggiungere l&#8217;obiettivo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> Ippolita \u00e8 un nome casuale o ha un significato, un valore particolare? E le singole identit\u00e0 che fanno palpitare questa identit\u00e0 multipla sono un punto di domanda come per Luther Blissett?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> Ippolita \u00e8 un nome che ci piace, e ci piace immaginare la nostra identit\u00e0 collettiva inserita in una rete di server indipendenti italiani e internazionali. L&#8217;identit\u00e0 individuale invece si contamina in una identit\u00e0 di sistema che \u00e8 pi\u00f9 della somma delle parti, e che viene continuamente ricontrattualizzata dal palpitare delle reti ad essi collegata. Dal punto di vista dell&#8217;autore, Ippolita in questo caso, si \u00e8 trattato di mettere Luther ai fornelli in un esperimento pi\u00f9 vicino alla vulgata, nella cucina-abitabile pi\u00f9 che nella sala da pranzo. In sostanza gli autori e l&#8217;editoria non hanno pi\u00f9 un unico precedente ma si confrontano con un passaggio trans-identitario che comincia a diffondersi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/hackart_mariamolinari14.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> In &#8220;Open non \u00e8 Free&#8221; si parla di hacker come detentori del potere di creare e manipolare codice e di codice che modella la realt\u00e0. In che senso?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> La conoscenza \u00e8 una forma di potere. I saperi informatici sono una conoscenza propria del nostro tempo; il vero potere degli hacker per noi non sta tanto in quello che producono, ma nel modo in cui apprendono. L&#8217;hacking \u00e8 innanzitutto un processo di autoformazione: riconosce un modello reticolare della societ\u00e0, sperimenta e condivide strumenti per praticarlo, e attraverso il continuo confronto tra pari saggia e mette alla prova il proprio livello di formazione. La cosa pi\u00f9 interessante che abbiamo imparato dall&#8217;hacking \u00e8 la metodologia con la quale si impara. Questa metodologia fa si che ogni nuova conoscenza diventi essa stessa una fonte, deterritorializzandola. Il potere esercitato da questa metodologia \u00e8 grande: costituisce una alternativa reale alla formazione gestita secondo modelli di subordinazione, e propone una pratica concreta basata sullo scambio e le reti di fiducia.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> Nella prefazione fate crollare il mito dell&#8217;hacker impegnato socialmente e politicamente. Affermate, infatti, che gli hacker non sono interessati alla <em>real life <\/em> e in genere non assumono alcuna posizione politica, &#8220;sono neutri, non schierati, non attivi&#8221;. &#8220;E&#8217; arrivato il momento \u0096 cos\u00ec leggiamo \u0096 che gli hacker comincino a sporcarsi di pi\u00f9 le mani con la vita reale, a prendere la parola e imparare a parlare anche con persone che non hanno la loro competenza tecnica&#8221;. Un&#8217;affermazione che suona come un&#8217;esortazione ad agire anche al di fuori dei mondi digitali, rivolta proprio agli hacker, a quelli che non si sono ancora attivati. Ma l&#8217;impegno sociale e politico non \u00e8 ci\u00f2 che ha sempre contraddistinto l&#8217;hackeraggio <em>made in Italy <\/em>? E gli hackmeeting, in particolare, non si sono sempre sporcati le mani con la vita reale, parlando anche alle persone che non hanno alcuna competenza tecnica?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> Infatti questo libro non e&#8217; dedicato agli hackers che frequentano o sono attivi in circuiti politicizzati, non l&#8217;abbiamo scritto per chiacchierare tra di noi. E&#8217; un testo studiato perch\u00e9 da un linguaggio squisitamente tecnico si possa passare ad un registro diciamo pi\u00f9 filosofico sul quale interrogarsi circa alcune problematiche comuni che spesso, passatemi il termine, sono quasi pre-politiche. Si avverte un appesantimento nel discutere di politica in certi ambienti, ma credo che sia dovuto pi\u00f9 a come noi siamo abituati ad esprimerci piuttosto che ad una chiusura dall&#8217;altra parte. Con questo libro abbiamo cercato di intessere un discorso inter-disciplinare. Il linguaggio di economia, scienza, filosofia e tecnica \u00e8 stato sdrammatizzato con una certa &#8220;frivolezza tattica&#8221; in favore di ponti semantici sui quali incontraci senza armi alla mano e senza idee pregiudiziali. Per farlo siamo andati all&#8217;origine delle nostre pratiche politiche cercando di spogliarle degli aspetti ideologici.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/hackart_mariamolinari12.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> &#8220;Open non \u00e8 Free&#8221; e Ippolita.net sembrano gi\u00e0, rispettivamente, un tentativo da parte di un gruppo di hacker di parlare in maniera comprensibile alla gente e di intervenire sulla realt\u00e0 mettendoci le mani sopra. Ma cosa vuole comunicare in parole semplici il libro? E come Ippolita.net intende confrontarsi con la realt\u00e0, come sogna di modellarla?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> Il libro \u00e8 una fotografia in corsa delle comunit\u00e0 digitali alle prese coi cambiamenti del mercato globale. Siamo certamente coinvolti ma abbiamo cercato anche di porre un p\u00f2 di distanza dall&#8217;oggetto per offrirne un&#8217;analisi maggiormente accessibile. Nessuna ricetta per il futuro, distinguere i sapori ed affinare il proprio gusto \u00e8 un compito individuale. Il libro dice: &#8220;noi da qui vediamo questo, tu cosa vedi?&#8221; abbiamo identificato alcune macro aree circoscritte attraverso alcuni esempi e altrettante linee di fuga. In due parole c&#8217;\u00e8 una guerra in corso contro microsoft e un certo modo di intendere il mercato, il vecchio capitalismo ha bisogno di un&#8217;iniezione di eterogeneit\u00e0 per continuare a competere, nel farlo assume alcuni rischi che potrebbero risultare bugs interessanti anche per noi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lato digitale. Non si tratta di tornare ad una illusoria et\u00e0 dell&#8217;oro del free-software, tanto meno di resistere alla colonizzazione in stile open-source, ma della ricerca di nuove ricombinazioni che spariglino le carte amplificando l&#8217;ineffabilit\u00e0 della materia digitale con tutto il suo portato anti-sistemico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lato real life. Abbiamo cercato di mettere in guardia circa l&#8217;ambiguit\u00e0 dell&#8217;idea di open society che \u00e8 tanto in voga da quando la new economy ha espresso la pericolosit\u00e0 di un certo approccio avveniristico ai mercati finanziari. Il libro \u00e8 costruito per essere letto anche in forma non cronologica, ma balzando da un capitolo all&#8217;altro a seconda dell&#8217;interesse del lettore. Alcuni passaggi saranno di facile comprensione pi\u00f9 per i tecnici, altri per i curiosi che hanno gi\u00e0 cominciato a &#8220;metterci le mani sopra&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/hackart_mariamolinari13.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> Voi dite che &#8220;i pirati informatici sono uno spauracchio utile al pensiero totale, non importa di quale colore politico&#8221;. Allo stesso tempo affermate: &#8220;Adesso \u00e8 il momento di promuovere un uso sovversivo della tecnica&#8221; e &#8220;Essere pirati informatici significa essere pirati della realt\u00e0&#8221;. Che significato date voi al termine &#8220;sovversivo&#8221; e &#8220;pirata&#8221;?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> L&#8217;icona del pirata ha sicuramente una sua fascinazione romantica, come quella del bandito che al contempo \u00e8 un gentiluomo e un lestofante. Ci\u00f2 nonostante vi \u00e8 anche un certo cinismo dato dalla consapevolezza che le icone sono sempre facilmente strumentalizzabili. Infatti, il passaggio da pirata, che autorganizza liberamente le proprie reti, a corsaro, che \u00e8 protetto da licenze e patenti del potente di turno ed \u00e8 quindi un pirata prezzolato, \u00e8 molto breve. Gruppi di hacker foraggiati dal governo americano per attaccare i server cinesi ne sono un esempio lampante. La comunit\u00e0 nomade, il profondo senso del territorio, vivere secondo regole, innanzitutto proprie, sono immaginari di libert\u00e0 ai quali siamo legati. In favore di questo slancio immaginifico, nel libro abbiamo voluto porre in secondo piano il dibattito sulle licenze e in generale sull&#8217;aspetto normativo del digitale. Abbiamo voluto sondare quelle zone tecnico-culturali in cui si plasmano applicativi e concetti che divengono regola solo successivamente ad un uso condiviso, dopo la ratificazone tra pari, dopo il testing delle comunit\u00e0. Creare \u00e8 un gesto sovversivo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> Serpica Naro, a nostro avviso, \u00e8 un buon esempio di come i metodi dell&#8217;hackeraggio e la creativit\u00e0 degli hacker possano essere applicati anche al sociale oltre che ai sistemi informatici. Serpica Naro ha un sito destinato a divenire, cos\u00ec si diceva, un laboratorio, un l(u)ogo di reti di autoproduzioni tessili. Per\u00f2 appare anche tra i primi progetti che ospiterete nell&#8217;area <em>devel <\/em> di Ippolita.net. Cosa bolle in pentola?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> Con Serpica stiamo pensando di buttare gi\u00f9 qualcosa sui media sociali e sulla decostruzione dell&#8217;immaginario politico tradizionale in favore di una morfologia in grado di insinuarsi nelle maglie dei sistemi informazionali per sfruttarne i bug. Serpica Naro \u00e8 stato ed \u00e8 un progetto che fa parte del nostro percorso: un media sociale costruito e basato su relazioni e complicit\u00e0 che ne hanno reso possibile l&#8217;effetto mediatico ma soprattutto la potenzialit\u00e0 politica. Come altri eventi \u00e8 un passaggio di quella rete di relazioni, quel sentire comune che vorremmo provare a sistemare in una riflessione che coinvolge gli ultimi anni di attivit\u00e0 politica e agitazione sociale di cui Serpica \u00e8 stato seguito (San Precario) e antecedente (gli imbattibili).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag06\/articoli\/img\/hackart_mariamolinari07.png\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maria Molinari<\/strong>:<\/span> Quali altri progetti degni di nota vedremo svilupparsi, nell&#8217;immediato futuro, su Ippolita.net?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Ippolita<\/strong>:<\/span> Tra gli altri un progetto di traduzioni collettive sotto copyleft che a partire da alcuni semplici esperimenti potrebbe aprire ad un bel ginepraio sia sulla figura del traduttore, a cui generalmente vengono pagati i diritti d&#8217;autore, sia sulle opere tradotte le cui varianti sono potenzialmente infinite. Infine aggiungiamo che: il recente attacco al server autistici\/inventati.org avvenuto per mano della postale con il permesso del provider Aruba che ospitava una delle macchine dell&#8217;associazione pone all&#8217;ordine del giorno l&#8217;urgenza di esporre su internet quanti piu&#8217; server indipendenti che offrano gratuitamente servizi a chiunque ne faccia richiesta tutelandone la privacy e proponendo una visione maggiormente critica circa l&#8217;uso degli strumenti digitali. Con l&#8217;esperimento di ippolita.net ci auguriamo nel nostro specifico di fare un buon lavoro di autoformazione e abbassamento della soglia di accesso ai servizi sull&#8217;editoria.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.ippolita.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.ippolita.net<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/ippolita.net\/content\/policy.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/ippolita.net\/content\/policy.php <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.e-laser.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.e-laser.org<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=130\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.digicult.it\/digimag\/article.asp?id=130<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ippolita &#8211; www.ippolita.net \u008f un server indipendente, in costante aggiornamento, che propone alle comunit\u0088 scriventi una serie di servizi, tra cui mailing list e spazio wiki per coordinare e scrivere progetti. \u00e9 anche il nome collettivo che ha firmato il libro Open non \u008f Free da qualche tempo nelle librerie e scaricabile anche dalla rete. 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