{"id":9805,"date":"2005-06-02T12:00:00","date_gmt":"2005-06-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-005\/italiano-smaterializzazione-densita-e-stabilita\/"},"modified":"2020-10-13T17:45:59","modified_gmt":"2020-10-13T16:45:59","slug":"italiano-smaterializzazione-densita-e-stabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-005\/italiano-smaterializzazione-densita-e-stabilita\/","title":{"rendered":"Smaterializzazione, Densita&#8217; E Stabilita'"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Una delle nozioni che serpeggia costantemente nella descrizione del paesaggio urbano contemporaneo \u00e8 la <span class=\"testo_iframebold\">smaterializzazione<\/span>. C&#8217;\u00e8 una narrativa diffusa che allude ad una esperienza urbana apparentemente sempre pi\u00f9 distante dal contatto fisico con la materialit\u00e0 &#8216;pesante&#8217; del costruito, sempre di pi\u00f9 costituita di scambi simbolici e di esperienze mediate da interfaccia digitali: una visione affascinante, indubbiamente fondata, ma che risulta anche fuorviante rispetto alla realt\u00e0 fisica dei fenomeni in questione.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;attenzione si concentra esclusivamente su alcuni aspetti emergenti, caratterizzati da stupefacente e fantasmatica produzione di immagini e da nuove modalit\u00e0 di interazione delocalizzate, sottovalutando i processi concreti correlati alle trasformazioni in corso e trascurando l&#8217;apparire di altre materialit\u00e0. Innegabilmente le trasformazioni antropologiche che avvengono nei centri di potere e negli spazi di rappresentazione delle citt\u00e0 contemporanee producono la mediazione di gran parte dei comportamenti umani attraverso dispositivi digitali. Flussi di informazioni e immagini che costituiscono la sostanza dominante dell&#8217;economia e dei processi produttivi contemporanei. Ma di fatto, questi flussi viaggiano su reti infrastrutturali fatte cavi e superconduttori, di chips, processori, antenne e terminali tutt&#8217;altro che immateriali. Vi pare immateriale un cavo di rame? E un chip di silicio?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/techmedia_lorenzotripodi01.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;underworld sottocutaneo della citt\u00e0 diffusa, costituito di cablature, di bunker zeppi di dispositivi di back-up, di centraline di scambio, di antenne e ripetitori, si cela, tende a svanire dalla percezione del cittadino che vive costantemente immerso nella sua bolla privata mobile. Una nuova figura di cittadino connettivo la abita, vivendo la sua esperienza urbana in simbiosi col telefono cellulare, immerso nel flusso di immagini digitali, intento a esplorare le rappresentazioni che chiamiamo geografie virtuali, e muovendosi in ambienti comunitari delocalizzati e selettivi. L&#8217;immaginario diventa la sostanza su cui si ricostruiscono nuove cittadinanze e nuove appartenenze; l&#8217;immaginazione come sostiene <span class=\"testo_iframebold\">Appadurai &#8211; Modernit\u00e0 in polvere<\/span>, si impone come capacit\u00e0 di riunire geografie distanti nella costruzione di identit\u00e0 delocalizzate.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo per\u00f2 non significa che la realt\u00e0 materiale attraverso cui tale paesaggio sociale viene costruito non sia importante quanto e forse pi\u00f9 di quanto non lo fossero i lastricati di pietra e sudore collettivo attraverso cui sono state costruite le agor\u00e0 di ogni civilizzazione. Anzi, evidentemente l&#8217;assetto e gli equilibri della civilt\u00e0 contemporanea sono estremamente pi\u00f9 dipendenti dalla strutturazione materiale delle sue parti. La reale capacit\u00e0 di d&#8217;interazione, di costruzione sociale di processi discorsivi e di definizione di identit\u00e0 singolari \u00e8 enormemente pi\u00f9 dipendente dalle caratteristiche materiali delle tecnologie dell&#8217;informazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/techmedia_lorenzotripodi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Piuttosto, possiamo asserire che il passaggio paradigmatico verso la societ\u00e0 dell&#8217;informazione abbia a che fare con lo sviluppo di densit\u00e0 differenti. Il modello territoriale globale emergente \u00e8 descrivibile soprattutto attraverso le diverse densit\u00e0 in cui si organizzano gli elementi infrastrutturali. Un processo che pu\u00f2 essere definito pi\u00f9 correttamente come compressione spazio-temporale. Una biblioteca di centinaia di migliaia di volumi di carta non si smaterializza trasformandosi in una biblioteca digitale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si \u00e8 trasformata in una nuova struttura altrettanto materiale, fatta di supporti ottici o magnetici, di cavi e di terminali fisici, che include tutti i possibili punti d&#8217;accesso da cui essa pu\u00f2 essere consultata, ma caratterizzata da una densit\u00e0 profondamente diversa e da una stabilit\u00e0 altrettanto diversa\u0085o pi\u00f9 precisamente, da una instabilit\u00e0 assai pi\u00f9 pronunciata. Quest&#8217;ultimo dato \u00e8 forse quello pi\u00f9 inquietante e trascurato nelle analisi dell&#8217;evoluzione in corso.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/techmedia_lorenzotripodi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Intere biblioteche di papiri, tavolette di creta e manoscritti su pergamena sono ancora accessibili e utilizzabili a distanza di migliaia di anni; ma cosa ne sar\u00e0 della esplosione di artefatti digitali della cosiddetta societ\u00e0 dell&#8217;informazione? Quale capacit\u00e0 di sopravvivenza avranno gli attuali supporti nei secoli a venire? L&#8217;era attuale non sar\u00e0 piuttosto ricordata come l&#8217;era dell&#8217;informazione perduta?.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle nozioni che serpeggia costantemente nella descrizione del paesaggio urbano contemporaneo \u008f la smaterializzazione. 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