{"id":9800,"date":"2005-06-02T12:00:00","date_gmt":"2005-06-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-005\/italiano-li-chiameremo-robotscopi\/"},"modified":"2020-10-13T17:44:32","modified_gmt":"2020-10-13T16:44:32","slug":"italiano-li-chiameremo-robotscopi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-005\/italiano-li-chiameremo-robotscopi\/","title":{"rendered":"Li Chiameremo Robotscopi?"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Arrivano. Robots capaci di sviluppare intelligenza di gruppo attraverso strategie collaborative, di evolvere mediante rinforzo di comportamenti adattivi, di simulare processi neurali e meccanismi di interazione con il mondo circostante. Il confine tra robotica, vita ed intelligenza artificiale sembra non avere pi\u00f9 senso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si apre una nuova prospettiva: lo studio della vita e di processi biologici attraverso l&#8217;osservazione di creature ed entit\u00e0 artificiali. Un&#8217;inversione. Paradosso o meno ci aveva gi\u00e0 pensato <span class=\"testo_iframebold\">Christopher Langton<\/span> e la strada indicata dai primi cibernetici e da coloro che per primi cominciarono a parlare di sistemi complessi e delle dinamiche vitali attraverso concetti quali adattivit\u00e0, auto organizzazione, interazione, comportamenti emergenti. Eh s\u00ec &#8220;la vita \u00e8 un tipo di comportamento non un tipo di materia&#8221; e per capire chi siamo e come funzioniamo arrivano sistemi artificiali che permettono di evidenziare le mappe dei nostri processi, sia sul piano biologico che comportamentale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Siamo lontani dai primi automi, dagli ingranaggi del grande orologio laplaciano perch\u00e9 ormai \u00e8 certo che l&#8217;intero \u00e8 di pi\u00f9 della somma delle sue parti. Piccoli roditori, non come entit\u00e0 autonome, ma componenti interagenti di un&#8217;entit\u00e0 unica: un gruppo intelligente. Sono i <span class=\"testo_iframebold\">Cyber roditori di Kenjii Doya<\/span>, neurobiologo dell&#8217;Istituto di Scienza e Tecnologia do Okinawa, Giappone.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/ia_teresadefeo05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Le creature si dilettano in danze di corteggiamento, si accoppiano, interagiscono tra di loro, si adattano vicendevolmente. Agiscono in gruppo, ognuno di loro lotta per la sopravvivenza: accoppiamento e ricarica delle batterie, ognuna di queste due funzioni viene premiata con una ricompensa digitale, un breve codice software che rinforza quel comportamento in futuro. I pi\u00f9 forti sopravvivono e tra loro possono sviluppare territori ed alleanze. Ognuno dei cyber roditori \u00e8 lungo 22 cm , \u00e8 dotato di un processore, una telecamera, sensori, ruote motorizzate e un sistema di comunicazione ad infrarossi che gli permette di scambiare dati, o &#8220;accoppiarsi&#8221; con altri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il progetto di Doya dimostra che la ricompensa per obiettivi raggiunti dai singoli indica comportamenti vantaggiosi all&#8217;intera comunit\u00e0, accresce lo spirito cooperativo e l&#8217;intelligenza del gruppo. L&#8217;imminente futuro potrebbe essere popolato da sciami di robot in grado di cooperare, comunicare, imparare, in poche parole, evolvere attraverso la reciproca interazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/ia_teresadefeo04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Di grande interesse \u00e8 ancora la strada indicata riguardo il futuro della robotica da <strong class=\"testo_iframebold\">Mitsuo Kawato<\/strong>, direttore dei <span class=\"testo_iframebold\">Laboratori di Neuroscienze Computazionale di ATR a Kyoto<\/span>. Lo scienziato indica l&#8217;importanza degli avanzamenti nella progettazione di automi come utili alla comprensione del cervello umano.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Comprendere il cervello creando il cervello&#8221; \u00e8 l&#8217;obiettivo della ricerca di Kawata. Riuscire a riprodurre nella macchina i processi attraverso cui i segnali elettrici passano tra i neuroni del cervello, anche per compiere semplici movimenti, attraverso schemi semplificati, ci aiuterebbe poi a comprendere livelli superiori di funzionamento, crescenti in complessit\u00e0. In questa direzione anche la robotica potrebbe essere utile ad indicare terapie per disturbi o lesioni che coinvolgono il sistema nervoso, da ictus a malattie neurologiche fino addirittura a problemi cognitivi e comportamentali. Questa possibilit\u00e0 \u00e8 sostenuta, secondo Kawata insieme al lo scienziato <span class=\"testo_iframebold\">Gordon Cheng<\/span>, dall&#8217;esistenza di &#8220;modelli interni&#8221;, che noi utilizzeremmo, atti a calcolare le relazioni fra segnali neurali e i movimenti del corpo conseguenti. Questo significa che i nostri neuroni sarebbero in grado di compiere calcoli estremamente complessi, contrariamente a quello che si credeva.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/ia_teresadefeo02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La ricerca muove quindi a simulare e ricostruire artificialmente questi modelli per arrivare a dotarne le macchine. La ricostruzione dell&#8217;attivazione dei segnali elettrici tra i neuroni viene effettuata, nel laboratorio di Kawata, attraverso esperimenti molto complessi utilizzando macchine che consentono la visualizzazione dell&#8217;attivit\u00e0 cerebrale nel compimento di particolari attivit\u00e0 motorie mediante risonanza magnetica.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;attivazione di alcune aree del cervello, indicata da un aumento del flusso sanguigno in determinati gruppo di neuroni, viene poi &#8220;mappata&#8221; e restituita in immagine. Combinando le immagini ottenute con la risonanza magnetica, che offre una risoluzione spaziale di circa un millimetro, con tecniche di registrazione magnetica ed elettrica, che definiscono l&#8217;attivit\u00e0 cerebrale in pochi millisecondi, il gruppo Kawata spera di comprendere pi\u00f9 dettagliatamente cosa accade tra questi neuroni. Kawata lo chiama <span class=\"testo_iframebold\">decodifica della mente<\/span>, ossia leggere le intenzioni di una persona basandosi soltanto sulla struttura dei sistemi neurali. Certo il successo di questi studi potrebbero rappresentare una svolta per la comprensione di quel mistero che \u00e8 ancora la nostra mente. Ed in pi\u00f9 come afferma Cheng lavorare con i robot insegna come i pezzi si integrano bene per formare un sistema complesso. Oltre il cervello la sfida coinvolge la vita tutta. Audace.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.irp.oist.jp\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.irp.oist.jp\/index.html<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.cns.atr.jp\/~doya\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.cns.atr.jp\/~doya\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.cns.atr.jp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.cns.atr.jp\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.cns.atr.jp\/~kawato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.cns.atr.jp\/~kawato\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arrivano. Robots capaci di sviluppare intelligenza di gruppo attraverso strategie collaborative, di evolvere mediante rinforzo di comportamenti adattivi, di simulare processi neurali e meccanismi di interazione con il mondo circostante. 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